Il futuro dell’Ucraina dipende anche da una fabbrica confusa nel dedalo della periferia orientale di Roma, tra capannoni industriali e villotte condonate.
Lì dentro, nell’impianto circondato da un duplice reticolato e sorvegliato da una selva di telecamere, stanno venendo costruite le batterie contraeree più avanzate, le prime in assoluto realizzate per le esigenze di Kiev: non avanzi degli eserciti occidentali o mezzi di seconda scelta, ma complessi di ultima generazione con una fama di invincibilità.
Il Qatar, ad esempio, gli ha affidato la sicurezza dei Mondiali di calcio: creano una cupola protettiva contro qualsiasi ordigno – missili, droni, razzi – con risultati simili a quelli dell’Iron Dome israeliano.
Questi sistemi difensivi chiamati Skynex sono l’ultimo capitolo di una storia cominciata nel 1952 che è tutta italiana, nonostante i nomi delle aziende suonino stranieri - prima Contraves, poi dal 1993 Rheinm…
Il futuro dell’Ucraina dipende anche da una fabbrica confusa nel dedalo della periferia orientale di Roma, tra capannoni industriali e villotte condonate.
Lì dentro, nell’impianto circondato da un duplice reticolato e sorvegliato da una selva di telecamere, stanno venendo costruite le batterie contraeree più avanzate, le prime in assoluto realizzate per le esigenze di Kiev: non avanzi degli eserciti occidentali o mezzi di seconda scelta, ma complessi di ultima generazione con una fama di invincibilità.
Il Qatar, ad esempio, gli ha affidato la sicurezza dei Mondiali di calcio: creano una cupola protettiva contro qualsiasi ordigno – missili, droni, razzi – con risultati simili a quelli dell’Iron Dome israeliano.
Questi sistemi difensivi chiamati Skynex sono l’ultimo capitolo di una storia cominciata nel 1952 che è tutta italiana, nonostante i nomi delle aziende suonino stranieri - prima Contraves, poi dal 1993 Rheinmetall Italia -, uomini e brevetti sono interamente nazionali.
Qui negli anni Settanta è stato concepito il “Guardiano del cielo”, Skyguard, esportato in dozzine di Paesi: un radar mobile, con una centrale chiusa in un container blindato che dirige mitragliere e missili terra-aria. Uno scudo modulare, che mette in rete armamenti diversi formando una barriera.
Nel comando mobile di Skynex c’è un misto di tecnologia e robustezza, perché deve stare nel mezzo del campo di battaglia. Il radar 3D può essere montato sul tetto della cabina corazzata, dove tre uomini vegliano affiancati davanti ad altrettanti schermi su cui appare il classico cerchio luminoso, come quelli dei film.
Poi all’uomo resta solo da spingere il tasto rosso con la scritta “Fire”. Ma ci sono situazioni, soprattutto sul fronte ucraino, in cui è necessario controllare direttamente la risposta: ad esempio per contrastare gli impulsi usati dai russi per accecare i radar. Skynex può replicare alle contromisure con i suoi disturbatori, detti “jammer”: basta digitare cinque volte sul display per vincere il duello di frequenze e abbattere il primo obiettivo.
Il risultato è devastante: i pallettoni crivellano gli apparati di guida, fanno saltare in aria le testate e il carburante, mettono fuori uso motori e razzi. Una sola raffica può spazzare via uno sciame di droni.
Entro pochi mesi l’Ucraina riceverà le due batterie e già i generali discutono del loro impiego: andranno a proteggere installazioni strategiche nelle città.
Notizie ufficiose parlano dell’interesse a raddoppiare le commesse, valutando pure l’integrazione con missili terra-aria Camm-Er di Mbda, gli stessi adottati dal nostro Esercito. I dirigenti di Rheinmetall Italia non commentano. L’amministratore delegato Alessandro Ercolani ci tiene solo a specificare che tratta di sistemi progettati nel nostro Paese, con un investimento di oltre cento milioni in ricerca e sviluppo: armi – sottolinea – che hanno finalità difensive e contribuiranno a salvare molte vite.