Giacimenti di gas, isole contese, disputa su Cipro: tra Turchia e Grecia un'intesa ora è possibile
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniATENE - Che destino può regalare un re disperato al mare che porta il suo nome? Egeo, sovrano mitologico di Atene, vide arrivare la nave del figlio Teseo con le vele nere, pensò che fosse morto e si gettò tra i flutti. Ancora oggi, quel mare infelice è teatro di dispute irrisolte, conteso da almeno tre Paesi, afflitto da guerre economiche intorno a enormi giacimenti di petrolio e gas. Ma secondo fonti tedesche e greche, un allineamento dei pianeti favorevole e alcune urgenze emerse con l'invasione dell'Ucraina potrebbero incoraggiare una nuova, importante iniziativa diplomatica per risolvere i nodi irrisolti tra Grecia e Turchia, i due grandi protagonisti del tintinnar di sciabole nel Mediterraneo orientale. Il consigliere principe di Olaf Scholz ed ex ambasciatore in Grecia, Jens Plötner, ha già incontrato riservatamente i suoi omologhi ellenici e turchi - anche su fortissime pressioni americane - per riavviare, in autunno, un nego…
ATENE - Che destino può regalare un re disperato al mare che porta il suo nome? Egeo, sovrano mitologico di Atene, vide arrivare la nave del figlio Teseo con le vele nere, pensò che fosse morto e si gettò tra i flutti. Ancora oggi, quel mare infelice è teatro di dispute irrisolte, conteso da almeno tre Paesi, afflitto da guerre economiche intorno a enormi giacimenti di petrolio e gas. Ma secondo fonti tedesche e greche, un allineamento dei pianeti favorevole e alcune urgenze emerse con l'invasione dell'Ucraina potrebbero incoraggiare una nuova, importante iniziativa diplomatica per risolvere i nodi irrisolti tra Grecia e Turchia, i due grandi protagonisti del tintinnar di sciabole nel Mediterraneo orientale. Il consigliere principe di Olaf Scholz ed ex ambasciatore in Grecia, Jens Plötner, ha già incontrato riservatamente i suoi omologhi ellenici e turchi - anche su fortissime pressioni americane - per riavviare, in autunno, un negoziato serio tra Ankara e Atene.
Il momento è propizio: l'anno elettorale regalerà a Cipro, Grecia e Turchia un periodo relativamente lungo di navigazione stabile, presupposto indispensabile per una trattativa complessa come quella attorno alle spinose questioni dei confini marittimi e dei diritti di sfruttamento economici nel Mediterraneo. Inoltre la guerra in Ucraina ha reso più urgente risolvere una disputa che si trascina da sempre tra due Paesi della Nato. Tanto più che la crisi energetica impone di sfruttare ogni alternativa al petrolio e al gas russo. E dall'inizio degli anni Duemila si sa che l'Egeo nasconde enormi giacimenti energetici, su cui anche gli americani hanno buttato un occhio. Ma i grandi colossi del gas e del petrolio, spiega un'autorevole fonte tedesca, per ora possono solo tenersi lontani dalle aree contese. Infine, c'è un altro dettaglio che fa sperare Washington e Berlino in una ripresa del dialogo greco-turco: il terribile terremoto in Turchia di febbraio ha scatenato un'enorme ondata di solidarietà in Grecia. E potrebbe facilitare, dopo le elezioni di queste settimane ad Atene e Ankara, la cosiddetta "diplomazia del terremoto" che nel 1999, dopo una tragedia simile, aveva avvicinato brevemente i due Paesi.
Berlino conta di partire da due dossier complessi ma che potrebbero aprire la strada ad altre trattative. E insieme agli americani, punta a convincere i due Paesi a sottoporre alcune dispute al giudizio della Corte internazionale dell'Aia. La prima questione che la Germania tenterà di sciogliere è quella intorno all'isola di Kastellorizo, famosa in Italia da quando Gabriele Salvatores ci ambientò il suo capolavoro Mediterraneo. Kastellorizo è una sorta di metonimia delle eterne incomprensioni tra Atene ed Ankara. Che sulle cosiddette piattaforme continentali e sui diritti di sfruttamento economico del mare hanno posizioni lontanissime.
In base al diritto internazionale, le piattaforme continentali assorbono un'area entro 200 km dalla costa. Nell'Egeo, dove ci sono migliaia di isole elleniche, un principio inapplicabile. Tanto che la Turchia ne rivendica una misurazione a partire dalle sue coste, perché sostiene che il fondo di quel mare sia un prolungamento della placca anatolica. Mentre la Grecia vorrebbe vedere riconosciute delle aree di sfruttamento economico intorno a ogni isola. Atene ha dalla sua la Convenzione "Unclos" dell'Onu del 1982, ma lo stesso accordo non riconosce questo diritto a ogni piccola isola. Atene lo vuole riconosciuto persino per Kastellorizo, un'isola di 10 chilometri quadrati che ne dista appena 3 dalla Turchia e oltre 500 dalla Grecia continentale.
Per Recep Tayyip Erdogan, che domenica rischia di essere riconfermato presidente della Turchia, un'assurdità. Per Kastellorizo, ha tuonato negli scorsi anni, vale lo stesso principio che per Creta: "Non ha una piattaforma continentale, ma solo acque sovrane", ossia l'area tra sei e dodici miglia nautiche dalla sponda che delimitano il dritto di navigazione e lo spazio aereo. Erdogan continua anche a legare all'annosa questione delle piattaforme continentali numerosi altri dossier che non c'entrano nulla. Nel 2019 si è fatto vedere con una cartina della "Patria blu", una sorta di teoria turca del Lebensraum che predica la riconquista della metà dell'Egeo, comprese molte isole greche, suscitando l'ira del premier ellenico Kyriakos Mitsotakis. Ma in passato Erdogan ha persino messo in discussione sia il Trattato di Losanna che l'accordo con l'Italia, che tra il 1945 e il 1947 attribuirono ad Atene isole importanti come Lesbo, Chios o Samos e il Dodecanneso. Anche perché Atene non si è mai attenuta all'impegno di non militarizzarle.
Il secondo punto su cui Berlino tenterà una mediazione è Cipro, che litiga con Ankara da anni sul diritto di sfruttamento delle sue acque. La Turchia sostiene non ne possa godere finché non è risolto il problema più macroscopico, Cipro Nord, il territorio occupato dai turchi e mai riconosciuto dalla comunità internazionale. A complicare il dialogo sono intervenuti negli ultimi anni due accordi sui diritti di sfruttamento, quello della Turchia con la Libia, e, l'anno dopo, quello tra Grecia ed Egitto, che hanno avuto come unico risultato acuire uno stallo alla messicana nell'Egeo degno di un film di Tarantino. Ed è da questo stallo antieconomico e pericoloso, anche per la Nato, che forse si può ripartire.