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A Kharkiv con gli incursori russi anti-Putin di Belgorod: "Noi autonomi da Kiev, è la nostra guerra civile. Ed è solo l'inizio"

(Foto di Paolo Brera) 

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Parlano White Rex e Cesare, portavoci del gruppo che ha oltreppassato il confine due giorni fa. Sono di estrema destra e spiegano di comunicare con l'Ucraina ma di agire in modo indipendente. Raccontano l'operazione ("La gente ci guardava incuriosita ma non aveva paura di noi, è stato un successo") e attaccano il leader del Cremlino: "Chi lo segue è un idiota. Nella regione di Belgorod abbiamo già centinaia di migliaia di sostenitori"
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FORESTA DI KHARKIV - L'appuntamento con gli uomini che hanno realizzato la più clamorosa tra le operazioni in Russia dopo il 24 febbraio 2022 era una vecchia pompa di benzina. Ecco i cinque fuoristrada fermi ad aspettare i giornalisti stranieri. Fanno largo al pullman lungo la statale che costeggia la foresta a una trentina di chilometri della frontiera russa, a nord-ovest di Kharkiv. Non siamo lontano dai posti di frontiera che il commando di soldati e volontari ribelli russi ha attraversato due notti fa. Ci accompagnano in un poligono nascosto tra gli alberi, dai cespugli spuntano blindati e carri, qualcuno d'addestramento e qualcun altro chissà. 

Lì ci sono altri uomini ad aspettarci, una quarantina in tutto. Sono soldati di entrambe le formazioni che hanno lanciato il blitz, il corpo volontario russo e la Legione Libertà. Il numero preciso conta poco, "qui sono venuti solo gli uomini che abbiamo deciso di distoglier…

FORESTA DI KHARKIV - L'appuntamento con gli uomini che hanno realizzato la più clamorosa tra le operazioni in Russia dopo il 24 febbraio 2022 era una vecchia pompa di benzina. Ecco i cinque fuoristrada fermi ad aspettare i giornalisti stranieri. Fanno largo al pullman lungo la statale che costeggia la foresta a una trentina di chilometri della frontiera russa, a nord-ovest di Kharkiv. Non siamo lontano dai posti di frontiera che il commando di soldati e volontari ribelli russi ha attraversato due notti fa. Ci accompagnano in un poligono nascosto tra gli alberi, dai cespugli spuntano blindati e carri, qualcuno d'addestramento e qualcun altro chissà. 

Lì ci sono altri uomini ad aspettarci, una quarantina in tutto. Sono soldati di entrambe le formazioni che hanno lanciato il blitz, il corpo volontario russo e la Legione Libertà. Il numero preciso conta poco, "qui sono venuti solo gli uomini che abbiamo deciso di distogliere dalle loro missioni e dai loro compiti di preparazione per potervi spiegare chi siamo", dicono.

(Foto di Paolo Brera) 

La bandiera bianca e blu

Sono tutti in mimetica, imbracciano piccoli fucili d'assalto e kalashnikov, hanno issato la bandiera bianca e blu su un enorme blindato. Bianca e blu, senza il rosso che compone la bandiera russa e che è lo stesso rosso di un passato che questi uomini vogliono lasciarsi il più possibile alle spalle, il rosso dell'Unione Sovietica.

White Rex e Cesare

"Certo che è stata un successo l'operazione", dice il soldato Denis Kasputin, nome di battaglia White Rex, il capo del Corpo volontari russi. Ha 39 anni, è un ricercato della Federazione russa. Parla perfettamente almeno tre lingue, oltre al russo anche il tedesco e l'inglese: da adolescente ha vissuto con i suoi genitori in Germania, nel 2017 si è trasferito a Kiev e ha organizzato fight club di estrema destra: "Abbiamo catturato un prigioniero, abbiamo preso armi e cinque mezzi corazzati. La nostra operazione non è affatto conclusa, va avanti ma possiamo dire di aver completato con successo la Fase Uno". 


Ma il capo della Legione Libertà è ancora più esplicito: l'operazione a Belgorod è tutt'altro che completata, "è ancora in corso". Ha 39 anni, nome di battaglia "Cesare": "Sono un pluriricercato della Russia", dice. È vicecomandante, il responsabile qui. Viene da San Pietroburgo, anche lui esponente dell'estrema destra patriottica russa: "Ho partecipato al gruppo d'assalto, siamo rimasti lì per più di 24 ore e alcuni dei nostri sono ancora sul posto. Sono lì perché hanno dei compiti da svolgere. Voi giornalisti ditelo chiaro a loro - dice rivolto verso il confine russo, sufficientemente lontano da non essere sotto tiro diretto dell'artiglieria leggera - sarà meglio che non si rilassino". 

"Siamo autonomi da Kiev"

C'è un solo argomento sul quale sono ferrei: negano che l'operazione sia stata direttamente coordinata con le forze armate ucraine o i servizi di Kiev. "Siamo russi, questo è un nostro affare interno, è una guerra civile e gli ucraini in questo non c'entrano nulla", dice Cesare. "Quello che abbiamo avuto è... grande solidarietà", sorride il vicecomandante White Rex. Ma poi ammette che "sì, certo, è ovvio che ci sia un certo livello di collaborazione e che loro siano informati di quello che facciamo. Sarebbe illogico che un gruppo di russi potesse agire autonomamente gironzolando armati per l'Ucraina in guerra. Condividiamo con loro le nostre idee, e ascoltiamo la loro opinione sulle azioni che vogliamo mettere in atto. Ma poi, quando agiamo concretamente, una volta passato il confine ed entrati in Russia l'operazione è una faccenda esclusivamente nostra".

La questione delle armi

Ecco, le armi. I video al confine mostrano i ribelli attraversarlo "con blindati americani", accusa Mosca. "Verifichiamo, non sosteniamo l'uso delle nostre armi per attacchi in Russia", replica Washington. "So esattamente dove ho preso le mie armi. Sfortunatamente non dai partner occidentali", dice Kapustin. Si trovano sul mercato nero, suggerisce, armi conquistate e perse da una parte e dall'altra: "A Bakhmut, per esempio, i russi avevano preso diversi blindati occidentali". 

I due leader sono gli unici a parlare. Tutti gli altri hanno ordine di tacere, molti hanno i lineamenti del viso coperti per non essere riconosciuti. "Chi ha famiglia in Russia non si espone, uno di noi è stato riconosciuto e si sono presentati sotto casa i giornalisti di regime tempestando la madre ottantenne di domande che cominciavano sempre con 'Lo sa che suo figlio è un traditore?'. Un interrogatorio, non un tentativo di intervista. Non credo che nei Paesi democratici, negli Usa o nel Regno Unito, vi comportiate allo stesso modo. Io parlo liberamente a volto scoperto perché la mia famiglia non è più in Russia. Il mio amico Maxim è stato torturato a morte dal regime, e io combatto anche per lui", racconta Denis.

Come si è svolta l'operazione a Belgorod

Il vicecomandante Cesare invece si concentra sull'operazione "ancora in corso: dopo il nostro attacco di artiglieria - racconta -  le guardie di frontiera sono fuggite". Dicono di essere riusciti a sequestrare un territorio ampio, occupando -  loro dicono "liberando" -  interi villaggi. I russi hanno reagito con lentezza, nonostante la lunga serie di attacchi subiti proprio in quell'area. Ma stavolta, quando hanno colpito in profondità, non eano pronti. "L'esercito regolare è arrivato solo nel pomeriggio. C'è stata una dura sparatoria", racconta Cesare. Denis non dà dettagli, "gli obiettivi centrati sono informazioni riservate", dice. 

Nei villaggi che attraversavano la gente rimaneva a bocca aperta per lo stupore, raccontano. "Ma non avevano paura. Molte delle persone che incontravamo collaboravano - dice Cesare -  prendevano la famiglia ed evacuavano la zona delle operazioni. Qualcuno ci guardava incuriosito, un uomo ha alzato gli occhi e ha visto il nostro carro armato ma ha semplicemente puntato il dito dicendo 'toh', ed è andato avanti a tagliare l'erba come nulla fosse". 

Cesare racconta di essere arrivato in Ucraina l'estate scorsa. Dopo un paio di mesi ha cominciato a combattere insieme agli ucraini contro i soldati del suo stesso Paese. "Chiunque sia d'accordo con il regime di Putin è uno svitato o un completo idiota, non c'è altra possibilità", dice. E adesso che la Fase Uno è finita? Cosa viene dopo un'azione tanto clamorosa? Qual era l'obiettivo di un'avanzata dal valore simbolico enorme ma poco significativa concretamente, dal punto di vista strettamente militare? "È stata una missione di ricognizione e combattimento in profondità. È solo l'inizio. Nella regione di Belgorod abbiamo già centinaia di migliaia di sostenitori".