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Kosovo, violenti scontri tra forze Nato e manifestanti serbi a Zvecan: tra i feriti 14 militari italiani

Gli scontri a Zvecan (ansa)
Assalto all’insediamento del sindaco albanese a Zvecan, mazze e molotov contro la Kfor intervenuta per arginare la folla. Numerosi gli Alpini portati in ospedale, nessuno sarebbe in pericolo di vita. Scambio di accuse tra Belgrado e Pristina
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I nazionalisti serbi della frangia più estrema - e tifosi del presidente russo Vladimir Putin - volevano aggredire la cerimonia di insediamento di un sindaco di etnia albanese a Zvecan, un piccolo paese nel nord del Kosovo a pochissima distanza dal confine serbo, e nelle cariche in piazza hanno ferito 34 soldati della Kfor, la Forza Nato di interposizione, e tra loro anche 14 soldati italiani che si erano messi in mezzo e li avevano fermati. Tre degli italiani sono stati portati via su un elicottero militare verso l'ospedale del quartier generale Kfor a Pristina, sono in condizioni gravi, ma non in pericolo di vita, per fratture e ustioni da bombe molotov. Non succedeva da dieci anni che uomini della Kfor fossero feriti mentre erano in servizio. 

I nazionalisti serbi della frangia più estrema - e tifosi del presidente russo Vladimir Putin - volevano aggredire la cerimonia di insediamento di un sindaco di etnia albanese a Zvecan, un piccolo paese nel nord del Kosovo a pochissima distanza dal confine serbo, e nelle cariche in piazza hanno ferito 34 soldati della Kfor, la Forza Nato di interposizione, e tra loro anche 14 soldati italiani che si erano messi in mezzo e li avevano fermati. Tre degli italiani sono stati portati via su un elicottero militare verso l'ospedale del quartier generale Kfor a Pristina, sono in condizioni gravi, ma non in pericolo di vita, per fratture e ustioni da bombe molotov. Non succedeva da dieci anni che uomini della Kfor fossero feriti mentre erano in servizio. 

I soldati che sono intervenuti in un pomeriggio di scontri violenti fra manifestanti e polizia locale, durante il quale si sono sentite anche raffiche di armi automatiche, sono alpini del nono reggimento "L'Aquila", che da fine gennaio aveva preso il comando della missione Nato con il compito molto ambizioso di prevenire, in pochi contro tanti, le violenze in Kosovo fra i serbi e i kosovari di etnia albanese. I manifestanti hanno fatto muro, con mazze e volti mascherati, e sono arrivati preparati con petardi che contenevano chiodi e bottiglie incendiarie. Hanno trovato sul posto le unità speciali Rosu della polizia kosovara, con le quali c'è una lunga storia di tensioni fortissime e che considerano provocatori. Una macchina è stata incendiata, su altre sono apparse a vernice le "Z" che dall'invasione in Ucraina sono il simbolo internazionale del militarismo del Cremlino. Fonti mediche serbe locali dicono che ci sono stati 53 feriti e che una persona è in pericolo di vita. Una ventina di giornalisti si è rifugiata per due ore in un locale, sotto la protezione del proprietario serbo. I ministri della Difesa e degli Esteri, Guido Crosetto e Antonio Tajani, sono in contatto con il contingente italiano e con le autorità di Serbia e Kosovo. Per Crosetto "è di vitale importanza mitigare le tensioni e scongiurare ogni possibile escalation tra le parti".

Non è una fiammata di violenza che arriva a sorpresa, la tensione in quel settore cresce di settimana in settimana e molti temevano che l'insediamento di tre sindaci di etnia albanesi che ad aprile avevano vinto le elezioni in tre comuni minuscoli della zona - elezioni boicottate a stragrande maggioranza dalla popolazione serba - avrebbero scatenato proteste e aggressioni. C'erano state trattative diplomatiche discrete con il primo ministro kosovaro Albin Kurti, per rimandare le cerimonie e gli inevitabili scontri, ma così non è stato. In serata il presidente serbo Aleksandar Vucic ha dichiarato in una conferenza stampa che "dicevamo da mesi che una cosa del genere poteva succedere, ma nessuno ci ascolta. Avevamo chiesto ai soldati della missione Kfor di non far entrare i sindaci albanesi nei municipi, ma loro invece di fermarli li hanno protetti".

Gli scontri a Zvecan (reuters)
Vucic accusa Kurti di cercare uno scontro tra la Nato e i serbi e di avere pianificato in modo deliberato l'insediamento dei sindaci come una provocazione. "Chiedo ai serbi di non cominciare uno scontro con la Nato, non perché abbiamo paura, ma perché Kurti vuole proprio questo", ha detto nel discorso. Poi ha annunciato di aver dato l'ordine di spostare truppe al confine con il Kosovo e si è messo in viaggio per passare una notte fra i soldati. Venerdì aveva parlato a un grande raduno a Belgrado per annunciare che fonderà un nuovo partito il 28 giugno, data carica di simbolismi per i serbi, non ultimo il discorso di Gazimestan tenuto da Slobodan Milosevic nel 1989 che in molti considerano un'anticipazione della guerra nell'ex Jugoslavia. Milosevic parlava a una celebrazione della battaglia della Piana dei Merli nel 1389, che per i serbi rappresenta la perdita del Kosovo nelle mani dei musulmani. Al raduno di Belgrado c'era anche Milorad Dodik, il rappresentante della minoranza serba in Bosnia, appena tornato da Mosca dove per la terza volta quest'anno ha incontrato Putin.