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La Svizzera apre una breccia nel principio di neutralità: invierà 25 Leopard 2 alla Germania che li consegnerà all'Ucraina

Leopard 2  (reuters)
Il Paese contribuirà, seppur in maniera indiretta, alla forniture belliche per Kiev. I carri armati, parte di un contingente inutilizzato, verranno ripresi dal fabbricante tedesco Rheinmetall che li ricondizionerà per poi consegnarli alla Bundeswehr
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La Svizzera apre una breccia nel suo rigido principio di neutralità, accettando di consegnare, alla Germania, 25 carri armati Leopard 2 ormai inutilizzati dal proprio esercito e, in questo modo, contribuendo sia pure in modo indiretto, alle forniture belliche all'Ucraina.

La decisione, di cui si è assunto la responsabilità il governo di Berna, interviene a seguito delle crescenti pressioni internazionali ed interne, in particolare dell'industria bellica elvetica, mettendo fine a un'estenuante trattativa con Berlino, iniziata nel febbraio scorso. La Germania si è, tra l'altro, impegnata a non trasferire i Leopard 2 svizzeri all'Ucraina ma a tenerli per sé o a consegnarli ad altri paesi della Nato e dell'Ue, bisognosi di rafforzare i loro contingenti di blindati. Prevalentemente per riempire i vuoti provocati dalle forniture all'esercito ucraino.

Nella sostanza i carri armati, che fanno parte di un contingente pi&ugrav…

La Svizzera apre una breccia nel suo rigido principio di neutralità, accettando di consegnare, alla Germania, 25 carri armati Leopard 2 ormai inutilizzati dal proprio esercito e, in questo modo, contribuendo sia pure in modo indiretto, alle forniture belliche all'Ucraina.

La decisione, di cui si è assunto la responsabilità il governo di Berna, interviene a seguito delle crescenti pressioni internazionali ed interne, in particolare dell'industria bellica elvetica, mettendo fine a un'estenuante trattativa con Berlino, iniziata nel febbraio scorso. La Germania si è, tra l'altro, impegnata a non trasferire i Leopard 2 svizzeri all'Ucraina ma a tenerli per sé o a consegnarli ad altri paesi della Nato e dell'Ue, bisognosi di rafforzare i loro contingenti di blindati. Prevalentemente per riempire i vuoti provocati dalle forniture all'esercito ucraino.

Nella sostanza i carri armati, che fanno parte di un contingente più ampio che giace inutilizzato in un grande hangar, verranno ripresi dal fabbricante tedesco, Rheinmetall. Il quale li ricondizionerà, per poi consegnarli alla Bundeswehr. La regola per cui la Confederazione, pur essendo un reputato fabbricante d'armi, è impossibilitata a fornirle a nazioni in cui è in corso un conflitto, è dunque salva.

Va detto che solo uno dei sette membri dell'esecutivo elvetico, Albert Rösti, che appartiene al partito sovranista dell'Udc, considerato non ostile a Putin, si è opposto a quanto deciso dalla maggioranza dei suoi colleghi. "La Svizzera - afferma non a caso l'Udc, che è il principale partito svizzero - ha in questo modo indebolito il proprio esercito e contribuito a minare la propria neutralità".

Quanto allo stato maggiore dell'esercito svizzero, che dispone di 71 Leopard 2 perfettamente funzionanti, non si ritiene indebolito dalla perdita di quei 25 carri armati. La cui esportazione contribuisce a rasserenare i rapporti tra Berna e Berlino, dopo che, lo scorso novembre, i tedeschi si erano risentiti per il rifiuto svizzero di vendere loro 12500 munizioni anti-aereo, richieste dall'Ucraina per distruggere in volo i missili da crociera e i droni kamikaze impiegati dalle forze russe.

Va detto, comunque, che con la concessione relativa ai panzer tedeschi la Svizzera attenua un po' il sospetto di mantenere un comportamento ambiguo, sempre sventolando il totem della neutralità, di fronte al conflitto in corso in Ucraina. È vero che si è associata alle sanzioni contro Mosca, ma è altrettanto vero che, dopo aver bloccato 7,5 miliardi di averi russi sui circa 200 depositati nelle proprie banche, si rifiuta di sequestrarli per destinarli alla ricostruzione dell'Ucraina. Sempre in Svizzera, si è saputo di recente, la banca centrale russa ha depositato 10 miliardi di franchi. E dire che, nel giugno nello scorso anno, a Lugano, il ministro degli Esteri elvetico, Ignazio Cassis, organizzò una conferenza internazionale proprio sulla ricostruzione dell'Ucraina.