Biden: "Il default non è un'opzione, a rischio 8 milioni di posti". Nuova rottura nel negoziato con i repubblicani
L'ha detto prima di partire per il G7 di Hiroshima. È tornato a ripeterlo adesso, durante il summit. "Il default non è un'opzione", ha twittato Joe Biden. "Secondo gli economisti - ha spiegato - 8 milioni di americani potrebbero perdere il lavoro se il nostro Paese non riuscisse a pagare i suoi buoni del Tesoro. Le conseguenze sarebbero catastrofiche in tutto il Paese e nel mondo". Un post con cui ha sintetizzato l'aggravarsi - a Washington - della disputa con i repubblicani sul debito.
I negoziati fra la Casa Bianca e il Gop, per aumentare il tetto del debito ed evitare il default degli Usa dal primo giugno, si sono infatti di nuovo interrotti. Al termine di una lunga giornata di trattative ieri lo speaker della Camera statunitense, il repubblicano Kevin Mccarthy, ha confermato che il negoziato con i democratici sul debito è "in pausa" e che non sono previsti nuovi negoziati in queste ore. In precedenza, il deputato repubblicano Garret Graves, politico di fiducia di Mccarthy, aveva indicato la necessità di una pausa alle trattative definendo "irragionevoli" i negoziatori della Casa Bianca. "Se entrambe le parte negoziano in buona fede e riconoscono di non poter ottenere tutto quello che vogliono, un accordo è ancora possibile", aveva risposto il governo.
Il presidente tornerà in anticipo dagli Stati Uniti - interrompendo il suo tour nell'Asia-Pacifico - proprio per riprendere personalmente il negoziato. La portavoce della Casa Bianca ha detto che viene informato più volte al giorno sullo stato della trattativa.
Ma i repubblicani chiedono tagli al bilancio prima di dare il via libera all'innalzamento del tetto del debito. Il punto critico è la richiesta di ridurre la spesa federale ai livelli del 2022. Ciò significa tagliare 130 miliardi di dollari di spesa. "Non possiamo spendere di più l'anno prossimo", ha dichiarato Kevin McCarthy. Un tabù per i Democratici, che vogliono estendere il limite dell'indebitamento al 2025. Intanto i mercati sono nervosi. Ieri sera Wall Street ha chiuso in calo proprio per le nuove ombre sulla trattativa.
L'appello delle aziende
Nei giorni scorsi, più di 140 leader delle più grandi società statunitensi, tra cui Goldman Sachs, Pfizer e KKR, avevano esortato la Casa Bianca e i leader del Congresso a raggiungere un accordo per evitare uno "scenario potenzialmente devastante". In una lettera aperta al presidente Joe Biden e ai leader repubblicani e democratici sia della Camera che del Senato, i dirigenti di un'ampia serie di importanti aziende e società di investimento avevano avvertito che un mancato aumento del tetto del debito potrebbe avere "conseguenze disastrose" per il Economia statunitense.