CAPO TELULADA (Sud Sardegna) - Un centinaio di mezzi corazzati che sparano senza sosta, coprendo la carica dei tank Leopard 2 per riconquistare il territorio invaso dal nemico. È la Nato che si esercita alle battaglie del futuro prossimo: lo fa nello scenario idilliaco della costa sarda mentre tutti pensano alla pianura ucraina. "Abbiamo riaperto i manuali della Guerra Fredda, quelli su cui ho studiato in accademia - spiega il generale Nico Tak, comandante della divisione tedesco-olandese - ma all'epoca c'erano schemi che definivano ogni cosa, adesso abbiamo davanti una situazione instabile e indefinibile. L'invasione russa ha cambiato tutto".
Le grandi manovre si chiamano Noble Jump 23, "Salto Nobile", perché un tempo riguardavano soprattutto paracadutisti, commandos ed elicotteri: gli elementi chiave delle missioni di pacificazione, nei Balcani e in Afghanistan. Un passato ormai remoto: ora i protagonisti sono carri armati da 60 t…
CAPO TELULADA (Sud Sardegna) - Un centinaio di mezzi corazzati che sparano senza sosta, coprendo la carica dei tank Leopard 2 per riconquistare il territorio invaso dal nemico. È la Nato che si esercita alle battaglie del futuro prossimo: lo fa nello scenario idilliaco della costa sarda mentre tutti pensano alla pianura ucraina. "Abbiamo riaperto i manuali della Guerra Fredda, quelli su cui ho studiato in accademia - spiega il generale Nico Tak, comandante della divisione tedesco-olandese - ma all'epoca c'erano schemi che definivano ogni cosa, adesso abbiamo davanti una situazione instabile e indefinibile. L'invasione russa ha cambiato tutto".
Le grandi manovre si chiamano Noble Jump 23, "Salto Nobile", perché un tempo riguardavano soprattutto paracadutisti, commandos ed elicotteri: gli elementi chiave delle missioni di pacificazione, nei Balcani e in Afghanistan. Un passato ormai remoto: ora i protagonisti sono carri armati da 60 tonnellate e i semoventi con cannoni pesanti. Per la prima volta l'Alleanza ha portato nel Mediterraneo il nucleo avanzato della sua Forza di risposta rapida NRF, pronta a intervenire ovunque in dieci giorni. Cinquecento veicoli e 2.200 soldati sono arrivati in Sardegna dal Nord Europa: tedeschi, olandesi, belgi, norvegesi, cechi, lussemburghesi, lettoni, lituani. È il segnale di attenzione al "Fronte Sud" chiesto dalle autorità italiane? "Il governo di Roma ha dato la disponibilità a ospitarci molto tempo fa - dichiara l'ammiraglio Stuart B. Munsch, che guida contemporaneamente il Nato Joint Force Comand di Napoli e la VI Flotta statunitense -. Il nostro obiettivo è dimostrare che siamo pronti a difendere ogni metro dei nostri alleati". Un messaggio al Cremlino? "A chiunque intenda minacciarci".
Lo schema del war game sembra anticipare quello che accadrà in Ucraina. Gli invasori hanno occupato una vasta zona, bisogna fermarli e respingerli: in novanta minuti di finta battaglia con proiettili veri viene simulato quello che avverrà nelle prossime settimane tra il fiume Dnipro e il Mar d'Azov, usando molti degli stessi armamenti. Come i tank Leopard 2: "Gli equipaggi di Kiev sono stati addestrati alla perfezione - dice il colonnello Andy Weißenborn, capo dello squadrone panzer - e questi mezzi non hanno rivali".
Sul poligono di Capo Teulada ci sono sia i modelli meno moderni dei norvegesi, identici a quelli donati al governo Zelensky, sia l'ultimissima versione tedesca: vederli all'assalto è spaventoso, corrono velocissimi sulle colline impervie facendo fuoco con il cannone. E sincronizzano ogni azione con gli altri reparti, si scambiano le informazioni in tempo reale, operando come un'orchestra bellica in cui il quartiere generale coordina tiri e movimenti. Non c'è differenza tra tedeschi, olandesi o norvegesi; sono tutti maglie della stessa rete: avanzano mentre sulla loro testa passano missili e obici.
Questo è il grande salto rispetto alle tattiche della Guerra Fredda, quando le comunicazioni si facevano via radio e ci si orientava sulle mappe. Tra nuvole di polvere e boschi era difficile capire dove stavano gli amici e dove i nemici: adesso schermi e tablet permettono pure all'ultimo blindato di avere il quadro esatto della situazione. Nel Donbass, ad esempio, gli elicotteri sono stati costretti a restare lontani dalla prima linea, rinunciando al ruolo fondamentale rivestito dal Vietnam all'Iraq. Qui invece i Tiger tedeschi continuano a scatenare missili e mitragliere: "Perché questi elicotteri sono stati concepiti prima del crollo del Muro proprio per combattere i tank sovietici - commenta il colonnello Sönke Schmuck - . Possono restare in agguato dietro gli alberi, ma oggi riescono a sorvegliare gli avversari con i sensori hitech e colpirli da lunga distanza". "Studiamo costantemente quello che succede lì per aggiornare i nostri metodi - aggiunge il generale di Berlino Alexander Krone, al vertice della task force - . Ad esempio ci siamo resi conto del problema di attraversare fiumi e barriere naturali: in questa esercitazione alcuni "carri pioniere" hanno costruito un passaggio su un burrone. I Leopard 2 sono passati da lì, dove nessuno si aspettava un attacco...".
Le lezioni della carneficina si notano nella ricomparsa di armi dimenticate. Come le bombe a mano: i fanti olandesi che escono dalla pancia dai blindati a otto ruote le gettano nelle buche dove potrebbero mimetizzarsi i nemici. Le stesse scene che si vedono negli scontri intorni a Bakhmut. Ma ci sono pure innovazioni tecnologiche che si impadroniscono del campo di battaglia: sono i veicoli con la scritta EW - electronic warfare, ossia guerra elettronica - e il dorso zeppo di antenne di fogge diverse. Intercettano e disturbano le comunicazioni ma riescono pure a oscurare la ricezione dei satelliti gps. Come per magia, rendono ciechi i sistemi che guidano i razzi o mandano in tilt i computer che puntano i cannoni. E lo fanno infilandosi a ridosso della linea del fuoco, smanettando sui terminali nel mezzo delle raffiche. Tra le tante cose, i sensori individuano dove stanno le radio nemiche. La prima fase dell'esercitazione si occupa proprio di localizzare "gli invasori", usando tecniche antiche - gli incursori che si paracadutano nella terra di nessuno e le blindo che vanno veloci contro le trincee per sondarne la risposta - e tanti droni che scrutano il terreno con i loro occhi elettronici.
A Cagliari ci sono proteste contro l'esercitazione, nonostante il comando Nato dedichi massima attenzione al rispetto dell'ambiente. I giornalisti baltici e finladesi invece chiedono all'ammiraglio Munsch quando un'operazione del genere si terrà nei loro Paesi e danno voce alla paura di chi sente il nemico alle porte. "Credo che si opportuno cambiare l'approccio mentale, non solo dei militari ma dell'intera società - sottolinea il generale Tak -. Quando finirà il conflitto non torneremo allo status quo: questa guerra ci ha portato in un mondo nuovo, che non promette nulla di buono".