✕

Sudan, colpite dai gruppi armati le strutture di Medici senza frontiere

(afp)
Nonostante il cessate il fuoco le parti continuano a scontrarsi, ad attaccare le strutture sanitarie, infierendo sulla popolazione che da cinque settimane subisce il conflitto. La Ong racconta che "incursioni, saccheggi e occupazioni delle sedi” rendono impossibile garantire l'assistenza umanitaria di cui i civili avrebbero bisogno
2 minuti di lettura

Ospedali colpiti, magazzini saccheggiati, farmaci e veicoli rubati. Nel Sudan devastato dagli scontri tra l'esercito regolare e le Forze di supporto rapido, il lavoro di Medici senza frontiere (Msf) viene ostacolato dalle continue azioni violente da parte dei gruppi armati.

Dall’inizio del conflitto, cinque settimane fa, la Ong ha incrementato la sua attività in dieci Stati del Paese, “ma incursioni, saccheggi e occupazioni armate delle nostre sedi” si aggiungono alle “sfide amministrative e logistiche”, racconta l’organizzazione in un comunicato. Al 22 maggio l'Organizzazione mondiale della sanità ha registrato 138 attacchi a strutture sanitarie.

Il cessate il fuoco annunciato il 20 maggio continua a essere violato…

Ospedali colpiti, magazzini saccheggiati, farmaci e veicoli rubati. Nel Sudan devastato dagli scontri tra l'esercito regolare e le Forze di supporto rapido, il lavoro di Medici senza frontiere (Msf) viene ostacolato dalle continue azioni violente da parte dei gruppi armati.

Dall’inizio del conflitto, cinque settimane fa, la Ong ha incrementato la sua attività in dieci Stati del Paese, “ma incursioni, saccheggi e occupazioni armate delle nostre sedi” si aggiungono alle “sfide amministrative e logistiche”, racconta l’organizzazione in un comunicato. Al 22 maggio l'Organizzazione mondiale della sanità ha registrato 138 attacchi a strutture sanitarie.

Il cessate il fuoco annunciato il 20 maggio continua a essere violato da entrambe le parti. Per il responsabile Onu dei diritti umani nel Paese africano, Radhouane Nouicer, il livello di sofferenza dei civili in Sudan è "disumano, orribile, tragico, brutale e assolutamente inutile". Tutti i diritti umani, economici, sociali e culturali, nonché civili e politici, vengono violati, così come il diritto internazionale umanitario.

A queste parole fanno eco quelle della capomissione di Msf in Sudan, Francesca Arcidiacono, che racconta che l’organizzazione sta “assistendo a una violazione sistematica dei principi umanitari”, e che “lo spazio umanitario per operare si sta riducendo a un livello mai visto prima".

Nel comunicato Msf condanna le "inaccettabili aggressioni" contro il suo personale, di cui fornisce un elenco dettagliato. Gli attacchi sono avvenuti in diverse sedi in cui operano volontari e operatori, tra cui quelle di Khartoum, Zalingei, Nyala e Geneina.

In particolare, il 26 aprile l'ospedale universitario di El Geneina è stato saccheggiato e parti dell’edificio sono state danneggiate o demolite, costringendo la struttura a chiudere. Da inizio maggio sono stati riportati numerosi furti di carburante, veicoli e farmaci. Un generatore è stato distrutto nel Darfur centrale, mentre un magazzino di Msf nel sud della regione è stato e rimane occupato dai combattenti armati dal 18 maggio.

“Questo inaccettabile disprezzo dei principi umanitari e del diritto internazionale umanitario ostacola la capacità di Msf di fornire assistenza sanitaria alla popolazione, in un momento in cui c'è un disperato bisogno di aiuto", insiste il comunicato.

La popolazione vive infatti una condizione drammatica. Nelle aree dove si combatte, soprattutto Khartoum e Darfur, ci sono civili vittime di violenze sessuali, accoltellamenti, ferite da arma da fuoco ed esplosioni. In tutto il Paese mancano cibo e acqua, costringendo i sudanesi a spostarsi per non morire di fame o di sete.

Arcidiacono spiega che gli operatori sono “scossi e sconvolti dai deplorevoli attacchi”. Spiega che in una sede di Msf a Khartoum i frigoriferi sono stati staccati e i farmaci sono stati gettati via. “L'intera catena del freddo è andata in tilt: i medicinali non sono più utilizzabili per curare i pazienti. Tutto questo è semplicemente assurdo”. Il comunicato dell’organizzazione chiede alle parti in conflitto di “garantire la sicurezza del personale medico e delle strutture sanitarie, di consentire il passaggio sicuro delle ambulanze e di chi cerca assistenza”.