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Iran, impiccati altri tre uomini che avevano protestato contro il governo

 (ansa)
Erano stati accusati di aver ucciso tre uomini delle forze filogovernatrici. La magistratura che li ha condannati aveva pubblicato un video con le loro confessioni, "estorte con la tortura" secondo Amnesty International
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"Non lasciate che ci uccidano", recitava il biglietto pubblicato sui social dai tre iraniani impiccati ieri nella città di Isfahan.

Majid Kazemi, Saleh Mirhashemi e Saeed Yaghoubi erano accusati di aver ucciso due membri della forza paramilitare dei Basiji e un ufficiale di polizia lo scorso novembre, durante le proteste antigovernative provocate dalla morte della 22enne curda Mahsa Amini, uccisa dalla “polizia morale” perché indossava male il velo.

“Abbiamo bisogno del vostro aiuto”, continuava il messaggio, diventato virale sui social. A nulla sono serviti gli appelli locali e internazionali, tra cui quello di Washington, per fermare le esecuzioni in Iran. E nemmeno le manifestazioni degli iraniani che si sono raccolti intorno alla prigione di Dastgerd, dove erano detenuti i tre condannati.

I media statali hanno diffuso un video della confessione dei tre uomini, che per la magistratura di Isfahan avevano “martirizzato…

"Non lasciate che ci uccidano", recitava il biglietto pubblicato sui social dai tre iraniani impiccati ieri nella città di Isfahan.

Majid Kazemi, Saleh Mirhashemi e Saeed Yaghoubi erano accusati di aver ucciso due membri della forza paramilitare dei Basiji e un ufficiale di polizia lo scorso novembre, durante le proteste antigovernative provocate dalla morte della 22enne curda Mahsa Amini, uccisa dalla “polizia morale” perché indossava male il velo.

“Abbiamo bisogno del vostro aiuto”, continuava il messaggio, diventato virale sui social. A nulla sono serviti gli appelli locali e internazionali, tra cui quello di Washington, per fermare le esecuzioni in Iran. E nemmeno le manifestazioni degli iraniani che si sono raccolti intorno alla prigione di Dastgerd, dove erano detenuti i tre condannati.

I media statali hanno diffuso un video della confessione dei tre uomini, che per la magistratura di Isfahan avevano “martirizzato” ufficiali delle forze vicine al governo. Amnesty International, così come tante altre organizzazioni che difendono i diritti umani, ha condannato il processo, che sarebbe stato viziato e irregolare.

Le confessioni sarebbero state estorte con la tortura, come dimostrerebbe un audio registrato all'interno del carcere, in cui si sentirebbe Kazemi giurare la sua innocenza. Secondo la Bbc, avrebbe ammesso la sua colpevolezza di fronte a dei video che mostravano i suoi familiari subire dei maltrattamenti.

Teheran respinge queste accuse. Gli uomini, di 30, 36 e 37 anni, sono stati condannati a morte con l’accusa di “inimicizia verso Dio” e possesso di armi. Secondo il regime i tre avrebbero rappresentato una minaccia alla sicurezza nazionale.

L’Unione europea, l’Onu, e diversi governi internazionali si sono opposti alla repressione che l’Iran sta adottando nei confronti della sua popolazione. L'Ue ha condannato le esecuzioni "nei termini più forti possibili", gli esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani hanno dichiarato in un comunicato di essere "profondamente allarmati" per le continue uccisioni dei manifestanti iraniani.

Un rapporto di Iran Human Rights, con sede in Norvegia, e Together Against the Death Penalty, con sede in Francia, afferma che l’Iran ha giustiziato almeno 582 persone nell’ultimo anno, con un aumento del 75% rispetto all'anno precedente. Sarebbe il numero più alto di esecuzioni nella Repubblica islamica dal 2015.