Libia, a Zawiya il governo attacca i ribelli con i droni
di Daniele RaineriA partire da venerdì 26 maggio è cominciata una sequenza di attacchi di droni contro la città di Zawiya, in Libia, cinquanta chilometri a ovest della capitale Tripoli. È stata colpita la zona del porto di al Maya, alcune imbarcazioni attraccate ai moli e altri luoghi nelle vicinanze, in particolare nel sobborgo di Abu Serra. Ci sono almeno due morti, ma potrebbero essercene di più. Il ministero della Difesa del cosiddetto Governo di unità nazionale, il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite che da Tripoli comanda l’ovest del Paese o almeno ci prova, ha rivendicato gli attacchi con i droni e ha detto che stanno prendendo di mira “i trafficanti di esseri umani, droga e carburante” che hanno fatto di Zawiya uno dei loro scali più importanti. Secondo il comunicato gli attacchi sarebbero stati compiuti “dalle nostre forze aeree”. Anche il primo ministro Abdel Hamid Dbeibeh si è preso in via uf…
A partire da venerdì 26 maggio è cominciata una sequenza di attacchi di droni contro la città di Zawiya, in Libia, cinquanta chilometri a ovest della capitale Tripoli. È stata colpita la zona del porto di al Maya, alcune imbarcazioni attraccate ai moli e altri luoghi nelle vicinanze, in particolare nel sobborgo di Abu Serra. Ci sono almeno due morti, ma potrebbero essercene di più. Il ministero della Difesa del cosiddetto Governo di unità nazionale, il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite che da Tripoli comanda l’ovest del Paese o almeno ci prova, ha rivendicato gli attacchi con i droni e ha detto che stanno prendendo di mira “i trafficanti di esseri umani, droga e carburante” che hanno fatto di Zawiya uno dei loro scali più importanti. Secondo il comunicato gli attacchi sarebbero stati compiuti “dalle nostre forze aeree”. Anche il primo ministro Abdel Hamid Dbeibeh si è preso in via ufficiale la responsabilità dei bombardamenti.
Zawiya in effetti è un centro dei traffici sulla costa libica dirimpetto all’Italia, anche di migranti verso l’isola di Lampedusa, ma il comunicato del Governo di unità nazionale che parla di lotta ai trafficanti non convince. I raid con i droni sembrano mirati piuttosto alle basi della Forza di sostegno alla stabilità, la Ssa, una milizia creata nel 2021 che in teoria dovrebbe contribuire alla stabilità della regione e che invece, come spesso succede in Libia, litiga con le altre milizie per il potere. La Ssa, guidata da due fratelli, Ali e Hassan Buzriba, si sta rivoltando contro il governo e ora accusa il primo ministro Dbeibeh di usare i droni per liquidare un problema politico. Non si tratta di una milizia dalla fama specchiata, anzi: negli anni scorsi è stata accusata di violenze e torture sui migranti africani. Inoltre da settimane a Zawiya c’è molta tensione perché girano video di migranti africani assoldati da clan criminali locali per torturare arabi. La situazione stava degenerando in fretta, ma adesso i raid con i droni portano la violenza su un piano superiore.
Le forze aeree libiche non hanno droni. A giudicare dalle immagini dei resti dei missili sparati su Zawiya, i droni che bombardano sono TB2 Bayraktar turchi – e quindi sono manovrati dalla Turchia, che nel 2019 ha mandato i suoi droni in una base segreta a Tripoli per vincere la guerra civile contro l’assedio del generale Khalifa Haftar. Da allora i turchi si considerano, con discrezione, i garanti del governo di Tripoli del primo ministro Dbeibeh contro le minacce esterne. E quindi potrebbero voler colpire la milizia disubbidiente, prima che diventi un pericolo per il primo ministro e prima che lo scontro si trasferisca nella capitale.