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“Abbiamo trasformato l’Ucraina nell’Impero Romano”. L’agenda di Prigozhin dietro alle sue provocazioni

(afp)
"Rischiamo la Rivoluzione come nel 1917", dice in un'intervista. Così il capo di Wagner punta a scalzare i vertici della Difesa e a ritagliarsi un ruolo politico. Putin lo sfrutta, ma non asseconda le sue ambizioni
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Un tempo tramava nell'ombra. Era l'eminenza grigia che assoldava i troll che seminavano falsità sul web dietro a falsi profili e i mercenari che combattevano le guerre segrete di Vladimir Putin. Oggi Evgenij Prigozhin, già responsabile del catering del Cremlino tanto da essere soprannominato "lo chef di Putin", non solo ha rivendicato la paternità della "fabbrica dei troll" e della compagnia militare privata Wagner che aveva sempre negato anche a colpi di querele milionarie. Ma non perde occasione per cercare la ribalta. Non c'è giorno che non lanci uno strale o una sfida. Mira sempre più in alto correndo il rischio, un giorno o l'altro, di precipitare come quell'Icaro che osò sfidare il sole.

Di solito il suo palcoscenico è l'app di messaggistica istantanea Telegram dove diffonde audio al vetriolo o video fortemente provocatori. Stavolta Prigozhin ha affidato le sue esternazioni al blo…

Un tempo tramava nell'ombra. Era l'eminenza grigia che assoldava i troll che seminavano falsità sul web dietro a falsi profili e i mercenari che combattevano le guerre segrete di Vladimir Putin. Oggi Evgenij Prigozhin, già responsabile del catering del Cremlino tanto da essere soprannominato "lo chef di Putin", non solo ha rivendicato la paternità della "fabbrica dei troll" e della compagnia militare privata Wagner che aveva sempre negato anche a colpi di querele milionarie. Ma non perde occasione per cercare la ribalta. Non c'è giorno che non lanci uno strale o una sfida. Mira sempre più in alto correndo il rischio, un giorno o l'altro, di precipitare come quell'Icaro che osò sfidare il sole.

Di solito il suo palcoscenico è l'app di messaggistica istantanea Telegram dove diffonde audio al vetriolo o video fortemente provocatori. Stavolta Prigozhin ha affidato le sue esternazioni al blogger Konstantin Dolgov. In una lunga intervista durata un'ora e mezza ha diffuso un inedito dato sui caduti nella battaglia di Bakhmut e criticato ancora una volta la leadership militare russa, oramai un leitmotiv. Rinfocolando ulteriormente le speculazioni su quanto sia realmente vicino al presidente Vladimir Putin o quali siano le sue reali mire.

Che cosa ha detto Prigozhin?

Prigozhin ha innanzitutto sconfessato il soprannome "chef di Putin". È stupido, ha detto, perché non sa cucinare e non è mai stato uno chef. E ha scherzato sul fatto che "macellaio di Putin" potrebbe essere un soprannome più appropriato. Del resto, è il suo scagnozzo. Pronto a fare il lavoro sporco dove serve. Nell'intervista ha rivelato per la prima volta quanto gli è costato.

A Bakhmut, la città ucraina di cui ha rivendicato la cattura la scorsa settimana, avrebbe perso 10mila prigionieri sui 50mila reclutati nelle carceri e circa il 20 percento dei mercenari professionisti. L'Ucraina - a suo dire - avrebbe perso molti più uomini: 50mila sarebbero morti e tra 50mila e 70mila sarebbero stati feriti. "Ho tre volte meno uccisi e (...) circa la metà dei feriti", si è bullato.

Cifre impossibili da verificare, ma che segnano un'inedita trasparenza rispetto all'esercito che fa di tutto per mantenere il segreto sulle vittime. L'ultimo bilancio diffuso dalla Difesa russa nel settembre 2022 era di 5.900 caduti, mentre una recente fuga di documenti classificati dell'intelligence statunitense stimerebbe le perdite russe al primo marzo tra 35.500 e 43.500 contro 16.000-17.500 per l'Ucraina.

Prigozhin ha anche detto che "l'operazione militare speciale" russa in Ucraina ha portato a risultati opposti a quelli prefissati. La smilitarizzazione? "Se [gli ucraini] avevano 500 carri armati all'inizio dell'operazione speciale, ora ne hanno 5mila. Se avevano 20mila persone in grado di combattere, ora 400mila persone sanno combattere. Come l'avremmo smilitarizzata? Si scopre che è vero il contrario", ha detto, aggiungendo: "Posso dirlo per esperienza personale: oggi gli ucraini sono uno degli eserciti più forti. Hanno un alto livello di organizzazione, un alto livello di addestramento, un alto livello di intelligence".

Stessa cosa per la denazificazione. "Abbiamo reso l'Ucraina una nazione conosciuta da tutti in tutto il mondo. L'abbiamo legittimata", ha commentato paragonandola all'antica Grecia o all'Impero Romano.

Prigozhin ha infine avvertito che la Russia potrebbe affrontare una rivoluzione simile a quelle del 1917 e perdere il conflitto in Ucraina, a meno che l'élite non si impegni seriamente nel conflitto. A esempio ha preso la famiglia del ministro della Difesa Sergej Shojgu facendo allusioni sulla presunta omosessualità del cognato Aleksej Soljarov e denunciando contratti milionari ottenuti dalla figlia per restaurare un forte a San Pietroburgo. Se i russi comuni continuassero a vedere i loro figli morire, mentre i figli dell'élite "scuotono il culo" al sole, "questa divisione potrà finire come nel 1917 con una Rivoluzione", è stata la sua conclusione.

La previsione di Prigozhin è che la controffensiva ucraina punterà a respingere le truppe russe e a ripristinare i suoi confini pre-2014, quando la Russia ha annesso la Crimea e sobillato le rivolte a Donetsk e Lugansk . L'Ucraina, sostiene Prigozhin, cercherà di accerchiare Bakhmut e poi di attaccare la Crimea. "Siamo in una condizione tale che potremmo perdere fottutamente - questo è il problema principale... Dobbiamo imporre la legge marziale".

Non solo. Secondo Prigozhin, il ministro della Difesa Sergej Shojgu dovrebbe essere sostituito dal colonnello generale Mikhail Mizintsev mentre il capo di stato maggiore nonché capo dell'operazione militare speciale Valerij Gerasimov dovrebbe essere sostituito da Sergej Surovikin, il "Generale Armageddon".

Il perché degli attacchi contro Shojgu e Gerasimov

Non è la prima volta che Prigozhin prende di mira Shojgu e Gerasimov. I dissidi tra il capo di Wagner e i vertici della Difesa risalgono già al 2014, anno dell'annessione della Crimea e dell'inizio del conflitto nel Donbass. L'ex galeotto Prigozhin che è riuscito a trasformare un chiosco di hot-dog in un'impresa di ristorazione milionaria vede un'opportunità.

Fonda Wagner e l'Agenzia di Ricerca su Internet, nota come "fabbrica dei troll", che consentono al Cremlino di combattere le sue guerre sotto copertura, sul campo e sul web. Inizia la straordinaria ascesa che però irrita i vertici della Difesa che, stando alla newsletter economica russa The Bell, tagliano i contratti di Wagner da 27 miliardi di rubli (312,4 milioni di euro) nel 2015 a poco più di un miliardo (11,5 milioni) e per di più iniziano a tardare i pagamenti.

A pochi mesi dall'inizio della cosiddetta "operazione militare speciale", Prigozhin decide di venire allo scoperto e inizia a prendere di mira apertamente Shojgu e Gerasimov bramandone la sostituzione. I due però riescono a convincere Vladimir Putin che l'indipendenza di Wagner è una minaccia per l'esercito e, di conseguenza, per lo Stato. Putin allora esautora Surovikin, vicino a Prigozhin, e affida a Gerasimov la supervisione dell'intera "operazione speciale".

È un chiaro segnale. Putin, come ha osservato la politologa Tatiana Stanovaja in un'analisi per il think tank Carnegie Politika, "non ha mai visto il losco imprenditore come un sostituto di istituzioni ufficiali come l'esercito o i servizi di sicurezza, né ha mai provato a usare Prigozhin come contrappeso a quelle istituzioni".

Prigozhin non fa parte della stretta cerchia di vecchi amici che condividono con Putin un passato nell'Fsb o nell'amministrazione di San Pietroburgo negli Anni '90. Non è più rinnegabile, ma non è nemmeno accettato nell'establishment.

A dispetto delle sue ambizioni, Prigozhin resta pur sempre un "privato", per di più mal visto dalle élite che non apprezzano la sua demagogia e i continui attacchi alle istituzioni, inviso persino ai nazionalisti come l'ex "ministro della Difesa" di Donetsk Igor "Strelkov" Girkin che ne disprezzano la sete di denaro e poco noto alle folle. Stando a un sondaggio dell'istituto indipendente Levada Center della fine del 2022, solo tre persone su un campione di 1.600 sapeva chi fosse.

"Non solo non ha uno status formale, ma non ha nemmeno accesso diretto a Putin", prosegue Stanovaja. Le sue dichiarazioni sui social network sono la sua unica arma per farsi sentire. Sono amplificate da una pletora di blogger e commentatori nazionalisti sul suo libro paga che contano centinaia di migliaia di follower sui social network, ma sono oscurate dai media statali proprio per ordine del Cremlino. Perciò non andrebbero esagerate.

Finora le sue battaglie non hanno avuto successo, dalla campagna contro il governatore di San Pietroburgo Aleksandr Beglov alla minaccia di bloccare YouTube in Russia. E ancora più lontana è una sua discesa in politica. Come ha osservato il politologo Konstantin Kalachev, nessuno può fare politica in Russia senza il permesso del Cremlino ed è improbabile che Prigozhin ottenga questo permesso.

Eppure, nonostante tutti i suoi recenti passi falsi, Prigozhin al momento gode di una certa immunità. Può permettersi di criticare l'esercito mentre altri vengono messi a tacere grazie alle leggi che condannato chi "discredita" o "diffonde fake news" sulle forze armate. Il fatto è che, finché genera risultati, come la recente presa di Bakhmut, Wagner resta una risorsa importante per il Cremlino.

Il quesito, avverte Stanovaja, è se Prigozhin oserà spingersi a sfidare apertamente il comandante-in-capo. "Finché Putin è relativamente forte e capace di mantenere l'equilibrio tra i vari gruppi di influenza, Prigozhin non è pericoloso. Ma la guerra rende gli uomini dei mostri e la loro incoscienza e disperazione può diventare una sfida per lo Stato se mostra anche il minimo segno di debolezza".