Primarie repubblicane sempre più affollate, in campo pure l'afroamericano Tim Scott
di Massimo BasileNew York - Un altro candidato alla Casa Bianca per i Repubblicani: è Tim Scott, il più importante esponente afroamericano del Grand Old Party, primo senatore nero della South Carolina e unico Repubblicano “black” al Senato. E’ anche uno straordinario catalizzatore di donazioni, elemento che negli Stati Uniti conta come il migliore dei sondaggi. Scott ha presentato i documenti per la candidatura ufficiale in vista delle presidenziali del 2024. Lunedì farà l’annuncio ufficiale. Entrerà nella corsa con un tesoro di 22 milioni di dollari, frutto di donazioni elettorali dell’anno scorso. Scott è destinato a essere il terzo incomodo nella corsa tra Donald Trump e il governatore della Florida Ron DeSantis, che lancerà la sua candidatura il 25 maggio.
Il senatore afroamericano si aggiunge all’ex ambasciatore Usa alle Nazioni Unite Nikki Haley, al finanziere Vivek Ramaswamy e all’ex governatore dell&rsq…
New York - Un altro candidato alla Casa Bianca per i Repubblicani: è Tim Scott, il più importante esponente afroamericano del Grand Old Party, primo senatore nero della South Carolina e unico Repubblicano “black” al Senato. E’ anche uno straordinario catalizzatore di donazioni, elemento che negli Stati Uniti conta come il migliore dei sondaggi. Scott ha presentato i documenti per la candidatura ufficiale in vista delle presidenziali del 2024. Lunedì farà l’annuncio ufficiale. Entrerà nella corsa con un tesoro di 22 milioni di dollari, frutto di donazioni elettorali dell’anno scorso. Scott è destinato a essere il terzo incomodo nella corsa tra Donald Trump e il governatore della Florida Ron DeSantis, che lancerà la sua candidatura il 25 maggio.
Il senatore afroamericano si aggiunge all’ex ambasciatore Usa alle Nazioni Unite Nikki Haley, al finanziere Vivek Ramaswamy e all’ex governatore dell’Arkansas Asa Hutchinson. In realtà la sua decisione non è una sorpresa: l’esponente degli Stati del sud faceva già parte dei possibili candidati, insieme con l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence, il governatore del New Hamsphire Chris Sununu e quello della Virginia Glenn Youngkin. La differenza con molti di questi è che Scott è considerato un vero big e il simbolo dell’American Dream applicato agli afroamericani: nei mesi scorsi ha girato gli Stati Uniti, riscuotendo successo tra gli elettori, in Iowa, New Hampshire e nel suo South Carolina. Il tour aveva un titolo messianico: “Faith in America”, fede nell’America.
Lui si presenta da sempre come esponente della vecchia scuola, un conservatore di ferro, una specie di Trump povero, un intransigente cresciuto nella miseria e diventato qualcuno con le proprie forze e grazie al sacrifico della madre. Nato nel 1965 a North Charleston, South Carolina, figlio di un'infermiera e di un uomo che se ne andò quando lui aveva sette anni, Scott ha vissuo con la madre che lavorava 16 ore al giorno per sostenere la famiglia. Suo fratello è diventato un sergente maggiore nell’esercito, mentre lui si è laureato in scienze politiche, per poi diventare consulente finanziario. La svolta politica nel 95, a 30 anni, quando venne eletto nel consiglio della contea di Charleston, conquistando l’80 per cento dei voti in un collegio popolato in maggioranza da bianchi. Questa cosa del nero che conquista i bianchi lo accompagna da sempre. Nel 2011 venne eletto alla Camera del Congresso americano. Due anni dopo, è diventato senatore. Ora punta alla Casa Bianca. Con quante chance? Trump resta il grande favorito, seguito da DeSantis. Scott può essere il terzo nome, sia per il carisma, sia perché è considerato un campione di donazioni: i 22 milioni di dollari in dotazione per la campagna rappresentano il rimanente dei 42 raccolti nel 2022.
A guidare la sua campagna sarà Jennifer DeCasper, prima donna afroamericana a capo della campagna di un candidato Repubblicano. Scott ha raramente criticato Trump, preferisce un linguaggio populista ma solare alla Ronald Reagan, dice cose tipo: “Gli americani stanno perdendo una delle verità più motivazionali che abbiamo, cioè la speranza, la speranza che le cose possano migliorare, la speranza che lo studio e il lavoro possano portare eguaglianza”. Da senatore ha sostenuto la riforma della giustizia e della polizia all’indomani della morte di George Floyd, l’afroamericano ucciso dalla polizia a Minneapolis, Minnesota, ma ha votato contro il piano bipartisan sulle infrastrutture e contro la protezione dei matrimonio tra persone dello stesso sesso. “L’America - ha dichiarato di recente - è davanti a un crocevia, con tutto il potenziale per una grande rinascita”. E’ il Make America Great Again di Trump, ma rispetto al tycoon il senatore non evoca scontri apocalittici o contrapposizioni. Parla di “unità”, “speranza” e “redenzione”. Resta da vedere se è ciò che vogliono sentirsi dire gli elettori conservatori, in cerca di rivincite, dopo aver perso nel 2020 e deluso nelle elezioni di midterm dell’anno scorso.