Il voto disgiunto dei turchi in Germania: Spd in patria e Akp in Turchia
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniBERLINO - "Sono deluso". Mazlum Karagöz si aggiusta gli occhiali sul naso e continua a fissare la tazzina di caffè. Tre anni fa il militante della sinistra verde turca Hdp è scappato in Germania per sfuggire a una condanna penale. "Quello contro di me è stato il solito processo-farsa contro un oppositore curdo", mormora, accendendosi una sigaretta. Lo incontro in un caffè affacciato su Kottbusser Tor, la rotonda più famosa di Kreuzberg, il leggendario quartiere di Berlino che già negli anni Settanta era considerato la terza maggiore città turca. Karagöz non può tornare in patria, ma si è buttato anima e corpo in una campagna elettorale difficile. Quasi più difficile che a casa. Almeno per chi, come lui, alle elezioni di domenica sogna la vittoria dell'opposizione guidata da Kemal Kilicdaroglu. In Germania, il 65% dei turchi ha votato per Erdogan al primo turno. Un plebiscito. E…
BERLINO - "Sono deluso". Mazlum Karagöz si aggiusta gli occhiali sul naso e continua a fissare la tazzina di caffè. Tre anni fa il militante della sinistra verde turca Hdp è scappato in Germania per sfuggire a una condanna penale. "Quello contro di me è stato il solito processo-farsa contro un oppositore curdo", mormora, accendendosi una sigaretta. Lo incontro in un caffè affacciato su Kottbusser Tor, la rotonda più famosa di Kreuzberg, il leggendario quartiere di Berlino che già negli anni Settanta era considerato la terza maggiore città turca. Karagöz non può tornare in patria, ma si è buttato anima e corpo in una campagna elettorale difficile. Quasi più difficile che a casa. Almeno per chi, come lui, alle elezioni di domenica sogna la vittoria dell'opposizione guidata da Kemal Kilicdaroglu. In Germania, il 65% dei turchi ha votato per Erdogan al primo turno. Un plebiscito. E Karagöz è spaventato: "se rivince, è una catastrofe, anzitutto per noi curdi".
Ma il vero interrogativo è perché i turchi in Germania, cresciuti in una democrazia, spesso migranti di seconda o terza generazione, sostengano in patria un autocrate che soffoca il dissenso e calpesta i diritti. Tanto più che secondo molti studi, sono gli stessi che votano a stragrande maggioranza per i socialdemocratici. Certo, i conservatori della Cdu sono contrari all'ingresso della Turchia nell'Ue, al doppio passaporto e, a parte la parentesi Merkel, sono sempre stati percepiti come ostili verso i migranti. E dunque sono scarsi gli incentivi a votare Cdu. Nel 2016 uno studio della Commissione di esperti per l'integrazione e l'immigrazione registrò che quasi il 70% dei turchi tedeschi votavano Spd. Ma la diffidenza verso la Cdu non basta a spiegare la schizofrenia del voto turco in Germania. E neanche il fatto che ci siano anche molti turchi che hanno solo il passaporto del loro Paese d'origine e insomma che molti voti non siano sovrapponibili. "Io penso che ai turchi qui non interessi tanto la libertà in Turchia. Piuttosto, l'orgoglio che Erdogan gli ha restituito e le discriminazioni che continuano a subire anche dopo decenni che vivono in Germania", argomenta Karagöz.
Nel frattempo, dall'angolo della stazione della metro è sbucata tra le bancarelle turche la sua compagna di partito, Mehtap Erol. Ha l'aria trafelata: "Stiamo preparando la campagna elettorale per queste ultime settimane cruciali", sospira. L'opposizione mescola l'antico volantinaggio per le strade a martellanti messaggi sui social, e con gli scarsi mezzi finanziari che ha disposizione sta cercando di organizzare persino dei bus che portino ai seggi chi ha difficoltà a muoversi.
"Il problema - racconta Erol - è che l'Akp, il partito di Erdogan, ha mezzi finanziari mostruosi. E al primo turno abbiamo già registrato, solo a Berlino, 142 denunce per irregolarità ai seggi. Inoltre sappiamo che le moschee finanziate dall'Unione turco-islamica Ditip fanno campagna elettorale per Erdogan in tutta la Germania". E poi ci sono i parlamentari erdoganiani venuti di nascosto a fare comizi a porte chiuse: sono eventi illegali, trapelati su tutti i giornali senza alcuna reazione delle autorità tedesche. "Erdogan è attivissimo nel coinvolgimento dell'elettorato all'estero. E titilla il nazionalismo sapendo che i turchi in Germania si sentono discriminati. Ogni volta tuona, 'Hey, Germania!', con aria di rimprovero, insulta l'Europa, fa appello al senso di appartenenza dei turchi alla loro patria di origine. Un senso di appartenenza che la Germania, spesso non riesce a dare ai 'suoi' turchi".
Viene in mente una famosa frase del calciatore della Nazionale Mesut Özil. Anche in questi giorni il campione del mondo continua a fare scandalo per il suo sostegno esplicito ad Erdogan, come alle ultime presidenziali. Una volta disse che quando vinceva, per i tedeschi era tedesco. Quando perdeva, turco. Ed è una frase che moltissimi immigrati sottoscriverebbero. Tanto che Erdogan è popolarissimo tra i giovani turchi, anche tra quelli nati e cresciuti in Germania. Secondo il presidente della Comunità turca tedesca, Gökay Sofuoglu, il voto all'autocrate "esprime un atteggiamento di protesta basato su esperienze personali di discriminazione". Negli scorsi anni un celebre, approfondito studio dell'autorevole Fondazione Bertelsmann rivelò che i turchi in Germania continuavano a sentirsi, anche dopo generazioni, cittadini di serie "b".
Kenan Kolat è il presidente della sezione berlinese del Chp, il partito di Kilicdaroglu. E sostiene al telefono che "la diffusa islamofobia qui suscita molta rabbia e spinge a votare Erdogan". Kolat viene da sei mesi di campagna elettorale, sessantamila volantini, 1.200 berlinesi portati alle urne con i pullman, e ricorda che solo metà degli aventi diritto, settecentomila su un milione e mezzo, ha votato. "Abbiamo ancora molto da fare. Erdogan non deve vincere. Qui ci giochiamo tutto. Il 28 maggio sarà o democrazia o sharia".