In una girandola di telefonate, dichiarazioni e incontri bilaterali, ieri si è parlato più volte di "dialogo" sull'Ucraina, mentre continuavano a cadere bombe, persino sugli ospedali. Sono in tanti a muovere fili sperando di tessere tele. Seminano oggi sperando di raccogliere i frutti in autunno o inverno quando la controffensiva ucraina, in un modo o nell'altro, potrebbe forzare le parti a sedere attorno a un tavolo. Ma, almeno per ora, la ridda di consultazioni non è che l'ennesima ammuina.
Partiamo dal presidente russo Vladimir Putin. Parlando con il suo omologo brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, ha detto che la Russia "è aperta al dialogo politico e diplomatico" poco dopo che il ministro degli Esteri Sergej Lavrov aveva fatto lo stesso accogliendo a Mosca l'inviato di pace cinese, l'ex ambasciatore Li Hui. Sia Putin che Lavrov, però, hanno insistito sul fatto che qualsiasi negoziato deve esser…
In una girandola di telefonate, dichiarazioni e incontri bilaterali, ieri si è parlato più volte di "dialogo" sull'Ucraina, mentre continuavano a cadere bombe, persino sugli ospedali. Sono in tanti a muovere fili sperando di tessere tele. Seminano oggi sperando di raccogliere i frutti in autunno o inverno quando la controffensiva ucraina, in un modo o nell'altro, potrebbe forzare le parti a sedere attorno a un tavolo. Ma, almeno per ora, la ridda di consultazioni non è che l'ennesima ammuina.
Partiamo dal presidente russo Vladimir Putin. Parlando con il suo omologo brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, ha detto che la Russia "è aperta al dialogo politico e diplomatico" poco dopo che il ministro degli Esteri Sergej Lavrov aveva fatto lo stesso accogliendo a Mosca l'inviato di pace cinese, l'ex ambasciatore Li Hui. Sia Putin che Lavrov, però, hanno insistito sul fatto che qualsiasi negoziato deve essere basato sulle "nuove realtà", vale a dire non solo la penisola di Crimea inglobata nel 2018, ma anche le quattro province che al momento controlla soltanto in parte, annesse lo scorso settembre. Una condizione inaccettabile per Kiev che, non a caso, ha subito precisato che sarebbe una "sconfitta della democrazia" e ha rilanciato il suo piano che prevede il ritiro totale delle truppe russe proponendo di discuterne in un "vertice per la pace" da tenere magari in luglio. Putin ne è consapevole. Ma ne ha approfittato, come ha fatto anche Lavrov, per accusare l'Ucraina di "ostacolare" la ricerca di una soluzione pacifica.
La Cina, da parte sua, continua a promuovere il piano in 12 punti che prevede un cessate-il-fuoco immediato, senza obbligare la Russia a ritirarsi dai territori unilateralmente annessi. Stando al Wall Street Journal, Li Hui lo avrebbe detto chiaramente agli interlocutori del suo tour europeo invitandoli ad "affermare la loro autonomia" dagli Usa e a "sollecitare un immediato cessate-il-fuoco, lasciando la Russia in possesso delle aree che occupa ora in Ucraina". Una proposta ovviamente respinta dall'Occidente, con la Nato che accusa Pechino di non essere un mediatore credibile.
A dare man forte alla Cina, si è fatto avanti Lula proponendo che a mediare tra Mosca e Kiev sia un gruppo di nazioni non coinvolte nel conflitto: il Brasile insieme a India, Indonesia e, appunto, alla Cina. Lo scorso mese, però, aveva irritato Washington e Kiev suggerendo che l'Occidente stesse "incoraggiando" il conflitto armando l'Ucraina. E forse è per mantenere una facciata di neutralità che ha rifiutato l'invito di Putin a partecipare al Forum Economico di San Pietroburgo di giugno.
C'è infine Papa Francesco che, in un'intervista con la tv Telemundo, ha eluso ben due volte la domanda su un'eventuale restituzione da parte della Russia dei territori ucraini annessi. "È un problema politico. La pace sarà raggiunta quando potranno parlarsi, faccia a faccia o tramite intermediari", ha detto aggiungendo che gli ucraini "non sognano davvero i negoziati di pace", perché sono "davvero molto forti" grazie a Europa e Stati Uniti. Ciononostante, come confermato ieri dal segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, ha incaricato il cardinale Matteo Zuppi di incontrare separatamente Zelensky e Putin. Mosca "valuta positivamente questa idea, ma finora il Vaticano non si è mosso in tal senso", ha fatto sapere il ministero degli Esteri russo all'agenzia Ria Novosti. A conti fatti, tanti buoni propositi, ma nessun passo concreto.