Continua l'operazione ucraina nella regione russa di Belgorod. Per Mosca "è terrorismo"
dal nostro inviato Paolo BreraDNIPRO – È quasi sera e potrebbe non essere ancora finita l’operazione più clamorosa portata avanti in Russia - nella regione di Belgorod - partendo dal territorio ucraino.
Dopo una notte e un giorno intero dall’inizio del blitz di un commando di uomini della legione “Libertà della Russia” e del Corpo volontari russi Rdk - due formazioni combattenti di cittadini di nazionalità russa e bielorussa che combattono al fianco degli ucraini contro il regime di Vladimir Putin – a metà pomeriggio secondo i canali di informazione russi la situazione non era ancora normalizzata.
Smentendo il loro stesso ministero della Difesa, affermavano che ci fossero ancora “sabotatori” in azione nei villaggi vicino al confine, dove le forze armate russe non potevano colpire con la massima forza per non rischiare una strage di civili russi.
A metà pomeriggio, secondo il Tg russo Mash “i sabotatori ucrai…
DNIPRO – È quasi sera e potrebbe non essere ancora finita l’operazione più clamorosa portata avanti in Russia - nella regione di Belgorod - partendo dal territorio ucraino.
Dopo una notte e un giorno intero dall’inizio del blitz di un commando di uomini della legione “Libertà della Russia” e del Corpo volontari russi Rdk - due formazioni combattenti di cittadini di nazionalità russa e bielorussa che combattono al fianco degli ucraini contro il regime di Vladimir Putin – a metà pomeriggio secondo i canali di informazione russi la situazione non era ancora normalizzata.
Smentendo il loro stesso ministero della Difesa, affermavano che ci fossero ancora “sabotatori” in azione nei villaggi vicino al confine, dove le forze armate russe non potevano colpire con la massima forza per non rischiare una strage di civili russi.
A metà pomeriggio, secondo il Tg russo Mash “i sabotatori ucraini controllano ancora le posizioni vicino al checkpoint di Graivoron, nella regione di Belgorod”; e si sarebbero addirittura fortificati lungo “la linea che passa davanti alla città di Grayvoron e dietro i villaggi di Kozinka, Glotovo e Gora-Podil”. Il check point di Grayvoron sarebbe poi stato liberato dopo un assalto degli Omon, le unità speciali russe. “La prossima volta verremo per restare”, dice l’Rdk sui suoi canali.
Noi però “osserviamo con interesse e stiamo studiando la situazione, ma non siamo direttamente coinvolti”, prende le distanze il primo consigliere del presidente Volodymyr Zelensky, Mikhail Podolyak: “I carri armati vengono venduti in qualsiasi commercio militare russo, e le unità partigiane sono costituite da cittadini russi”.
Impossibile avere conferme dirette della situazione sul terreno, ma ancora una volta lo smacco inferto alla Russia è incredibile: da mesi continuano sporadiche operazioni di sabotaggio dall’Ucraina e recentemente c’erano stati attacchi molto efficaci come quelli che in poche ore portarono all’abbattimento di tre elicotteri militari e di due aerei caccia.
Mosca ha poi annunciato l’uccisione di oltre 70 membri del commando e la distruzione di quattro veicoli corazzati e 5 pick-up. Secondo il portavoce della Difesa russa, “alcuni superstiti sono stati respinti in territorio ucraino”.
Ma al di là della consistenza dell’operazione, che chiaramente era stata studiata per avere un effetto molto maggiore nel suo impatto simbolico che nel suo reale significato bellico, quello che è successo in queste ore nella regione russa di Belgorod sta stuzzicando un vespaio davanti alle finestre del Cremlino. L'incursione è stata compiuta da "una formazione nazionalista ucraina" come "azione terroristica" in risposta alla sconfitta subita a Bakhmut, dice il ministero della Difesa provando a sminuirne la portata.
Un passo in avanti estremamente delicato, sul filo teso dagli accordi presi da Kiev con i partner occidentali che hanno condizionato il via libera alla fornitura di armi sempre più potenti, e a sempre maggior raggio, alla garanzia del loro uso all’interno dei confini ucraini e nei territori occupati.