Stati Uniti, ubriachezza da smart working: così lavorare da casa ha fatto aumentare le dipendenze da droghe e alcol
di Anna LombardiIl lato oscuro dello smart working, almeno in America, consiste in un importante aumento del consumo di alcool e droghe: in orario di lavoro s'intende. Col conseguente abbandono, a volte perfino col licenziamento, del posto. Lavorare da casa, lontano dai propri colleghi e dagli obblighi di decoro che impone lo stare in ufficio, ha infatti spinto molti a indugiare in abitudini alcoliche o droghe – tanto più in un Paese dove la dipendenza da oppiacei era già un’emergenza - che magari già avevano ma che un tempo riservavano al tempo libero.
Lo svela uno studio – i cui dati sono stati raccolti un anno fa, nel maggio 2022 – della Federal Reserve Bank di Altanta, secondo cui sono ben 27 milioni – su del 23 per cento rispetto al perio…
Il lato oscuro dello smart working, almeno in America, consiste in un importante aumento del consumo di alcool e droghe: in orario di lavoro s'intende. Col conseguente abbandono, a volte perfino col licenziamento, del posto. Lavorare da casa, lontano dai propri colleghi e dagli obblighi di decoro che impone lo stare in ufficio, ha infatti spinto molti a indugiare in abitudini alcoliche o droghe – tanto più in un Paese dove la dipendenza da oppiacei era già un’emergenza - che magari già avevano ma che un tempo riservavano al tempo libero.
Lo svela uno studio – i cui dati sono stati raccolti un anno fa, nel maggio 2022 – della Federal Reserve Bank di Altanta, secondo cui sono ben 27 milioni – su del 23 per cento rispetto al periodo pre pandemia - gli americani in età lavorativa (dai 25 ai 54 anni) che soffrono di disturbi legati all’uso di sostanze. E da maggio scorso a oggi quel tipo di problemi ha portato a una percentuale di abbandoni del posto di lavoro balzata dal 9 al 26 per cento, come conferma Karen Kopecky, una delle autrici del rapporto. Proprio da quella ricerca è partita una inchiesta del sito online Bloomberg – sorta di Bibbia degli esperti di finanza – che ne ha parlato con numerosi specialisti delle dipendenze. Tutti confermano che proprio allo smart working post pandemia si imputa un aumento importante del problema in America. A essere stupiti, sono solo gli impiegati che nel bicchierino, nella canna, nella pasticca indugiavano anche prima: “Sono diventato dipendente? Ma com’è possibile, non è mai stato un problema...” dicono.
Di sicuro se ne sono accorte anche le aziende: che sempre più spesso sottopongono i loro impiegati a test antidroga casuali, su del 37 per cento. Con gli esperti che notano come negli uffici dove il problema viene preso sul serio - offrendo il ricorso a terapisti e l’accesso a programmi di disintossicazione nel pacchetto di assicurazione sanitaria - gli abusi crollano. Lo conferma, sempre a Bloomberg, Daniel Angres, a capo del Positive Sobriety Institute di Chicago, una clinica per professionisti-alcolisti. Al contrario, lì dove non ci sono tutele, sempre più spesso l’impiegato abbandona il posto. Convinto, magari, che sia solo una cosa temporanea.
“Durante la pandemia le tante riunioni su zoom costringevano a far buona mostra di sé a prescindere da come ci si sentisse. In tanti hanno continuato col sostegno di alcool, marijuana e pillole se non peggio. Li aiutava a gestire lo stress di quel momento. E hanno continuato" racconta Indra Cidambi, direttore medico del Center for Network Therapy in New Jersey. La consapevolezza, è iniziata col lavoro ibrido: un po’ da casa, un po’ dall’ufficio. “Arrivavano con tremori, postumi da sbornia, sintomi di astinenza. Le morti accidentali per overdose fanno il resto. È da allora che in molti hanno cominciato a capire di aver bisogno di disintossicarsi”. Di sicuro, assicurano gli esperti, i tempi della caduta nella spirale della dipendenza si sono molto ridotti: abbattuta la barriera di decoro e d’immagine che si conserva di solito quando si è con altra gente lucida è passata da 5 anni a pochi mesi. “Ecco perché un ambiente di lavoro regolare e sano è fondamentale”.