Ecuador, il presidente Lasso scioglie l'Assemblea Nazionale per evitare il carcere
di Daniele MastrogiacomoGuillermo Lasso ha giocato l’ultima carta che gli restava in mano: ha sciolto l’Assemblea Nazionale e ha evitato un processo oltre al carcere. Assediato dagli avversari, il presidente dell’Ecuador si è così sottratto a un procedimento di impeachment per la controversa assegnazione di un contratto alla compagnia di trasporto petrolifero Flopec.
La magistratura gli contestava l’appropriazione indebita, reato che lui negava scegliendo la parte della vittima perseguitata per motivi politici. Sapeva, questo uomo di banche e di grandi imprese, eletto nel fronte del centrodestra, che l’ennesima proposta di spedirlo alla sbarra sarebbe probabilmente passata. Era la terza volta; le due precedenti erano state respinte per un soffio.
Guillermo Lasso ha giocato l’ultima carta che gli restava in mano: ha sciolto l’Assemblea Nazionale e ha evitato un processo oltre al carcere. Assediato dagli avversari, il presidente dell’Ecuador si è così sottratto a un procedimento di impeachment per la controversa assegnazione di un contratto alla compagnia di trasporto petrolifero Flopec.
La magistratura gli contestava l’appropriazione indebita, reato che lui negava scegliendo la parte della vittima perseguitata per motivi politici. Sapeva, questo uomo di banche e di grandi imprese, eletto nel fronte del centrodestra, che l’ennesima proposta di spedirlo alla sbarra sarebbe probabilmente passata. Era la terza volta; le due precedenti erano state respinte per un soffio.
La muerte crusada
Ha giocato d’anticipo: ha applicato la muerte crusada, la morte incrociata, la norma prevista dalla Costituzione che lo autorizzava a dissolvere l’Assemblea nazionale, mandare tutti a casa e restare in sella per decreto in attesa di indire nuove elezioni che si terranno, probabilmente, entro la fine di agosto.
Per farlo ha mobilitato l’esercito che sin dall’alba ha circondato il Parlamento. I deputati e i senatori che andavano come ogni giorno al lavoro si sono trovati i soldati che sbarravano gli ingressi. “Potete tornare a casa”, si sono limitati a rispondere ai parlamentari visibilmente spiazzati. “Il Palazzo è chiuso”.
I Cartelli messicani sono da tempo scesi a Sud per gestire in prima persona tutta la filiera del narcotraffico: dalla coltivazione alla distribuzione. Ma per inserirsi nel nuovo contesto hanno diviso le bande locali proponendo delle alleanze.
Ci sono stati tradimenti e cambi di fronte e le conseguenze si sono viste nelle decine di sommosse nelle carceri sfociate in stragi orrende ordinate dai capi per affermare i nuovi equilibri di potere.
La stessa Assemblea Nazionale è vista con disappunto: ha un consenso di appena il 9 per cento. Scioglierla è stato considerato il male minore. Forse l’unica strada da percorrere per chiudere questa brutta pagina di storia e aprire un nuovo capitolo.
Più che crisi, l’Ecuador vive un clima da nuova campagna elettorale. Nei prossimi giorni il Consiglio Elettorale Nazionale annuncerà la data del voto che si terrà in due turni a distanza di un mese l’uno dall’altro. Non è escluso che Guillermo Lasso si candidi per un nuovo mandato. Ma è chiaro che si aprono soprattutto nuove prospettive per gli uomini di Rafael Correa, l’ex presidente della sinistra che governò dal 2007 al 2017, condannato a 8 anni per corruzione in contumacia dopo essere riparato in Belgio dove ancora si trova.