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Intervista al top gun ucraino: "I nuovi caccia russi sono tremendi ma con gli F-16 la guerra cambierà in nostro favore"

Il tenente colonnello Rostyslav Lazarenko ha 28 anni. Nome di battaglia, Thunder, dal 24 febbraio 2022 ha il record di 309 missioni."Ora ci colpiscono da lontano, senza entrare nella zona coperta dalla contraerea"
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Nel cielo d'Ucraina la guerra non va mai in stallo. Lassù la linea del fronte è sempre in movimento, come le nuvole. Cambiano le tattiche di volo, cambiano gli obiettivi a terra, cambiano, talvolta, anche i caccia. E da un po' di tempo la flotta russa dimostra di sapere come dominare lo spazio aereo, cosa che all'inizio del conflitto non le era riuscita. "Perché adesso volano coi Sukhoi 35, tremendi intercettori di ultima generazione dotati di un radar potentissimo...ci buttano giù da 200 chilometri di distanza, neanche li vediamo", racconta a Repubblica il tenente colonnello Rostyslav Lazarenko. Nome di battaglia, Thunder, 28 anni, è il top gun ucraino: dal 24 febbraio 2022 ha il record di 309 missioni. Barba lunga, per niente scaramantico ("Non mi hanno mai colpito!", ripete ridendo), è il comandante della squadra "I vendicatori del fiume".

Riassume la sua vita in una frase definitiva: "Da …

Nel cielo d'Ucraina la guerra non va mai in stallo. Lassù la linea del fronte è sempre in movimento, come le nuvole. Cambiano le tattiche di volo, cambiano gli obiettivi a terra, cambiano, talvolta, anche i caccia. E da un po' di tempo la flotta russa dimostra di sapere come dominare lo spazio aereo, cosa che all'inizio del conflitto non le era riuscita. "Perché adesso volano coi Sukhoi 35, tremendi intercettori di ultima generazione dotati di un radar potentissimo...ci buttano giù da 200 chilometri di distanza, neanche li vediamo", racconta a Repubblica il tenente colonnello Rostyslav Lazarenko. Nome di battaglia, Thunder, 28 anni, è il top gun ucraino: dal 24 febbraio 2022 ha il record di 309 missioni. Barba lunga, per niente scaramantico ("Non mi hanno mai colpito!", ripete ridendo), è il comandante della squadra "I vendicatori del fiume".

Riassume la sua vita in una frase definitiva: "Da piccolo c'era chi voleva fare il calciatore, chi voleva diventare Batman, io a 13 anni volevo due ali di acciaio". Ha frequentato l'accademia di Kharkiv. È uno da ascoltare per capire perché Zelensky insista così tanto con l'Occidente per gli F-16.
Cos'hanno di speciale i Su-35?
"È la peggiore minaccia che ci poteva capitare. Montano il sistema di missili R-37 che è in grado di colpirci da molto lontano, senza entrare nelle zone dove lavora la nostra contraerea. In teoria abbiamo jet che ci coprono, ma non sono affidabili. In missione conto solo su me stesso".
Lei vola col Sukhoi 25, un modello degli anni Settanta, per distruggere obiettivi a terra. Che raggio ha il vostro radar?
"Ma quale radar? Non ce l'ho! Il mio aereo è talmente vecchio che i due missili aria-aria a disposizione neanche li carico perché sono inutili. Viaggio al massimo a mille chilometri all'ora di velocità, molto più lento dei caccia russi".
Senza radar come fa a colpire le postazioni russe?
"Avvicinandomi, troppo. Gli obiettivi si trovano in una fascia di dieci chilometri all'interno delle linee nemiche. Ho trenta secondi per manovrare, mirare, attaccare, virare di nuovo per evitare i missili della contraerea e togliermi di lì più velocemente possibile. Stando alla nostra intelligence, faccio centro il 90 per cento delle volte. In quei trenta secondi, però, sono un bersaglio facile, una volta cinque missili mi hanno schivato di pochi metri. Ho perso tre compagni di squadra, abbattuti mentre volavano in coppia con me".
I Paesi Nato hanno già cominciato a darvi i loro jet.
"Abbiamo ricevuto Mig-29 dalla Polonia e dalla Slovenia, e dei Su-25s dalla Macedonia. Alcuni sono più vecchi dei nostri... ma ringraziamo lo stesso chi ce li ha donati".
Perché gli F-16 americani farebbero la differenza?
"Sono caccia moderni e multiuso. Se li avessimo voleremmo in coppia e avrei finalmente una copertura vera dagli intercettori nemici. Distruggerebbero i loro missili e i russi si terrebbero ben lontani, ed è il motivo per cui gli F-16 cambieranno il corso della guerra in nostro favore".
Ma non li sapete pilotare, quanto tempo ci vuole per imparare?
"Hanno sistemi di guida totalmente diversi. Ci vuole tempo, non so quanto. Purtroppo non ho ancora visto annunci ufficiali dell'inizio dell'addestramento dei nostri piloti in Europa".
Come è cambiata la tattica dell'aviazione russa in questo anno e mezzo?
"Pensavano di conquistare Kiev in tre giorni senza incontrare resistenza, dunque le prime colonne di mezzi non avevano copertura dal cielo. Ne abbiamo distrutti tantissimi, con perdite anche da parte nostra ovviamente. Nella seconda fase i russi hanno installato un efficace sistema di difesa aerea che sembrava non avere punti deboli. Finalmente la scorsa estate abbiamo capito come bucare le loro difese... Ma non mi chieda come, è segreto militare. È da quel momento, però, che in cielo sono apparsi sempre più caccia russi. Oggi ci combattano coi Sukhoi 35, è veramente dura". 
Trecentonove missioni all'attivo fanno di lei il miglior pilota ucraino?
"Conoscevo piloti bravissimi che sono stati abbattuti alla prima missione, altri alla 140 esima. Il numero delle operazioni non determina la bravura. E la popolarità che sto avendo nemmeno mi piace".
Perché la sua squadra si chiama "I vendicatori del fiume"? 
"Perché ci sentiamo i vendicatori dei militari e dei civili morti per il nostro Paese. La storia del fiume... Non posso raccontargliela, è troppo personale".