Ucraina, un calcio alla guerra: il primo scudetto dopo l’invasione
dal nostro inviato Paolo BreraODESSA - Ore 15, Leopoli. L'unica domanda da non fare, nel calcio ucraino, è "chi gioca in casa?". Nessuno. Shakhtar Donetsk e Dnipro-1 si giocano lo scudetto, il primo dopo l'invasione russa, a mille chilometri dai guai di casa, da Donetsk occupata e da Dnipro sotto tiro. Mille chilometri sono 10 minuti di un ipersonico Khinzal, sì; ma di meglio non c'è, in Ucraina.
Una squadra ha casa a Donetsk, occupata dai russi; l'altra a Dnipro, il portale del Donbass dilaniato, dove due giorni fa hanno centrato una clinica. Se lo Shakhtar vince o pareggia si prende lo scudetto e fa 14; se il Dnipro-1 fa il miracolo può ancora sognare: è seconda a 5 punti e mancano due partite alla fine, non ha mai vinto nulla e ci prova ora che vale un sogno per sempre, vuoi mettere vincere il primo scudetto dell'Ucraina invasa, il primo trofeo dopo l'inizio della follia su larga scala?
L'anno scorso si smise a febbraio, …
ODESSA - Ore 15, Leopoli. L'unica domanda da non fare, nel calcio ucraino, è "chi gioca in casa?". Nessuno. Shakhtar Donetsk e Dnipro-1 si giocano lo scudetto, il primo dopo l'invasione russa, a mille chilometri dai guai di casa, da Donetsk occupata e da Dnipro sotto tiro. Mille chilometri sono 10 minuti di un ipersonico Khinzal, sì; ma di meglio non c'è, in Ucraina.
Una squadra ha casa a Donetsk, occupata dai russi; l'altra a Dnipro, il portale del Donbass dilaniato, dove due giorni fa hanno centrato una clinica. Se lo Shakhtar vince o pareggia si prende lo scudetto e fa 14; se il Dnipro-1 fa il miracolo può ancora sognare: è seconda a 5 punti e mancano due partite alla fine, non ha mai vinto nulla e ci prova ora che vale un sogno per sempre, vuoi mettere vincere il primo scudetto dell'Ucraina invasa, il primo trofeo dopo l'inizio della follia su larga scala?
L'anno scorso si smise a febbraio, addio calcio: c'era una guerra, i russi alla periferia di Kiev; ma ad agosto tutto è ripartito, una nuova stagione di calcio professionistico perché l'Ucraina vuole essere normale a dispetto di chi l'ha messa a ferro e fuoco.
Però si gioca a porte chiuse, 200 spettatori al massimo ammessi sugli spalti, le sirene dell'allarme aereo che non ne lasciano finire una senza correre almeno una volta nel rifugio, e gli spettatori che se la vedono in tv. I giornali? In Ucraina non ci sono, per i siti internet di notizie lo sport oggi è in gloria della tennista Elina Svitolina, 28enne di Odessa, che è la numero 508 del Wta ma ha vinto a Strasburgo contro la 24enne moscovita Anna Blinkova, 66 del Wta. Notiziona, il calcio nazionale è una breve là sotto.
Eppure i soldati al fronte tra un'Ave Maria e una pallottola, tra un'imprecazione e un colpo di mortaio scrivono ai loro idoli e li fanno andare avanti a giocare, bomba o non bomba. Aiuta un po' anche loro.
Lo Shakhtar Donetsk aveva uno stadio che era un gioiello, giocava in una città deliziosa e ora ha cumuli di macerie in una città occupata. Ma è successo nel 2014, "e da allora siamo andati a giocare ovunque, 4 anni a Kharkiv, 2 a Kiev, ora a Leopoli", dice Yuryi Sviridov, dirigente dello Shakhtar. E neppure il Dnipro-1, che sette anni fa ha preso lo stesso nome del battaglione cittadino che combatte al fronte, si allena e gioca nella sua città perché è troppo pericoloso, si è trasferito a lungo in Slovacchia e ora a Uzhorod, nell'estremo ovest ucraino; a un tiro di schioppo dalla Slovacchia, ma è proprio per non sentirli, i tiri di schioppo, che sono così distanti da casa.