La risposta cinese al G7: un vertice con le repubbliche ex sovietiche per rafforzare Pechino nella regione
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Mentre i leader del G7 sono riuniti in Giappone - dove il dossier Cina sarà uno dei punti principali in agenda - Pechino cerca di rafforzare la propria influenza in Asia centrale. A Xian, punto di partenza della vecchia Via della Seta, è andato in scena il summit organizzato da Xi Jinping con i leader dei cinque "stan" ex sovietici: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Un G6 alternativo, primo vertice del genere in presenza, che testimonia l'importanza che la regione ha nei piani di Pechino, sempre più intenzionata a corteggiare quello che è stato finora il giardino di casa di Mosca. Presentandosi come principale partner economico e di sicurezza, offrendo - al momento sulla carta - grandi piani per lo sviluppo: dalla costruzione di infrastrutture al potenziamento degli scambi commerciali fino al rafforzamento della sicurezza. Mettendo sul tavolo 26 miliardi di yuan (3,7 miliardi di euro) in nuovi finanziam…
PECHINO - Mentre i leader del G7 sono riuniti in Giappone - dove il dossier Cina sarà uno dei punti principali in agenda - Pechino cerca di rafforzare la propria influenza in Asia centrale. A Xian, punto di partenza della vecchia Via della Seta, è andato in scena il summit organizzato da Xi Jinping con i leader dei cinque "stan" ex sovietici: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Un G6 alternativo, primo vertice del genere in presenza, che testimonia l'importanza che la regione ha nei piani di Pechino, sempre più intenzionata a corteggiare quello che è stato finora il giardino di casa di Mosca. Presentandosi come principale partner economico e di sicurezza, offrendo - al momento sulla carta - grandi piani per lo sviluppo: dalla costruzione di infrastrutture al potenziamento degli scambi commerciali fino al rafforzamento della sicurezza. Mettendo sul tavolo 26 miliardi di yuan (3,7 miliardi di euro) in nuovi finanziamenti e prestiti.
Russia che al summit non è nemmeno stata invitata, a dimostrazione della posizione di forza di Pechino nel suo rapporto "senza limiti" con l'amico vicino. "Putin non può essere soddisfatto di questo vertice, il quale sta ancora una volta chiarendo il fatto che la Cina è il futuro per questi Paesi mentre la Russia è il passato", commenta Bill Bishop, autore di Sinocism.
E' un'Asia Centrale "prospera, stabile, armoniosa e interconnessa" quella che spera di vedere Xi. Il segretario comunista afferma che la Cina è pronta ad aiutare i Paesi della regione a rafforzare le loro capacità di sicurezza e di difesa, mettendo l'accento sul fatto che la loro "sovranità, indipendenza e integrità territoriale devono essere salvaguardate: nessuno ha il diritto di creare discordia e scontri in Asia centrale, tanto meno di cercare di trarne un interesse politico personale". Parole che servono a rassicurare le ex repubbliche sovietiche dopo l'aggressione di Mosca all'Ucraina. E una toppa, anche, alle frasi di Lu Shaye, ambasciatore cinese in Francia, che nelle settimane scorse aveva scatenato un mare di polemiche mettendo in dubbio durante un'intervista tv l'indipendenza degli Stati nati dalla dissoluzione dell'Urss.
La stabilità della regione è fondamentale sia per la questione del Xinjiang (tre su cinque degli "stan" confinano con la regione) sia per la Via della Seta cinese, visto che da qui passano i beni che vanno verso l'Europa. Gli investimenti tra la Cina e le cinque nazioni hanno raggiunto il record di oltre 70 miliardi di dollari nel 2022: centuplicati da quando, tre decenni fa, sono stati avviati legami diplomatici.
Centrali i dossier commerciali ed energetici. Xi promette di aggiornare gli accordi bilaterali di investimento, aumentare il volume di merci transfrontaliere, incoraggiare le imprese cinesi a creare più posti di lavoro, sostenere nel lungo periodo la costruzione di un corridoio che attraversi il Mar Caspio, utile ai treni merci Cina-Europa. In ballo ci sono infrastrutture critiche: Kazakistan e Uzbekistan hanno promesso di garantire la stabilità delle forniture di gas alla Cina; con i kazaki i cinesi hanno concordato di prendere in esame l'espansione dell'oleodotto Asia Centrale-Cina. Xi vuole una maggiore connettività e spinge affinché i lavori della ferrovia che dalla Cina occidentale si estende al Kirghizistan e all'Uzbekistan riprendano spediti: una linea che offre a Pechino la possibilità di diversificare le sue rotte commerciali, riducendo la sua dipendenza da quelle russe.
I sei Paesi hanno concordato di istituire un meccanismo formale per organizzare un incontro Cina-Asia Centrale ogni due anni, con il Kazakistan che ospiterà il prossimo nel 2025. Fu proprio da lì che il presidente cinese svelava al mondo dieci anni fa quella "yidai yilu", "una cintura, una via": la Nuova via della Seta.
L'Asia centrale è sempre stata un laboratorio per la politica estera cinese, in parallelo con quello che faceva Mosca. Le sanzioni occidentali alla Russia e il nuovo contesto geopolitico globale hanno creato però un vuoto economico nella regione che Pechino sta cercando di colmare. La Cina può ora offrire all'Asia centrale ciò che la Russia, fiaccata dalla guerra, non può: un enorme potenziale di investimenti.