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Ucraina, un calcio alla guerra: il primo scudetto dopo l’invasione

Lo Shakhtar Donetsk contro il Leipzig, in Germania, nel settembre 2022 
Shakhtar Donetsk e Dnipro-1 si giocano il titolo nell’esilio di Leopoli
2 minuti di lettura

ODESSA - Ore 15, Leopoli. L'unica domanda da non fare, nel calcio ucraino, è "chi gioca in casa?". Nessuno. Shakhtar Donetsk e Dnipro-1 si giocano lo scudetto, il primo dopo l'invasione russa, a mille chilometri dai guai di casa, da Donetsk occupata e da Dnipro sotto tiro. Mille chilometri sono 10 minuti di un ipersonico Khinzal, sì; ma di meglio non c'è, in Ucraina. 

Una squadra ha casa a Donetsk, occupata dai russi; l'altra a Dnipro, il portale del Donbass dilaniato, dove due giorni fa hanno centrato una clinica. Se lo Shakhtar vince o pareggia si prende lo scudetto e fa 14; se il Dnipro-1 fa il miracolo può ancora sognare: è seconda a 5 punti e mancano due partite alla fine, non ha mai vinto nulla e ci prova ora che vale un sogno per sempre, vuoi mettere vincere il primo scudetto dell'Ucraina invasa, il primo trofeo dopo l'inizio della follia su larga scala? 

L'anno scorso si smise a febbraio, …

ODESSA - Ore 15, Leopoli. L'unica domanda da non fare, nel calcio ucraino, è "chi gioca in casa?". Nessuno. Shakhtar Donetsk e Dnipro-1 si giocano lo scudetto, il primo dopo l'invasione russa, a mille chilometri dai guai di casa, da Donetsk occupata e da Dnipro sotto tiro. Mille chilometri sono 10 minuti di un ipersonico Khinzal, sì; ma di meglio non c'è, in Ucraina. 

Una squadra ha casa a Donetsk, occupata dai russi; l'altra a Dnipro, il portale del Donbass dilaniato, dove due giorni fa hanno centrato una clinica. Se lo Shakhtar vince o pareggia si prende lo scudetto e fa 14; se il Dnipro-1 fa il miracolo può ancora sognare: è seconda a 5 punti e mancano due partite alla fine, non ha mai vinto nulla e ci prova ora che vale un sogno per sempre, vuoi mettere vincere il primo scudetto dell'Ucraina invasa, il primo trofeo dopo l'inizio della follia su larga scala? 

L'anno scorso si smise a febbraio, addio calcio: c'era una guerra, i russi alla periferia di Kiev; ma ad agosto tutto è ripartito, una nuova stagione di calcio professionistico perché l'Ucraina vuole essere normale a dispetto di chi l'ha messa a ferro e fuoco.

Però si gioca a porte chiuse, 200 spettatori al massimo ammessi sugli spalti, le sirene dell'allarme aereo che non ne lasciano finire una senza correre almeno una volta nel rifugio, e gli spettatori che se la vedono in tv. I giornali? In Ucraina non ci sono, per i siti internet di notizie lo sport oggi è in gloria della tennista Elina Svitolina, 28enne di Odessa, che è la numero 508 del Wta ma ha vinto a Strasburgo contro la 24enne moscovita Anna Blinkova, 66 del Wta. Notiziona, il calcio nazionale è una breve là sotto.

Eppure i soldati al fronte tra un'Ave Maria e una pallottola, tra un'imprecazione e un colpo di mortaio scrivono ai loro idoli e li fanno andare avanti a giocare, bomba o non bomba. Aiuta un po' anche loro.

"Ragazzi, almeno in questi 90 minuti ci distraiamo. Quando finisce la partita torniamo lì con la testa, nella realtà di questa guerra, non possiamo fare nulla meglio di questo", ha detto un giorno Oleksandr Zubkov nello spogliatoio dello Shakhtar, e se lo sono segnati tutti: era uno di quei giorni neri in cui ti manca la famiglia e le App dicono che laggiù a Est, a casa, ci sono bombe e morti, "e non sapere, non esserci, è ancora peggio", dicono dallo spogliatoio. 

Lo Shakhtar Donetsk aveva uno stadio che era un gioiello, giocava in una città deliziosa e ora ha cumuli di macerie in una città occupata. Ma è successo nel 2014, "e da allora siamo andati a giocare ovunque, 4 anni a Kharkiv, 2 a Kiev, ora a Leopoli", dice Yuryi Sviridov, dirigente dello Shakhtar. E neppure il Dnipro-1, che sette anni fa ha preso lo stesso nome del battaglione cittadino che combatte al fronte, si allena e gioca nella sua città perché è troppo pericoloso, si è trasferito a lungo in Slovacchia e ora a Uzhorod, nell'estremo ovest ucraino; a un tiro di schioppo dalla Slovacchia, ma è proprio per non sentirli, i tiri di schioppo, che sono così distanti da casa. 

E allora oggi è il grande giorno. Si gioca a Leopoli la partita che vale lo scudetto, lo Shakhtar ha 5 punti di vantaggio ed è la penultima di campionato. Per essere in campo sfida guerra e tribune vuote, e ha perso gioielli come Mudryk. È andato al Chelsea, ma ha portato cento milioni nelle casse della squadra: i "minatori" di Donetsk sono proprietà del multimiliardario Akhmetov, 25 milioni sono andati ai familiari delle vittime.