L'icona portafortuna e il braccio di ferro tra la Galleria Tretjakov e Putin: no al trasferimento della Trinità di Rubliov
di Riccardo RicciMOSCA - La Galleria Tretjakov di Mosca a sorpresa si è opposta al presidente russo Vladimir Putin che, nonostante l'unanime parere contrario degli esperti, il 15 maggio aveva ordinato per decreto il trasferimento della preziosa icona della "Santissima Trinità" di Andrej Rubliov dal museo alla Chiesa russa ortodossa.
L'opera d'arte non si può spostare "a causa dello stato complesso e instabile, ma anche dell'imprevedibilità del processo di degenerazione già in corso", hanno fatto sapere gli specialisti della Galleria. Al momento, infatti, l'icona si trova nel laboratorio di restauro per un intervento "urgente" dopo aver già subito dei danni in seguito a un precedente trasferimento temporaneo.
L'inaspettato decreto presidenziale aveva provocato feroci critiche di storici ed esperti d'arte, anche filogovernativi, sicuri che l'esposizione dell'icona in una chiesa potesse irr…
MOSCA - La Galleria Tretjakov di Mosca a sorpresa si è opposta al presidente russo Vladimir Putin che, nonostante l'unanime parere contrario degli esperti, il 15 maggio aveva ordinato per decreto il trasferimento della preziosa icona della "Santissima Trinità" di Andrej Rubliov dal museo alla Chiesa russa ortodossa.
L'opera d'arte non si può spostare "a causa dello stato complesso e instabile, ma anche dell'imprevedibilità del processo di degenerazione già in corso", hanno fatto sapere gli specialisti della Galleria. Al momento, infatti, l'icona si trova nel laboratorio di restauro per un intervento "urgente" dopo aver già subito dei danni in seguito a un precedente trasferimento temporaneo.
L'inaspettato decreto presidenziale aveva provocato feroci critiche di storici ed esperti d'arte, anche filogovernativi, sicuri che l'esposizione dell'icona in una chiesa potesse irreparabilmente danneggiarla. Molti studiosi avevano persino paragonato Putin, impelagato nell'offensiva in Ucraina, ai superstiziosi principi medievali che portavano le icone in battaglia sperando di ottenere la vittoria.
In precedenza era toccato al museo Ermitage di San Pietroburgo separarsi a malincuore da una delle opere di maggior pregio in suo possesso: il sarcofago di Aleksandr Nevskij. Dopo anni di dibattito era stato restituito al monastero che custodiva le reliquie del principe canonizzato nel 1547. I timori espressi dal direttore del museo, Mikhail Piotrovskij, erano stati gli stessi: il pericolo che l'opera andasse distrutta per l'errata conservazione.
Sono gesti che legano ulteriormente il Cremlino alla Chiesa, ha osservato lo storico medievalista Oleg Voskobojnikov in un articolo pubblicato su Novaya Gazeta definendolo "un atto di gratitudine per i leader della Chiesa che hanno sostenuto la guerra in un Paese in cui alle chiese viene detto di pregare per la vittoria, non per la pace". Nella coscienza cristiana medievale, ha spiegato l’esperto, la preghiera è indissolubilmente legata alla sua presenza nell’area del tempio. “La preghiera davanti alla Trinità di Rublev è certamente più efficace nella mente del credente. Ora immaginate un tale credente collettivo nella forma del Consiglio di sicurezza”.
Del resto, nel suo primo viaggio nella regione ucraina di Kherson unilateralmente annessa da Mosca lo scorso settembre, il presidente russo aveva portato in dono ai generali proprio un'icona. "Ha paura. Credo non ci sia altra spiegazione", aveva commentato ad esempio l'esperta di affari ecclesiastici Ksenja Luchenko intervistata dalla radio Eco di Mosca.
Dopo il decreto di Putin, il Patriarca Kirill aveva annunciato che, a partire dal 4 giugno, Festa della Trinità, "l'immagine miracolosa" sarebbe stata esposta per un anno nella Cattedrale del Cristo Redentore di Mosca per poi essere riportata nella sua sede storica: il Monastero della Trinità di San Sergio Radonezh, nella cittadina di Sergiev Posad a circa 70 chilometri dalla capitale, a cui si crede fosse destinata.
Dal 1929, anno del suo trasferimento nella Galleria Tretjakov, l'opera aveva lasciato il museo rarissimamente, come quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu messa in sicurezza. L'ultima volta risale al 17 e 18 luglio scorso quando è stata esposta nel Monastero della Trinità di San Sergio per le celebrazioni del 600esimo anniversario dell'acquisizione delle reliquie di Serghej di Radonezh.
Allora il ministero della Cultura e l'amministrazione del Monastero e della stessa Galleria Tretjakov avevano messo a tacere le polemiche sostenendo che il trasporto sarebbe stato effettuato adottando tutte le precauzioni necessarie, compreso l'uso di una vetrina climatizzata. Ciononostante, alla restituzione dell'opera, gli specialisti del museo moscovita avevano riscontrato danni dovuti "allo spostamento e alla modifica delle condizioni di conservazione" in ben 61 punti.
Anche il Patriarcato sembra aver accolto con comprensione le conclusioni degli specialisti, ma non rinuncia alla restituzione dell'icona. L'ipotesi sarebbe quella di trasferire la Trinità di Rubliov, una volta adottate tutte le misure necessarie, direttamente nella sede definitiva di Sergiev Posad. Il luogo dove verrà esposta l'icona "non conta quanto la qualità della teca in cui verrà collocata", ha dichiarato all'agenzia Interfax l'arciprete Leonid Kalinin.