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Usa 2024, DeSantis si candida alla presidenza: "Corro per guidare il grande ritorno dell'America"

(reuters)
Problemi tecnici durante la diretta streaming. E Biden ironizza sul flop
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New York -  Resta solo da vedere se sia ancora in tempo per recuperare lo svantaggio accumulato da Trump, ora che Ron DeSantis ha messo da parte le paure di sfidare il suo mentore e si è candidato alle primarie presidenziali repubblicane. E poi capire se Elon Musk è diventato il nuovo "kingmaker" del Gop, soppiantando la Fox di Rupert Murdoch.  


Il governatore della Florida ha scelto Twitter, per lanciare la sua corsa alla Casa Bianca, e lo ha fatto ieri sera chiacchierando proprio con il nuovo proprietario del social media dei cinguettii. Si è presentato come la versione più disciplinata di Trump, oltre che più giovane, ma soprattutto come l'unico vero conservatore in campo, forte delle leggi approvate in Florida che promette di replicare sul palcoscenico nazionale. "Mi candido alla presidenza - ha esordito DeSantis, dopo qualche difficoltà tecnica che aveva bloccato la trasmissione su Twitter Spaces - per guida…

New York -  Resta solo da vedere se sia ancora in tempo per recuperare lo svantaggio accumulato da Trump, ora che Ron DeSantis ha messo da parte le paure di sfidare il suo mentore e si è candidato alle primarie presidenziali repubblicane. E poi capire se Elon Musk è diventato il nuovo "kingmaker" del Gop, soppiantando la Fox di Rupert Murdoch.  


Il governatore della Florida ha scelto Twitter, per lanciare la sua corsa alla Casa Bianca, e lo ha fatto ieri sera chiacchierando proprio con il nuovo proprietario del social media dei cinguettii. Si è presentato come la versione più disciplinata di Trump, oltre che più giovane, ma soprattutto come l'unico vero conservatore in campo, forte delle leggi approvate in Florida che promette di replicare sul palcoscenico nazionale. "Mi candido alla presidenza - ha esordito DeSantis, dopo qualche difficoltà tecnica che aveva bloccato la trasmissione su Twitter Spaces - per guidare il Great american comeback". La grande rivincita americana, che poi sarebbe la sua versione dello slogan di Trump "Make America Great Again".

Il governatore della Florida ha denunciato che "il Paese sta andando nella direzione sbagliata, sotto molti punti di vista: immigrazione, sicurezza, economia, narcotraffico. Ma il declino non è inevitabile. Dobbiamo riportare l'America alla ragione, e Biden non è in grado di farlo. Bisogna ristabilire l'ordine costituzionale, restituendo il potere al popolo". DeSantis ha rivendicato che "si può fare, e in Florida lo stiamo dimostrando. Abbiamo fatto prevalere i fatti sulla paura, l'ordine sul disordine, e la verità sull'indottrinamento. Siamo il numero uno su economia, istruzione, bassa criminalità". Quindi il governatore ha attaccato il presidente: "Biden sta conducendo politiche che danneggiano la classe lavoratrice, ha aperto il confine da dove entrano le droghe, favorito l'autoritarismo medico con l'imposizione dei vaccini contro il Covid. Ha ceduto all'ideologia "woke" dei liberal e politicizzato i militari". Prima di sfidare Biden, DeSantis dovrebbe battere Trump alle primarie repubblicane, ma ha evitato di citarlo. L'unica allusione è stata questa: "Non puoi realizzare i programmi giusti se non vinci. Il Partito repubblicano deve superare la cultura della sconfitta che ormai lo pervade", ossia le tre elezioni perse nel 2018, 2020 e 2022, dopo la vittoria di Trump nel 2016.

Ron ha elogiato Elon, perché comprando Twitter l'avrebbe restituita alla funzione della libera informazione, ma il resto del colloquio ha dato l'impressione di essere un evento di propaganda per il sostegno della candidatura di DeSantis, più che un'intervista giornalistica. Nessun tentativo di fare domande critiche o indagare le contraddizioni del candidato, e nessun interrogativo sul suo rapporto con Trump o come pensa di batterlo. Anche quando la discussione è passata sulla guerra culturale scatenata dal governatore contro la Disney, l'impostazione è stata quella di spiegare perché Ron ha ragione. 

Musk aveva già detto in passato che voterà repubblicano nel 2024, ma non chi, forse per non bruciarsi ora scegliendo il cavallo sbagliato. Nel frattempo però vuole trasformare Twitter nella piazza dove avviene il dibattito elettorale, scavalcando la Fox, che dopo il licenziamento di Tucker Carlson è sospettata dai conservatori duri e puri di volersi trasformare in un network più moderato. Tuttavia la decisione di dialogare con Ron per lanciarne candidatura rivela quanto meno un interesse per la sua biografia, che fino a qualche mese fa veniva presentata come il futuro del Partito repubblicano.

Il destino di DeSantis è scritto nella sua vicenda personale. Pronipote di italiani sbarcati ad Ellis Island all'inizio del secolo scorso, suo padre installava i box della Nielsen per rilevare l'audience televisiva. A scuola era campione di baseball, arrivando fino alle Little League World Series, ma poi era entrato a Yale per la laurea e Harvard per la specializzazione in legge. Con questi pezzi di carta poteva scegliere qualsiasi lavoro, invece si era arruolato in Marina nel servizio legale, lavorando prima a Guantanamo e poi con il SEAL Team One a Fallujah, Iraq. Al ritorno si era candidato alla Camera e il resto è storia.

All'inizio questa storia è stata scritta sottobraccio a Trump, che nel 2018 lo aveva appoggiato per la candidatura a governatore, contro il prediletto dell'establishment Adam Putnam. Poi però sono diventati rivali, perché le ambizioni presidenziali di Ron erano evidenti. Perciò Donald lo ha soprannominato "Desanctimonius", l'ipocrita, minacciandolo: "Se si candida si farà molto male. Posso rivelare cose non proprio lusinghiere sul suo conto, che forse sa solo sua moglie". E lo ha fatto, iniziando a demolirlo con spot televisivi infanganti prima ancora della candidatura, e accusandolo persino di pedofilia quando era professore.
DeSantis ha evitato di rispondere, un po' perché non vuole alienarsi la base trumpista di cui vuole ereditare i voti, e un po' perché ha pensato che consolidare le sue credenziali conservatrici con le iniziative prese in Florida sarebbe bastato a farlo prevalere su Trump. Quindi si è fatto notare con operazioni tipo la legge "Don't Say Gay", che vieta di nominare l'omosessualità nelle scuole; la battaglia culturale contro la Disney, accusata di essere strumento dell'agenda dei liberal; o con il rapimento dei richiedenti asilo venezuelani in Texas, per scaricarli sull'isola dei vip democratici Martha's Vineyard. In altre parole ha cercato di diventare il leader del "trumpismo senza Trump": stesse politiche, ma gestite con più disciplina.

All'inizio aveva funzionato e i sondaggi lo davano avanti. Poi però Donald si è scatenato, aiutato anche dalle incriminazioni, e ora ha un vantaggio che nell'ultimo rilevamento Harvard CAPS/Harris è salito a oltre 40 punti, 58% a 16%. Perché Trump è Trump, ma anche perché DeSantis non ha il carisma per conquistare gli elettori su base nazionale. I suoi finanziatori del Never Back Down Super Pac hanno raccolto 200 milioni di dollari per rilanciarlo, ma ora pare un'impresa.

L'ironia di Biden

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha preso in giro il collegamento pieno di problemi del nuovo candidato presidenziale, twittando il link per finanziare la campagna di Biden e della vicepresidente Kamala Harris. "Questo link funziona", è apparso ironicamente sull'account del presidente.