Usa 2024, DeSantis parla ormai da candidato e sfida Trump: "Solo io posso battere Biden"
di Massimo BasileNEW YORK - L’America aspetta l’annuncio per la prossima settimana, ma lui si è già candidato giovedì sera. A un gruppo di donatori di alto livello, collegato per telefono, Ron DeSantis ha detto: “A questo punto avete in pratica tre candidati credibili: Biden, Trump e io”. Poi ha aggiunto: “Penso che di quei tre, due hanno la possibilità di essere eletti presidente: Biden e io”. Manca solo l’ultimo atto: l’annuncio. Il governatore della Florida lo farà probabilmente il 25 maggio nel corso di una raccolta fondi, ma è in campagna elettorale da febbraio, da quando ha cominciato a girare gli Stati Uniti per presentare il suo libro. Dal momento in cui riempirà i moduli della Federal Election Commission, che lo renderanno candidato a tutti gli effetti, non potrà più dire che è concentrato solo a guidare la Florida. Dovrà uscire allo scoperto e sfidare apertamente Trump…
NEW YORK - L’America aspetta l’annuncio per la prossima settimana, ma lui si è già candidato giovedì sera. A un gruppo di donatori di alto livello, collegato per telefono, Ron DeSantis ha detto: “A questo punto avete in pratica tre candidati credibili: Biden, Trump e io”. Poi ha aggiunto: “Penso che di quei tre, due hanno la possibilità di essere eletti presidente: Biden e io”. Manca solo l’ultimo atto: l’annuncio. Il governatore della Florida lo farà probabilmente il 25 maggio nel corso di una raccolta fondi, ma è in campagna elettorale da febbraio, da quando ha cominciato a girare gli Stati Uniti per presentare il suo libro. Dal momento in cui riempirà i moduli della Federal Election Commission, che lo renderanno candidato a tutti gli effetti, non potrà più dire che è concentrato solo a guidare la Florida. Dovrà uscire allo scoperto e sfidare apertamente Trump.
La strategia di Trump
Quella frase, come da manuale della perfetta strategia di comunicazione politica, non è stata rivelata casualmente dal New York Times, cioè dal giornale americano più autorevole e più lontano dal governatore. Il messaggio di sfida a Trump è potuto arrivare in modo diretto e dalla fonte meno attesa, per fare più male. Ma il suo avversario non starà ad aspettarlo: l’obiettivo dell’ex presidente degli Stati Uniti è di distruggerlo prima che possa crescere nei sondaggi. Il comitato elettorale di Trump ha speso più di 12 milioni di dollari nelle ultime settimane per attaccare DeSantis.
Nel frattempo Disney ha cancellato un progetto da un miliardo per la realizzazione di un quartier generale a Orlando, segnando il punto di rottura più forte con il governatore, che ha usato il gigante dell’intrattenimento per galvanizzare la base e proporsi come il paladino di conservatori, cristiani e dell’America anti-transgender. Poi c’è quella telefonata velenosa, in cui riconosce a Biden la possibilità di rivincere, e a Trump la certezza di riperdere. “I dati negli Stati incerti - ha spiegato DeSantis - non sono buoni per l’ex presidente (Trump, ndr) e probabilmente è un fatto insormontabile perché le persone non cambieranno opinione su di lui”.
Perché si candida ora
A chi si chiede perché il governatore non aspetti ancora un po’ a esporsi, considerato che il tycoon potrebbe essere incriminato anche in Georgia, in estate, la risposta è una sola: money, dollari. Se DeSantis vuole cominciare a raccogliere donazioni per la campagna elettorale deve essere formalmente candidato. Quel momento è arrivato. Il governatore potrebbe fare un video, seguito da una serie di incursioni in quegli Stati conservatori che hanno bisogno di entusiasmo. Ai donatori il governatore non ha fatto nessun riferimento alla decisione di Disney di non investire più, e ha parlato poco di argomenti economici. Ha ripetuto il suo mantra: “Questa volta dobbiamo vincere”.
Una base ancora da convincere
Nelle scorse settimane aveva detto che i Repubblicani dovevano superare la sindrome da sconfitta, dalle presidenziali al Midterm, in cui i conservatori sono andati al di sotto delle attese. Ma lui stesso ha incassato una sconfitta: nel feudo di destra di Jacksonville, Florida, la candidata democratica Donna Deegan, ex conduttrice televisiva, ha battuto Daniel Davis, repubblicano sostenuto dal governatore. DeSantis dovrà dimostrare di saper vincere, battendo colui che al momento è considerato il favorito del partito, sostenuto dai sondaggi, invocato dalla base.
Nella telefonata il governatore ha riportato quello che un elettore gli avrebbe confessato in Iowa. “Sai, Trump era qualcuno, a noi piacevano le sue politiche ma non i suoi valori. Con te, invece, è diverso: ci piacciono le tue politiche e condividiamo i tuoi valori”. A Des Moines i due candidati si sarebbero potuti incrociare, la settimana scorsa: DeSantis è andato a incontrare gli elettori, Trump ha annullato il suo evento all’ultimo momento, citando un rischio tornado. Ma se il governatore dovesse vincere le primarie, lo aspetta una doppia incognita: la base trumpiana difficilmente voterebbe per lui. E poi quel cognome italiano potrebbe non aiutarlo nell’America rurale, dove guardano con diffidenza ispanici, italiani, e tutto ciò che non ha un suono irlandese. Qui il discorso fatto da DeSantis viene ribaltato: per i “redneck”, come vengono chiamati con disprezzo i bianchi, quelli dalla nuca arrossata dal sole nelle lunghe ore di lavoro sui campi, ci sono soltanto due candidati credibili. E l’unico che può battere Biden ha un nome dal suono rassicurante da irlandese.