✕

Continua l'operazione ucraina nella regione russa di Belgorod. Per Mosca "è terrorismo"

Il video di uno degli attacchi nell'area di Belgorod diffuso dal ministero della Difesa russo 
Quello che è successo in queste ore in territorio russo sta suscitando un vespaio davanti alle finestre del Cremlino. Per il ministero della Difesa l'incursione è stata compiuta da "una formazione nazionalista ucraina" in risposta alla sconfitta subita a Bakhmut
3 minuti di lettura

DNIPRO – È quasi sera e potrebbe non essere ancora finita l’operazione più clamorosa portata avanti in Russia - nella regione di Belgorod - partendo dal territorio ucraino.

Dopo una notte e un giorno intero dall’inizio del blitz di un commando di uomini della legione “Libertà della Russia” e del Corpo volontari russi Rdk - due formazioni combattenti di cittadini di nazionalità russa e bielorussa che combattono al fianco degli ucraini contro il regime di Vladimir Putin – a metà pomeriggio secondo i canali di informazione russi la situazione non era ancora normalizzata.

Smentendo il loro stesso ministero della Difesa, affermavano che ci fossero ancora “sabotatori” in azione nei villaggi vicino al confine, dove le forze armate russe non potevano colpire con la massima forza per non rischiare una strage di civili russi.

A metà pomeriggio, secondo il Tg russo Mash “i sabotatori ucrai…

DNIPRO – È quasi sera e potrebbe non essere ancora finita l’operazione più clamorosa portata avanti in Russia - nella regione di Belgorod - partendo dal territorio ucraino.

Dopo una notte e un giorno intero dall’inizio del blitz di un commando di uomini della legione “Libertà della Russia” e del Corpo volontari russi Rdk - due formazioni combattenti di cittadini di nazionalità russa e bielorussa che combattono al fianco degli ucraini contro il regime di Vladimir Putin – a metà pomeriggio secondo i canali di informazione russi la situazione non era ancora normalizzata.

Smentendo il loro stesso ministero della Difesa, affermavano che ci fossero ancora “sabotatori” in azione nei villaggi vicino al confine, dove le forze armate russe non potevano colpire con la massima forza per non rischiare una strage di civili russi.

A metà pomeriggio, secondo il Tg russo Mash “i sabotatori ucraini controllano ancora le posizioni vicino al checkpoint di Graivoron, nella regione di Belgorod”; e si sarebbero addirittura fortificati lungo “la linea che passa davanti alla città di Grayvoron e dietro i villaggi di Kozinka, Glotovo e Gora-Podil”. Il check point di Grayvoron sarebbe poi stato liberato dopo un assalto degli Omon, le unità speciali russe. “La prossima volta verremo per restare”, dice l’Rdk sui suoi canali.

E intanto nuove esplosioni, nuovi incendi sarebbero iniziati poco dopo a Kursk, dove ha preso fuoco una fabbrica di trattori. “Questo è solo l’inizio. I russi capiscono che è impossibile vivere con questo governo. La rivolta e la lotta contro il regime di Putin crescerà in tutto il territorio della Russia odierna”, dice a Repubblica il Gur, i servizi segreti ucraini.

Noi però “osserviamo con interesse e stiamo studiando la situazione, ma non siamo direttamente coinvolti”, prende le distanze il primo consigliere del presidente Volodymyr Zelensky, Mikhail Podolyak: “I carri armati vengono venduti in qualsiasi commercio militare russo, e le unità partigiane sono costituite da cittadini russi”.

Semmai “per noi - aggiunge il consigliere del ministero della Difesa ucraino, Yuriy Sak - l’unica cosa sorprendente è che ci sia voluto così tanto tempo perché i ribelli e i partigiani russi si attivassero per sbarazzarsi del regime terroristico che porta morte e distruzione in Ucraina e isola la Russia a livello internazionale”.

Impossibile avere conferme dirette della situazione sul terreno, ma ancora una volta lo smacco inferto alla Russia è incredibile: da mesi continuano sporadiche operazioni di sabotaggio dall’Ucraina e recentemente c’erano stati attacchi molto efficaci come quelli che in poche ore portarono all’abbattimento di tre elicotteri militari e di due aerei caccia.

Eppure le forze armate russe sono state sorprese dal blitz e sono intervenute con ritardo. Mentre il ministero della Difesa già annunciava che “nel corso dell'operazione antiterrorismo le formazioni nazionaliste sono state bloccate e distrutte da attacchi aerei e fuoco di artiglieria”, secondo i canali russi faticavano in realtà a richiudere davvero la porta perché costretti a “operare sotto tiro dell’artiglieria ucraina”.

Mosca ha poi annunciato l’uccisione di oltre 70 membri del commando e la distruzione di quattro veicoli corazzati e 5 pick-up. Secondo il portavoce della Difesa russa, “alcuni superstiti sono stati respinti in territorio ucraino”.

Ma al di là della consistenza dell’operazione, che chiaramente era stata studiata per avere un effetto molto maggiore nel suo impatto simbolico che nel suo reale significato bellico, quello che è successo in queste ore nella regione russa di Belgorod sta stuzzicando un vespaio davanti alle finestre del Cremlino. L'incursione è stata compiuta da "una formazione nazionalista ucraina" come "azione terroristica" in risposta alla sconfitta subita a Bakhmut, dice il ministero della Difesa provando a sminuirne la portata.

In realtà il commando è arrivato ad attaccare persino l’edificio dei servizi segreti russi, l’Fsb, a Belgorod. “No comment”, replicano a Repubblica le Forze armate ucraine a cui avevamo chiesto se il commando fosse arrivato direttamente sul posto o se avesse colpito a distanza. Anche la sede locale del ministero degli Interni è stata centrata “da un drone”, secondo alcuni canali Telegram russi che notano come stavolta “l'Ucraina ha riconosciuto ufficialmente l’operazione, anche se presumibilmente eseguita da cittadini esclusivamente russi”.

Un passo in avanti estremamente delicato, sul filo teso dagli accordi presi da Kiev con i partner occidentali che hanno condizionato il via libera alla fornitura di armi sempre più potenti, e a sempre maggior raggio, alla garanzia del loro uso all’interno dei confini ucraini e nei territori occupati.

Il Cremlino si è subito detto “preoccupato per le infiltrazioni di sabotatori ucraini”, afferma il portavoce di Vladimir Putin, Dmitrij Peskov, spiegando che la Russia continua la sua “operazione militare speciale in Ucraina anche per impedire” azioni simili. “Farabutti che vanno distrutti come sorci”, chiosa invece con la sua solita delicatezza il vice capo del Consiglio di sicurezza russo, Dmitrij Medvedev.