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Un nuovo ambasciatore di Putin dal Papa, i contatti con Mosca per le mediazioni umanitarie

(ansa)
Annunciato l'arrivo di Ivan Soltanovsky pochi giorni dopo la fine del mandato di Aleksander Avdeev, considerato da Francesco un interlocutore-chiave dall'invasione dell'Ucraina
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CITTA' DEL VATICANO - Il presidente russo, Vladimir Putin, ha nominato il nuovo ambasciatore della Federazione presso la Santa Sede: si tratta di Ivan Soltanovsky, che succede ad Aleksander Avdeev, diplomatico che, da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, è stato un interlocutore apprezzato da papa Francesco. 

La nomina, annunciata dall’agenzia russa Ria Novosti che cita il relativo decreto presidenziale, diverrà piena al momento in cui il nuovo ambasciatore presenterà le lettere credenziali al Sostituto agli affari generali della Segreteria di Stato, monsignor Edgar Pena Parra, e a papa Francesco in persona. Ma già il fatto che essa sia arrivata pochissimi giorni dopo la fine del mandato del predecessore, la scorsa settimana, mostra la premura di Mosca di non tenere vuota questa casella diplomatica. 

Esperienza multilaterale 

L’ambasciatore Soltanovesky, 68 anni, non è una figura di primo piano della dip…

CITTA' DEL VATICANO - Il presidente russo, Vladimir Putin, ha nominato il nuovo ambasciatore della Federazione presso la Santa Sede: si tratta di Ivan Soltanovsky, che succede ad Aleksander Avdeev, diplomatico che, da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, è stato un interlocutore apprezzato da papa Francesco. 

La nomina, annunciata dall’agenzia russa Ria Novosti che cita il relativo decreto presidenziale, diverrà piena al momento in cui il nuovo ambasciatore presenterà le lettere credenziali al Sostituto agli affari generali della Segreteria di Stato, monsignor Edgar Pena Parra, e a papa Francesco in persona. Ma già il fatto che essa sia arrivata pochissimi giorni dopo la fine del mandato del predecessore, la scorsa settimana, mostra la premura di Mosca di non tenere vuota questa casella diplomatica. 

Esperienza multilaterale 

L’ambasciatore Soltanovesky, 68 anni, non è una figura di primo piano della diplomazia russa, ma negli ambienti diplomatici è considerato vicino al capo del Cremlino. Il diplomatico ha dimestichezza con i consessi multilaterali. Era rappresentante permanente presso il Consiglio d’Europa fino al momento in cui, a novembre scorso, Putin ha deciso di ritirarlo, in polemica rispetto ai provvedimenti seguiti alla guerra in Ucraina. In passato ha lavorato nelle rappresentanze russe presso l’Ocse, a Vienna, e la Nato, a Bruxelles.

Ora arriverà alla sede di Via della Conciliazione, 10, una sede diplomatica con due collaboratrici, una ministro-consigliere e un’attaché, dove sventolano le bandiere russe e due militari sono piantonati di guardia. Nello stesso palazzo hanno sede le ambasciate di Slovenia e Angola, a pochi metri di distanza, al civico 22, quelle di Brasile e Argentina. Qui, infrangendo il protocollo, arrivò il Papa in persona, il giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, per parlare con l’ambasciatore Avdeev. Vladimir Putin, che ha ricevuto tre volte durante il pontificato, non gli rispondeva al telefono, a Bergoglio ha voluto fare un gesto eclatante, per dare plastica espressione al suo sforzo di chiedere al Cremlino di fermare subito la guerra. 

L'asse col predecessore

Nel corso dei mesi, Francesco ha intessuto un rapporto stretto con l’ambasciatore russo che, a Roma da oltre 10 anni, non faceva parte dell'inner circle putiniano. “l giorno dopo l’inizio della guerra – ho pensato che questo non si potesse fare, una cosa insolita –, sono andato all’Ambasciata russa, a parlare con l’Ambasciatore, che è un bravo uomo, che conosco da sei anni, da quando è arrivato, un umanista”, ha raccontato egli stesso, mesi dopo, sul volo di ritorno dal Bahrein: “Ricordo un commento che mi fece allora: “Nous sommes tombés dans la dictature de l’argent” (Siamo caduti nella dittatura del denaro), parlando della civilizzazione. Un umanista, un uomo che lotta per l’uguaglianza. Gli ho detto che ero disposto ad andare a Mosca per parlare con Putin, se ce ne fosse bisogno. Mi ha risposto molto cortesemente (il Ministro degli Esteri) Lavrov: grazie, ha risposto, ma per il momento non era necessario. Ma da quel momento ci siamo interessati tanto”. 

Scambio di prigionieri

Francesco, in particolare, è ricorso al diplomatico russo ogni volta che ha fatto una mediazione umanitaria. Sarebbero stati almeno tre gli interventi per il rilascio di prigionieri: per il rilascio dei combattenti nell’acciaieria Azovstal di Mariupol, dopo aver ricevuto a Roma le mogli di due di loro; poi quando ricevette alcuni esponenti ucraini: “È venuto anche un capo militare che si occupa dello scambio dei prigionieri, sempre con l’assessore religioso del presidente Zelensky. Questa volta – ha raccontato lo stesso Bergoglio ai gesuiti incontrati in Kazakhstan, a quanto riferito poi dalla Civiltà cattolica – mi hanno portato una lista di oltre 300 prigionieri. Mi hanno chiesto di fare qualcosa per operare uno scambio. Io ho subito chiamato l’ambasciatore russo per vedere se si poteva fare qualcosa, se si potesse velocizzare uno scambio di prigionieri”. E, infine, durante la recente visita di congedo di Avdeev, il Papa gli avrebbe dato un messaggio, da recapitare al Cremlino, per riportare a casa alcuni dei bambini ucraini deportati in Russia. Una mediazione umanitaria della quale il Papa ha poi parlato, sabato scorso, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. E che ora, prevedibilmente, potrà continuare con il nuovo ambasciatore.