Ucraina, anche l'Italia nella coalizione F-16: addestrerà i piloti di Kiev e potrebbe fornire i Tornado
dal nostro inviato Tommaso CiriacoHIROSHIMA - Roma farà parte della coalizione dei jet F-16 per l'Ucraina benedetta da Joe Biden al G7 di Hiroshima.Addestratori italiani formeranno piloti ucraini sul territorio nazionale. In centri dell'aeronautica, probabilmente anche nelle basi Nato sparse sulla penisola.
È quanto lascia intendere Giorgia Meloni, prima di lasciare il G7 giapponese: "La valutazione da fare insieme agli alleati è quella di un eventuale addestramento dei piloti ucraini, ma è una decisione che non abbiamo preso e che si sta discutendo con gli alleati".
HIROSHIMA - Roma farà parte della coalizione dei jet F-16 per l'Ucraina benedetta da Joe Biden al G7 di Hiroshima.Addestratori italiani formeranno piloti ucraini sul territorio nazionale. In centri dell'aeronautica, probabilmente anche nelle basi Nato sparse sulla penisola.
È quanto lascia intendere Giorgia Meloni, prima di lasciare il G7 giapponese: "La valutazione da fare insieme agli alleati è quella di un eventuale addestramento dei piloti ucraini, ma è una decisione che non abbiamo preso e che si sta discutendo con gli alleati".
È un passaggio importante, anticipato da Meloni nel faccia a faccia con Volodymyr Zelensky. E pesante, perché apre il varco necessario per poter fornire in futuro, se richiesti, gli Amx e i Tornado a disposizione dell'aeronautica.
È giornata di incontri, per la presidente del Consiglio. Quello con Emmanuel Macron è forse il più significativo. Parlarsi dopo le tensioni delle ultime settimane era ormai inevitabile. Il faccia a faccia dura 45 minuti. Durante i quali il presidente francese non concede le scuse ufficiali - e neanche ufficiose - che la diplomazia italiana aveva posto come condizione per riannodare il confronto.
Un approccio da cui discendono due conseguenze. Primo: lo scontro verbale è soltanto sedato e si riproporrà almeno fino alle Europee del 2024. Secondo: conviene a entrambi progettare insieme soluzioni convenienti, a partire dalla crisi tunisina.
È per questo che l'italiana e il francese si ritrovano poco dopo con la direttrice del Fmi, Kristalina Georgieva. Chiedono di sbloccare i prestiti per dare respiro al governo tunisino. Si tratta di 1,9 miliardi di dollari, a cui aggiungere un altro miliardo e mezzo Ue di "rosso" dovuto al ritardo accumulato nello sbloccare la tranche.
Non tutto, come detto, va nella direzione sperata dalla premier. All'incontro prende parte anche Joe Biden. L'americano non chiude del tutto a una possibile intesa, ma ribadisce alcune criticità che il Fondo aveva già fatto presente alla leadership tunisina: l'aiuto a un Paese con debito pubblico insostenibile richiede un impegno su un pacchetto di riforme per la crescita, ma il presidente Saied si è però messo di traverso.
Di questo - e della via della Seta, su cui la premier prende ancora tempo rimandando la decisione all'autunno - Meloni potrà discutere nel corso della sua visita alla Casa Bianca. Come per la missione a Parigi, la leader si sbilancia: "Ci saranno prima dell'estate". Nel frattempo, incassa quanto Biden gli avrebbe detto a Hiroshima: "Sono colpito dalla tua determinazione". Una determinazione che il Presidente pretende anche per arrivare alla disdetta della Belt and Road.