Nella Grecia fiaccata dalle promesse mancate: “Qui è sempre peggio”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniATENE — Alexandra tira fuori uno scatolone dal magazzino, la turista americana rovista un po’ tra le stoffe indiane, poi si stringe nelle spalle ed esce dal negozio. Alexandra scuote la testa. “Le cose vanno sempre peggio. Altro che la Grecia è salva”.
Eppure siamo a Monastiraki, il quartiere all’ombra del Partenone. E indubbiamente, anche se siamo ancora a maggio, pullula di stranieri. Il ministro del Turismo, Vassilis Kikilias, ha previsto un’estate da record: il 20 per cento di presenze in più rispetto all’anno scorso. Un dato importante: un quarto del Pil ellenico dipende dal turismo. In effetti, davanti al Museo del Partenone, le file sono lunghissime.
ATENE — Alexandra tira fuori uno scatolone dal magazzino, la turista americana rovista un po’ tra le stoffe indiane, poi si stringe nelle spalle ed esce dal negozio. Alexandra scuote la testa. “Le cose vanno sempre peggio. Altro che la Grecia è salva”.
Eppure siamo a Monastiraki, il quartiere all’ombra del Partenone. E indubbiamente, anche se siamo ancora a maggio, pullula di stranieri. Il ministro del Turismo, Vassilis Kikilias, ha previsto un’estate da record: il 20 per cento di presenze in più rispetto all’anno scorso. Un dato importante: un quarto del Pil ellenico dipende dal turismo. In effetti, davanti al Museo del Partenone, le file sono lunghissime.
E Alexandra è costretta a fare tre lavori. Aiuta gratis i genitori, proprietari del negozio - “ormai hanno più di settant’anni, e non possono permettersi una commessa” -, quattro sere a settimana lavora in un bar dove guadagna 60 euro in nero, per il resto fa lavori di grafica, sempre in nero. In tutto, riesce a mettersi in tasca circa 800 euro al mese. “E non bastano mai: ne pago 300 solo di affitto. A trent’anni, so già che non farò mai figli”.
Domani Alexandra andrà votare, certo, ma “per nessuno dei partiti criminali che hanno governato negli ultimi quindici anni”. E la sua storia, soprattutto tra i giovani, non è inusuale. Il costo per restare nell’euro e non andare in bancarotta, dieci anni fa, è stato alto. Il salario medio della Grecia è al palo. Dal 2012 ruota intorno a 16mila euro. Nel 2008, quando era ancora gonfio di troppi privilegi, quando Atene viveva indubbiamente al di sopra delle sue possibilità, valeva 20mila euro.
Dopo i massicci piani di salvataggio europei e anni di salari e pensioni massacrate ma anche montagne di eccessi spazzati via, la Grecia potrebbe tornare ad essere considerata appetibile dai mercati. Il suo disavanzo si è fermato l’anno scorso al 2,7%, il suo debito è sceso al 170% del Pil, ai livelli pre-2012. Tanto che secondo Alex Patelis, consigliere economico del premier Kyriakos Mitsotakis, “nel 2026 il nostro debito potrebbe scendere sotto quello dell’Italia”.
Lo incontro in un caffè del centro. E’ pieno anche questo, ma di greci che assaporano il loro ‘freddo’, il caffè ghiacciato dal nome italiano che da sempre unisce un Paese tradizionalmente spaccato. Lo bevono tutti, dalla mattina alla sera.
L’ago della bilancia, in questa tornata elettorale, potrebbe essere il Pasok, che ruota intorno al 10% nei sondaggi. Ma il leader, Nikos Androulakis, ha posto come condizione, per allearsi con i conservatori o con la sinistra, che il prossimo premier non sia né Mitsotakis né Tsipras. Una richiesta che suona più come una provocazione.
Anche una alleanza tra Syriza e Pasok è improbabile: Tsipras ha proposto in queste ore ad Androulakis di formare un “governo di scopo” per inchiodare Mitsotakis per lo scandalo delle intercettazioni dello scorso anno. E anche qui, nessuno ci crede. Quello che in altri paesi sarebbe naturale, una coalizione di sinistra e socialisti, in Grecia non lo è affatto.
A quel punto saranno convocate nuove elezioni - si parla del 25 giugno o del 2 luglio - ed entrerà in vigore la nuova legge elettorale, varata da Mitsotakis, che reintroduce un generoso premio di maggioranza per il partito più forte. Un sistema che consentirebbe al leader conservatore di riconquistare la poltrona al Maximos. Se necessario, convincendo qualche parlamentare dell’opposizione a cambiare casacca. Una vecchia consuetudine. Anche in Grecia.