Sudan, colpite dai gruppi armati le strutture di Medici senza frontiere
di Veronica StiglianiOspedali colpiti, magazzini saccheggiati, farmaci e veicoli rubati. Nel Sudan devastato dagli scontri tra l'esercito regolare e le Forze di supporto rapido, il lavoro di Medici senza frontiere (Msf) viene ostacolato dalle continue azioni violente da parte dei gruppi armati.
Dall’inizio del conflitto, cinque settimane fa, la Ong ha incrementato la sua attività in dieci Stati del Paese, “ma incursioni, saccheggi e occupazioni armate delle nostre sedi” si aggiungono alle “sfide amministrative e logistiche”, racconta l’organizzazione in un comunicato. Al 22 maggio l'Organizzazione mondiale della sanità ha registrato 138 attacchi a strutture sanitarie.
Ospedali colpiti, magazzini saccheggiati, farmaci e veicoli rubati. Nel Sudan devastato dagli scontri tra l'esercito regolare e le Forze di supporto rapido, il lavoro di Medici senza frontiere (Msf) viene ostacolato dalle continue azioni violente da parte dei gruppi armati.
Dall’inizio del conflitto, cinque settimane fa, la Ong ha incrementato la sua attività in dieci Stati del Paese, “ma incursioni, saccheggi e occupazioni armate delle nostre sedi” si aggiungono alle “sfide amministrative e logistiche”, racconta l’organizzazione in un comunicato. Al 22 maggio l'Organizzazione mondiale della sanità ha registrato 138 attacchi a strutture sanitarie.
A queste parole fanno eco quelle della capomissione di Msf in Sudan, Francesca Arcidiacono, che racconta che l’organizzazione sta “assistendo a una violazione sistematica dei principi umanitari”, e che “lo spazio umanitario per operare si sta riducendo a un livello mai visto prima".
Nel comunicato Msf condanna le "inaccettabili aggressioni" contro il suo personale, di cui fornisce un elenco dettagliato. Gli attacchi sono avvenuti in diverse sedi in cui operano volontari e operatori, tra cui quelle di Khartoum, Zalingei, Nyala e Geneina.
In particolare, il 26 aprile l'ospedale universitario di El Geneina è stato saccheggiato e parti dell’edificio sono state danneggiate o demolite, costringendo la struttura a chiudere. Da inizio maggio sono stati riportati numerosi furti di carburante, veicoli e farmaci. Un generatore è stato distrutto nel Darfur centrale, mentre un magazzino di Msf nel sud della regione è stato e rimane occupato dai combattenti armati dal 18 maggio.
“Questo inaccettabile disprezzo dei principi umanitari e del diritto internazionale umanitario ostacola la capacità di Msf di fornire assistenza sanitaria alla popolazione, in un momento in cui c'è un disperato bisogno di aiuto", insiste il comunicato.
La popolazione vive infatti una condizione drammatica. Nelle aree dove si combatte, soprattutto Khartoum e Darfur, ci sono civili vittime di violenze sessuali, accoltellamenti, ferite da arma da fuoco ed esplosioni. In tutto il Paese mancano cibo e acqua, costringendo i sudanesi a spostarsi per non morire di fame o di sete.