Gli ipersonici russi battono i Patriot Usa: il primo grande scontro tra supermissili
di Gianluca Di FeoL'inizio di una nuova terribile era. La battaglia che si è combattuta l'altra notte nei cieli di Kiev è la prima sfida tra missili di ultima generazione, un duello di tecnologie e tattiche che non si era mai visto nella Storia. Da una parte lo scudo dei Patriot, forniti dagli Stati Uniti all'Ucraina. Dall'altra "la Daga" ossia i Kinzhal, gli ordigni ipersonici di progettazione russa apparentemente usciti vincitori.
Le cronache militari non ricordano nulla del genere. Nel 1991 durante la "Tempesta del Deserto" Saddam Hussein utilizzò una falange di Scud per bombardare Israele e Arabia Saudita, misurandosi proprio con l'esordio delle batterie terra-aria statunitensi. Le armi irachene però erano strumenti già vecchi e gestiti senza un comando coordinato: 88 Scud provocarono danni limitati, con l'eccezione di un lancio che finì sulla mensa di una base americana uccidendo 27 militari e ferendone 98…
L'inizio di una nuova terribile era. La battaglia che si è combattuta l'altra notte nei cieli di Kiev è la prima sfida tra missili di ultima generazione, un duello di tecnologie e tattiche che non si era mai visto nella Storia. Da una parte lo scudo dei Patriot, forniti dagli Stati Uniti all'Ucraina. Dall'altra "la Daga" ossia i Kinzhal, gli ordigni ipersonici di progettazione russa apparentemente usciti vincitori.
Le cronache militari non ricordano nulla del genere. Nel 1991 durante la "Tempesta del Deserto" Saddam Hussein utilizzò una falange di Scud per bombardare Israele e Arabia Saudita, misurandosi proprio con l'esordio delle batterie terra-aria statunitensi. Le armi irachene però erano strumenti già vecchi e gestiti senza un comando coordinato: 88 Scud provocarono danni limitati, con l'eccezione di un lancio che finì sulla mensa di una base americana uccidendo 27 militari e ferendone 98. Nonostante i Patriot fossero alla prima azione sul campo, grazie anche alle informazioni dei satelliti riuscirono a intercettare molti degli incursori.
Nelle campagne successive le ondate di missili cruise statunitensi non hanno mai incontrato una resistenza significativa, colpendo praticamente indisturbati in Serbia nel 1999, in Iraq nel 2003, in Libia nel 2011 e infine nelle rappresaglie contro il regime siriano: di fatto, si erano impossessati dei cieli.
La battaglia di Kiev è stata tutta un'altra storia. Il Cremlino ha ideato un'operazione proprio per distruggere almeno una delle batterie di Patriot hi-tech, molto diverse da quelle del 1991 e consegnate da poche settimane: un obiettivo simbolico, per dimostrare al mondo che nessuna arma occidentale potrà fermare la potenza distruttiva di Mosca. Per questo è stato sincronizzato l'attacco di uno sciame di ordigni, scaraventando sulla capitale una legione di ordigni micidiali. Nove cruise Kalibr, tre missili balistici Iskander, sei droni Shahed e tre di altri modelli, arrivati contemporaneamente da più direzioni, con velocità e profili di volo differenti. Una tattica molto sofisticata, che aveva lo scopo di "saturare" le difese contraeree: metterle davanti a più bersagli di quanti potessero affrontarne.
L'unico video disponibile - la censura ucraina vieta la diffusione di immagini - mostra una postazione di Patriot fare fuoco senza sosta contro i nemici. Uno dopo l'altro, in tre minuti gli ha scagliato contro almeno trenta missili che hanno squarciato l'oscurità con le loro scie luminose. Anche in questo caso si tratta di un primato: lo sbarramento più costoso di sempre. Ogni missile infatti viene più di tre milioni e il prezzo di quella raffica probabilmente ha toccato i cento milioni.
I russi avevano calcolato la reazione, contando sul fatto che gli ucraini non dispongono di una rete di comando nazionale della contraerea, composta di apparati troppo differenti che non interagiscono tra loro: quella singola batteria ha sparato automaticamente tutte le sue armi, come se in una partita di calcio un solo difensore fronteggiasse gli attaccanti avversari, senza coordinarsi con i compagni di squadra. E quando il Patriot ha cominciato a esaurire le sue frecce, sono entrati in scena i missili ipersonici.
Ben sei Kinzhal, sganciati dal ventre di caccia Mig-31 forse decollati dalla Bielorussia e disposti in modo da puntare sulla città da ogni direzione. Si ritiene che nella fase finale tocchino una velocità mostruosa pari a dieci volte quella del suono ossia oltre 12 mila chilometri l'ora.
A questo punto le versioni sono contradditorie. Il comandante in capo ucraino Valerij Zalužnyj ha detto che tutti i Kinzhal sono stati abbattuti, proprio dai Patriot che già il 4 maggio sarebbero riusciti ad intercettarne uno. Da Mosca invece hanno replicato che una batteria di missili americani è stata spazzata via. Nel filmato si nota una grande esplosione proprio nel punto da cui partivano le scie. E in serata la Cnn ottiene una dichiarazione da un anonimo ufficiale statunitense: una postazione dei Patriot è stata colpita, ma non distrutta. "I tecnici stanno cercando di capire se i danni possano essere riparati sul posto oppure sia necessario ritirare il sistema contraereo". In tal caso, si tratterebbe di una perdita grave: attualmente ce ne sono soltanto tre per proteggere l'intero Paese.
Invece i russi continuano a produrre missili sofisticati in grande quantità: gli arsenali tirano fuori ogni settimana altre armi modernissime. E i loro generali elaborano tattiche evolute, ottenendo informazioni precise dall'intelligence che individua le posizioni degli avversari. Questo rende chiara una cosa: Mosca farà di tutto per fermare la controffensiva ucraina.