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Hiroshima, oggi al G7 il caso Cina: gli aiuti all'Ucraina un monito su Taiwan

I leader del G7 in Giappone (agf)

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Intanto Zelenski, che oggi sarà al vertice giapponese, accoglie come una “decisione storica” l'annuncio di Biden sul via libera agli F-16 l'addestramento dei piloti ucraini
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HIROSHIMA - Una prima conversazione tra il presidente Joe Biden e la premier Giorgia Meloni c'è già stata, ieri. In piedi, informale e tutta dedicata alla Cina. Palazzo Chigi ci tiene a sottolineare che il capo della Casa Bianca non ha chiesto all'Italia di cancellare l'accordo per partecipare alla nuova Via della Seta, ma ormai è superfluo.

Perché Roma vuole decidere tempi e modi dell'uscita, allo scopo di non compromettere definitivamente il rapporto con Pechino, però nel contesto della svolta verso la durezza che il G7 di Hiroshima sancirà oggi nelle relazioni con la Repubblica popolare, è evidente come restare nella Belt & Road Initiative sia incompatibile con l'appartenenza all'alleanza occidentale.

Tutto si tiene, del resto. Ieri mattina gli americani hanno fatto sapere che non si opporranno alla consegna all'Ucraina degli F-16 degli alleati europei, e in serata è arrivata la conferma …

HIROSHIMA - Una prima conversazione tra il presidente Joe Biden e la premier Giorgia Meloni c'è già stata, ieri. In piedi, informale e tutta dedicata alla Cina. Palazzo Chigi ci tiene a sottolineare che il capo della Casa Bianca non ha chiesto all'Italia di cancellare l'accordo per partecipare alla nuova Via della Seta, ma ormai è superfluo.

Perché Roma vuole decidere tempi e modi dell'uscita, allo scopo di non compromettere definitivamente il rapporto con Pechino, però nel contesto della svolta verso la durezza che il G7 di Hiroshima sancirà oggi nelle relazioni con la Repubblica popolare, è evidente come restare nella Belt & Road Initiative sia incompatibile con l'appartenenza all'alleanza occidentale.

Tutto si tiene, del resto. Ieri mattina gli americani hanno fatto sapere che non si opporranno alla consegna all'Ucraina degli F-16 degli alleati europei, e in serata è arrivata la conferma che Biden ha approvato il programma per addestrare i piloti di Kiev. Olanda, Belgio, Danimarca e Norvegia ne hanno oltre 125, e sono pronti a consegnarli perché li stanno sostituendo con gli F-35.

La Gran Bretagna ha già deciso di insegnare agli ucraini come si usano, e ora anche gli Usa hanno accettato di partecipare al programma che si svolgerà in Europa. Ci vorrà qualche mese, prima di vederli in azione, forse non in tempo per la controffensiva in rampa di lancio.

Ma è la conferma che gli alleati occidentali pensano sia venuto il momento di accelerare le forniture militari a Kiev e le sanzioni a Mosca, con nuove misure che scatteranno oggi, perché Putin è sempre più debole e questa strategia potrebbe convincerlo ad accettare finalmente un negoziato di pace serio. Immediato il plauso di Zelensky: "È una decisione storica".

(afp)
Gli ospiti giapponesi, però, rimarcano che tutti gli aiuti dati all'Ucraina rappresentano anche un messaggio alla Cina, affinché Xi non si sogni neppure di ripetere a Taiwan, o in generale nell'Indo-pacifico, quanto ha fatto il suo alleato Putin in Europa.

Domani Zelensky sarà a Hiroshima, per difendere la causa del proprio Paese e chiedere più assistenza per vincere. La sua presenza fisica è stata voluta e facilitata dal Giappone, forse più degli stessi Stati Uniti, perché i paesi asiatici vedono anche questa visita come un segnale lanciato a Pechino: siamo pronti a ripetere con te tutto quello che stiamo facendo per sostenere Kiev, se ti azzarderai ad imitare il Cremlino nel nostro continente.

Non a caso stasera al Grand Prince Hotel si riunirà il Quad, ossia i leader di Usa, India, Australia e Giappone, per compensare la mancata visita di Biden in Papua e a Sydney a causa della crisi del debito.

A proposito di debiti, una discussione molto intensa sta già avvenendo nel G7 per condannare quelli che la Repubblica popolare sta imponendo ai paesi della Belt & Road. All'inizio infatti la Cina si mostra molto generosa nel concedere prestiti e costruire infrastrutture, ma quando poi un cliente non riesce a rimborsarla lo strozza, negando ogni ristrutturazione e obbligandolo a ripagarla cedendo pezzi di sovranità.

Il comunicato finale di Hiroshima rilancerà la Partnership for Global Infrastructure and Investment, ossia la Via della Seta occidentale. Poi inasprirà il linguaggio usato nei confronti di Pechino, e pur evitando lo scontro semantico frontale, non lascerà dubbi sul fatto che i tempi sono cambiati.

Sembra averlo riconosciuto anche il presidente francese Emmanuel Macron, con cui Meloni avrà un incontro finalizzato a superare le tensioni sui migranti. Immaginarsi se in questo quadro sia possibile accettare che un membro della Nato come l'Italia possa restare nella Belt & Road Initiative, con tutte le conseguenze non solo economiche, ma anche geopolitiche, di sicurezza, e legate all'uso delle nuove tecnologie digitali.

Dietro le quinte i leader dell'amministrazione lo dicono senza peli sulla lingua, mentre invece riconoscono e apprezzano l'aiuto offerto da Roma inviando le sue navi militari in Asia.


Gli Usa hanno riaperto il dialogo, dichiarando che non vogliono il "decoupling" dalla Repubblica popolare, ma il "de-risking", ossia non puntano a chiudere tutti gli scambi commerciali, ma limitare quelli che pongono rischi per l'Occidente.

Una posizione non tanto diversa da quella espressa ieri da Meloni, secondo cui "c'è stata una lettura superficiale dei rischi della globalizzazione. Si sono rafforzate le autocrazie, le democrazie si sono indebolite. Dobbiamo riprendere il controllo delle catene strategiche del valore".

Giusto, nell'ottica di quanto sta già facendo Biden con i sussidi ai settori produttivi chiave, tipo quello dei semiconduttori. Ma come si possono conciliare queste parole con l'adesione alla Via della Seta? Non si può, e il capo della Casa Bianca si aspetta di sentirlo dalla premier, magari anche nel prossimo colloquio informale che i due potrebbero avere già oggi.