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Parla l'ex commissario Ue e ministro di Blair, Peter Mandelson: “La deterrenza verso la Cina è cruciale per la stabilità nell'Indo-Pacifico"

"L'accordo sui sottomarini nucleari pervaderà mosse e priorità di tutto l'Occidente. Siamo pronti a ogni eventualità: ma deterrenza e dialogo con Pechino vanno a braccetto", dice il presidente del Great Britain-China Centre del Foreign Office. Sulla Brexit: "Non accetteremo mai di tornare solo nel mercato unico". E su Starmer, carismatico? "Competente"
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LONDRA - È stato un'eminenza del New Labour di Tony Blair, guru della comunicazione ribattezzato "il principe delle tenebre", pluriministro laburista, per anni Commissario europeo al Commercio.

Ora, da presidente della società di consulenza Global Counsel e del Great Britain-China Centre del Foreign Office, "Lord" Peter Mandelson compirà 70 anni il prossimo autunno e parla con Repubblica dopo un evento sull'Indopacifico parte della "London Defence Conference" all'università King's College.

Lord Mandelson, che deterrente sarà Aukus, ossia il programma di sottomarini nucleari all'Australia da Usa e Uk, nei confronti della Cina?
"Primo: Aukus non è q…

LONDRA - È stato un'eminenza del New Labour di Tony Blair, guru della comunicazione ribattezzato "il principe delle tenebre", pluriministro laburista, per anni Commissario europeo al Commercio.

Ora, da presidente della società di consulenza Global Counsel e del Great Britain-China Centre del Foreign Office, "Lord" Peter Mandelson compirà 70 anni il prossimo autunno e parla con Repubblica dopo un evento sull'Indopacifico parte della "London Defence Conference" all'università King's College.

Lord Mandelson, che deterrente sarà Aukus, ossia il programma di sottomarini nucleari all'Australia da Usa e Uk, nei confronti della Cina?
"Primo: Aukus non è qualcosa confinato lì nel Pacifico. Per l'importanza che acquisirà in futuro pervaderà mosse e priorità di tutto l'Occidente. Secondo: sarebbe un errore considerare Aukus un accordo tra i tre Paesi "fondatori": Stati Uniti, Regno Unito e Australia. Si espanderà decisamente, a vari Paesi in Asia e Europa, che oltre ai sottomarini coopereranno su tecnologia e ricerca per anticipare e prevenire future mosse e comportamenti di Pechino. Perché dobbiamo essere pronti a ogni eventualità".

Teme che la Cina possa reagire in maniera sproporzionata, o comunque occupare l'agognata Taiwan?
"Non voglio fare previsioni. Ma la Cina prende Aukus molto sul serio e credo molto nella deterrenza. Perciò Aukus e un maggiore impegno nell'Indo-Pacifico porteranno pace e stabilità nell'area".

Ha cambiato idea sulla Cina? In passato le è stato rimproverato un atteggiamento "troppo indulgente" verso Pechino.
"Non accetto la narrativa falco/colomba. Non vogliamo disarmare la Cina, o contenerla o tantomeno sconfiggerla. Aumentare presenza e impegno nell'Indo-Pacifico è qualcosa che Pechino si attende da nazioni pragmatiche come le nostre. La coesistenza pacifica si basa soprattutto sull'equilibrio tra blocchi. Tuttavia, nel frattempo dovremo riformare il sistema internazionale: serve un dialogo strategico con Pechino, evitando di estromettere la Cina dai palcoscenici che contano, per farla contare come le altre potenze. Perché dialogo e deterrenza non si escludono. Anzi, vanno realisticamente a braccetto...".

Dunque non crede che la Cina voglia comunque imporre nel mondo un sistema di valori alternativi a quelli occidentali?
"No, non credo che Pechino voglia installare l'autocrazia nel resto del mondo. Ma certo ha forti interessi nazionali, come quelli militari o il commercio globale. Possono destabilizzare il sistema internazionale. Per questo, serve riequilibrare la Cina con la deterrenza, in modo da scongiurare ogni sua tentazione".

Da ex commissario europeo per il Commercio e all'epoca massimo rappresentante di Bruxelles per Pechino, cosa pensa del "derisking" della Ue e dell'ultimo G7, ossia limitare l'esposizione commerciale e tecnologica con la Cina ma non tranciarla come il "decoupling" trumpiano?
"Questo atteggiamento non stupirà i cinesi, sono pragmatici. Del resto, loro stessi non permettono liberi investimenti occidentali in patria. Invece, i cinesi non sopportano di essere esclusi da ogni rapporto commerciale, di netto. La strada dell'Europa è quella giusta ed è importante che venga condivisa anche dagli Stati Uniti".

E come vede il rapporto sempre più stretto tra Cina e Russia?
"Completamente opportunistico. Non si sopportano, è una coppia senza amore. Ma è una relazione che durerà...".

Perché in fondo la guerra in Ucraina fa comodo a entrambi, in chiave anti occidentale?
"Non tanto per quello, anzi i cinesi temono che la guerra possa danneggiare ulteriormente i loro rapporti con l'Europa. Ciò che lega davvero Russia e Cina è la loro avversione alla potenza e al ruolo degli Stati Uniti nel mondo".

Il suo Labour però, che potrebbe andare al potere nel 2024, come ha detto lei stesso non considera l’Indo-Pacifico una priorità alla stregua delle relazioni transatlantiche…
“Dipende da dove Aukus andrà, quanto ne beneficerà il Regno Unito e come si svilupperà il progetto. Le nuove e maggiori opportunità e i vantaggi che ne verranno avranno un effetto sulla visione e anche sulla mentalità del Labour. Il partito non pone i rapporti transatlantici e l’Indo-Pacifico in due sfere diametricalmente opposte, anzi sono interconnesse in termini di sicurezza. Ma certo il Labour dovrà prendere scelte complicate quando si tratterà, una volta al governo, di decidere a cosa dare la priorità”.

Sempre sul Labour: il partito ora è meno cauto su un tema sinora scottante come Brexit e parla di “una nuova fase e nuovi rapporti con la Ue” post uscita dalla Ue. Per un europeista di ferro come lei, è abbastanza?
“Di certo come Paese abbiamo bisogno di rapporti più stretti con l’Ue, basati sul mutuo rispetto e su una fiducia reciproca ben più corposa di quella vista dal referendum della Brexit a oggi. In questo senso, il Labour di Starmer farebbe sicuramente meglio dei governi conservatori che si sono succeduti. A quel punto, individueremo aree di collaborazione ancora più ampia, per esempio su difesa e sicurezza, ma anche azioni per limitare le frizioni commerciali tra i due blocchi e mitigare i danni economici provocati dalla Brexit in entrambi i blocchi”.
 
Starmer ha escluso categoricamente il ritorno in Ue. Ma crede che il Labour nel prossimo futuro possa almeno rientrare nel mercato unico europeo?
“No, perché sarebbe come tornare in Ue ma senza un voto popolare e senza avere diritto di parola su legislazione o politiche europee. Rischieremmo di diventare un satellite della Ue governata da Bruxelles. Questo per me non deve accadere, né ora né in futuro”.
 
Ma pensa che il leader laburista Starmer sia sufficientemente carismatico per vincere le elezioni l’anno prossimo?
“Beh, Boris Johnson aveva così tanto carisma… abbiamo visto come è finita… La competenza è più importante del carisma”.
 
E forse apparire sempre più conservatori, come tattica di Starmer contro Sunak?
“Ripeto, essere più competenti”.