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L'allarme della massima autorità sanitaria Usa: "I social media fanno male allo sviluppo dei giovani"

(reuters)

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Un rapporto diffuso da Vivek Murthy, a capo del Public Health Service Commissioned Corps, illustra i pericoli, offre consigli alle famiglie e chiede ai colossi tecnologici di prendere provvedimenti. Denunciando la necessità di fare nuove ricerche
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I social possono avere "effetti estremamente dannosi" sulla salute mentale di bambini e ragazzi: e i colossi della tecnologia devono agire al più presto. È l'allarme lanciato ieri con un rapporto di 19 pagine, dalla massima autorità sanitaria statunitense, il dottor Vivek Murthy, "Surgeon General" - ovvero "chirurgo generale" - a capo del Public Health Service Commissioned Corps e voce ufficiale del governo in materia di sanità pubblica.

Dopo aver denunciato solo due settimane fa "la solitudine come nuova epidemia, mortale come il fumo, ne soffre il 50 per cento degli adulti", ora il Doctor-in-Chief mette in luce anche il disagio mentale dei giovani: "Siamo davanti a una vera crisi nazionale di salute mentale di bambini e adolescenti. E temo che i social ne siano uno dei principali motori. Dobbiamo rispondere con urgenza", avverte nella dichiarazione che accompagna il rapporto. Dove chiede con fermezza…

I social possono avere "effetti estremamente dannosi" sulla salute mentale di bambini e ragazzi: e i colossi della tecnologia devono agire al più presto. È l'allarme lanciato ieri con un rapporto di 19 pagine, dalla massima autorità sanitaria statunitense, il dottor Vivek Murthy, "Surgeon General" - ovvero "chirurgo generale" - a capo del Public Health Service Commissioned Corps e voce ufficiale del governo in materia di sanità pubblica.

Dopo aver denunciato solo due settimane fa "la solitudine come nuova epidemia, mortale come il fumo, ne soffre il 50 per cento degli adulti", ora il Doctor-in-Chief mette in luce anche il disagio mentale dei giovani: "Siamo davanti a una vera crisi nazionale di salute mentale di bambini e adolescenti. E temo che i social ne siano uno dei principali motori. Dobbiamo rispondere con urgenza", avverte nella dichiarazione che accompagna il rapporto. Dove chiede con fermezza "nuove ricerche per comprendere meglio gli effetti dei social sulle menti più giovani giacché finora non sono stati completamente compresi". Aggiungendo che però già disponiamo di "molte prove" sulle loro conseguenze negative, pur riconoscendo che per certi utenti possono invece rivelarsi utili.

Diversi studi, spiega Murthy, hanno stabilito legami tra l'uso dei social e la comparsa di sintomi depressivi. Le piattaforme, cioè, rischiano di indebolire l'autostima. E le ragazze sono ancor più vulnerabili, perché più esposte dei maschi al cyberbullismo e allo sviluppo di disturbi alimentari. Non solo. Tutti sono esposti a contenuti "pericolosi": atti violenti o sessualmente espliciti. In un Paese dove il 95 per cento dei giovani dai 13 ai 17 anni usa almeno un social  e un terzo afferma di farne un uso "quasi costante", secondo dati del Pew Research Center, la richiesta è dunque che le aziende tecnologiche agiscano. Imponendo un'"età minima" per l'iscrizione e creando impostazioni predefinite che proteggano meglio la loro privacy.

Il rapporto include anche raccomandazioni pratiche per le famiglie. Ad esempio, mantenere i pasti e altri momenti di socialità familiare "social-free": occasioni dove i minori, ma anche i loro genitori, si rapportino senza dispositivi elettronici. E suggerisce pure di creare "un piano familiare" dove si decidono insieme regole che vanno dai limiti sui contenuti al come mantenere private le informazioni personali. Perché gli adolescenti, spiega, "non sono solo 'giovani adulti'. Sono in una fase delicata dello sviluppo del loro cervello".

L'allarme, nota il New York Times, è importante: trasforma preoccupazioni a lungo rimaste latenti in emergenza nazionale proprio mentre legislatori - spesso nati in epoche ben diverse da questa - si pongono il problema di come regolamentare l'uso dei social. Il governatore del Montana Greg Gianforte ha appena firmato un disegno di legge che vieta a TikTok di operare nel suo stato (con immediata reazione dell'azienda cinese, che ha fatto ricorso). A muovere Gianforte, però, non sono stati tanto i timori per il benessere dei giovani quanto le preoccupazioni per la sicurezza dei dati personali. A marzo, invece, lo Utah è diventato il primo stato a vietare ai minori di 18 anni di avere account senza il consenso esplicito di almeno un genitore, riducendone drasticamente l'accesso ad app come Instagram e Facebook.

Ad agire, d'altronde, è ora anche l'American Psychological Association che a inizio maggio ha pubblicato la sua prima guida ai social, raccomandando ai genitori di monitorarne attentamente l'uso da parte degli adolescenti. E chiedendo alle aziende di riconsiderare funzionalità come lo scorrimento infinito e il pulsante "Mi piace". Notando che l'uso eccessivo delle piattaforme sta facendo aumentare le diagnosi cliniche di ansia e depressione tra gli adolescenti, e le visite al pronto soccorso per atti di autolesionismo e intenzioni suicide: "Nella prima adolescenza, quando si stanno formando identità e senso di autostima, lo sviluppo del cervello è particolarmente suscettibile alle pressioni sociali, alle opinioni dei pari e al confronto tra pari". Rilevando che le aziende tecnologiche lo sanno benissimo (come d'altronde dimostrato di recente da una serie di inchieste su Facebook pubblicate dal Wall Street Journal): ma "hanno un interesse acquisito nel mantenere gli utenti online, con tattiche che invogliano le persone a comportamenti simili alla dipendenza.

Il problema è che nonostante fra il 2019 e il 2021 siano state prodotte numerosissime ricerche, i risultati sono rimasti aperti, interpretabili: i dati, cioè, indicano che i social hanno un impatto sia positivo che negativo sui giovani. Ad esempio, aiutano a connettersi con gli altri e a trovare spazi per esprimersi. Allo stesso tempo, sono piene di "contenuti estremi, inappropriati e dannosi" che ad esempio "normalizzano" l'autolesionismo, i disturbi alimentari, comportamenti autodistruttivi e il cyberbullismo dilagante. Unico dato in comune di tutte queste ricerche è la costatazione che il tempo trascorso davanti allo schermo sostituisce sempre più attività come il sonno e lo sport, vitali per lo sviluppo. 

Le prime reazioni stanno già arrivano. Un portavoce di Meta, casa madre di Instagram e Facebook, ha affermato che le raccomandazioni di Murthy sono "ragionevoli e, in gran parte, già acquisite". Ben sapendo che il rapporto del medico governativo non ha nessun potere politico o legale. Ma, spiega lui, ha voluto diffonderlo ugualmente "per richiamare l'attenzione degli americani su un problema urgente di salute pubblica". Mosse simili compiute dai suoi predecessori hanno infatti contribuito a spostare l'attenzione nazionale sul fumo negli anni Sessanta, sull'AIDS negli anni Ottanta e sull'obesità nei primi anni Duemila. "Dobbiamo aiutare i genitori ad affrontare una nuova tecnologia che si evolve rapidamente e sta cambiando radicalmente il modo in cui i nostri figli percepiscono se stessi. Dobbiamo stabilire standard di sicurezza al più presto".