L’Occidente teme la “trappola cinese”: una finta pace che indebolisce l’Ue
di Alberto D’ArgenioPrende corpo quella che alcuni diplomatici di alto rango chiamano “la trappola cinese”: una pace sotto la regia di Xi Jinping che avrebbe sì il pregio di far tacere le armi, ma che lascerebbe a Putin la possibilità di rivendicare la vittoria e di preparare nuove invasioni illegali. È questo il timore che agita le cancellerie occidentali dopo che negli ultimi giorni i contatti tra i Paesi non allineati si sono moltiplicati.
Anche Stati Uniti ed Europa vogliono mettere fine alla guerra entro la fine dell’anno, ma non con una soluzione che rafforzi il leader russo e tenga impegnato l’Occidente a tempo indeterminato in Ucraina, lasciando spazio alla Cina nel Pacifico (Taiwan). Ecco perché gli alleati al G7 di Hiroshima hanno avviato una tela negoziale per ottenere una pace “giusta” per Kiev. Una sfida diplomatica che guarda all’autunno.
Le cancellerie occidentali hanno notato che l’iniziativa di pace cinese …
Prende corpo quella che alcuni diplomatici di alto rango chiamano “la trappola cinese”: una pace sotto la regia di Xi Jinping che avrebbe sì il pregio di far tacere le armi, ma che lascerebbe a Putin la possibilità di rivendicare la vittoria e di preparare nuove invasioni illegali. È questo il timore che agita le cancellerie occidentali dopo che negli ultimi giorni i contatti tra i Paesi non allineati si sono moltiplicati.
Anche Stati Uniti ed Europa vogliono mettere fine alla guerra entro la fine dell’anno, ma non con una soluzione che rafforzi il leader russo e tenga impegnato l’Occidente a tempo indeterminato in Ucraina, lasciando spazio alla Cina nel Pacifico (Taiwan). Ecco perché gli alleati al G7 di Hiroshima hanno avviato una tela negoziale per ottenere una pace “giusta” per Kiev. Una sfida diplomatica che guarda all’autunno.
Le cancellerie occidentali hanno notato che l’iniziativa di pace cinese si sta saldando con le mosse di India, Sudafrica, Brasile e Indonesia. Quel “Sud Globale” che a Hiroshima il G7 sperava di avere sganciato da Pechino.
Ora però si teme che i paesi non allineati possano convocare un vertice di pace o quanto meno portare un documento congiunto all’Assemblea generale dell’Onu di New York di settembre che, come ha fatto capire l’inviato cinese Li Hui, contemplerebbe un cessate il fuoco immediato con il congelamento della situazione sul terreno. Consentendo a Putin di tenersi i territori annessi illegalmente lo scorso anno.
Al contrario, spiegano fonti di diverse capitali, gli Stati Uniti vogliono far finire al più presto la guerra visto che per Joe Biden presentarsi alle presidenziali del 2024 contro Donald Trump con la ferita ucraina aperta sarebbe un handicap. Anche i governi di Francia, Germania e Italia non sanno per quanto ancora potranno contare sul favore degli elettori sull’impegno con Kiev. In generale gli alleati stanno esaurendo le risorse politiche, finanziarie e militari.
Ecco perché Xi ha interesse al cessate il fuoco non risolutorio, al “frozen conflict”: ridarebbe fiato ai commerci internazionali fondamentali per la Cina e allo stesso tempo indebolirebbe Usa e Ue.
Tuttavia, spiegano autorevoli fonti occidentali, Usa e Ue stanno spingendo su Zelensky affinché il suo testo venga ammorbidito, rendendolo più accettabile per il “Global South”. Un piano insomma che continui a menzionare la sovranità ucraina ma che lasci spazio negoziale sui territori occupati da Putin (leggi Crimea).
Per questo in vista del summit dell’Alleanza atlantica di Vilnius si pensa alla creazione di un Consiglio Nato-Ucraina che rafforzerebbe i rapporti politici e di assistenza militare a Kiev, dotandola appunto di un sistema difensivo all’avanguardia tecnologica per tenere lontano Putin (una forza di interposizione internazionale è inimmaginabile).
Ago della bilancia per la pace resta la controffensiva ucraina: se dovesse riuscire a riprendere parte del Sud del Paese, isolando la Crimea e restituendo a Kiev l’accesso al mare di Azov, sarebbe più facile imporre alla Russia una pace “occidentale”.