Dietro la scena della campagna repubblicana Usa: "Trump batterà DeSantis alle primarie, ma perderà la Casa Bianca"
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - "DeSantis perderà le primarie, e Trump perderà le presidenziali". Stupisce la schiettezza di questo giudizio, perché viene da un "fat cat" repubblicano, uno dei grandi finanziatori del partito. In più si tratta di un amico personale del governatore della Florida, con cui ha lavorato per anni e che sostiene con diversi milioni di dollari, oltre all'appoggio politico. Eppure, ragionando in maniera anonima con Repubblica, non esita a fare un'analisi spietata delle prossime elezioni, basata su numeri, dati e rilevamenti interni al Grand Old Party.
La fonte spiega che DeSantis partiva da una posizione economica molto solida, anche prima degli oltre 8 milioni di dollari raccolti con le donazioni piovute subito dopo il lancio della sua candidatura, nonostante gli imbarazzanti problemi tecnici di Twitter. Gli erano avanzati circa 150 milioni di dollari dalla campagna per la rielezione a governatore, che ora sta trasferendo ne…
NEW YORK - "DeSantis perderà le primarie, e Trump perderà le presidenziali". Stupisce la schiettezza di questo giudizio, perché viene da un "fat cat" repubblicano, uno dei grandi finanziatori del partito. In più si tratta di un amico personale del governatore della Florida, con cui ha lavorato per anni e che sostiene con diversi milioni di dollari, oltre all'appoggio politico. Eppure, ragionando in maniera anonima con Repubblica, non esita a fare un'analisi spietata delle prossime elezioni, basata su numeri, dati e rilevamenti interni al Grand Old Party.
La fonte spiega che DeSantis partiva da una posizione economica molto solida, anche prima degli oltre 8 milioni di dollari raccolti con le donazioni piovute subito dopo il lancio della sua candidatura, nonostante gli imbarazzanti problemi tecnici di Twitter. Gli erano avanzati circa 150 milioni di dollari dalla campagna per la rielezione a governatore, che ora sta trasferendo nel Super Pac "Never Back Down", il gruppo di appoggio che essendo esterno alla macchina elettorale ufficiale del candidato non ha limiti di spesa.
In totale parte con circa 200 milioni di dollari, più del totale speso nel 2016 da Jeb Bush, in una campagna che costerà oltre un miliardo. Quindi ha la forza finanziaria per presentarsi agli elettori, ridefinire il suo profilo e resistere a lungo nelle primarie. Anche se perdesse quelle iniziali in Iowa, New Hampshire e gli altri piccoli Stati, potrebbe reggere per rifarsi nei grandi, come la sua Florida.
La fonte ha partecipato ad una recente riunione dei donatori condotta dai manager della campagna di DeSantis, che considerano poco attendibili i sondaggi secondo cui Trump è avanti di circa 30 punti, perché sono influenzati dalla reazione emotiva ai guai giudiziari dell'ex presidente. Secondo loro Donald ha una base incrollabile del 35% di consensi tra gli elettori repubblicani delle primarie, ma questo lascia a Ron la possibilità di razziare il 65% rimasto libero, soprattutto se gli altri candidati come Haley o Scott capiranno in fretta di non avere alcuna possibilità di vincere.
La fonte si augura che queste analisi siano giuste, perché le finanzia con i suoi soldi, ma in realtà non ci crede. Perché le elezioni in generale, e le primarie in particolare, si basano sulla "name recognition", e mentre tutti sanno chi è Trump, pochi conoscono DeSantis. E' vero che a suo avviso il governatore ha fatto un ottimo lavoro in Florida, conquistando la rielezione con una coalizione capace di allargare i confini del Gop agli ispanici. Quindi ha preso una serie di iniziative, da "Don't say gay" all'aborto, dalla guerra culturale contro Disney alle armi, che hanno dimostrato la sua solidità come conservatore. Nel frattempo però Donald ha iniziato a definirlo anche prima che si candidasse, con un diluvio di spot negativi in tv e nei sociali, sulla minaccia che tagli pensioni e assistenza per anziani e veterani. Le prime uscite nazionali di Ron poi hanno deluso per mancanza di carisma, più che le incertezze sull'Ucraina, condivise dalla base trumpista. Risalire da questa voragine è storicamente quasi impossibile, secondo la fonte, a meno di sorprese.
Una volta che Trump avrà vinto le primarie, però, anche il suo destino pare segnato. Sottovalutarlo è sempre un errore, come ha dimostrato nel 2016, ma la fonte fa i conti con i numeri interni del Gop che conosce. Circa il 60% dell'elettorato americano ha già deciso chi voterà in maniera incrollabile, con una leggera maggioranza per Donald, in questo gruppo dei fedelissimi. La Casa Bianca quindi si deciderà convincendo il rimanente 40%, negli Stati chiave che sono sempre gli stessi: Pennsylvania, Michigan e Wisconsin, con la probabile aggiunta di Arizona, Georgia e North Carolina, e forse Nevada e New Hampshire. Secondo i dati interni visti dalla fonte, in tutte queste regioni Trump ha uno svantaggio tra gli indipendenti quasi incolmabile, e ancora non conosciamo l'esito di tutte le inchieste in corso. Perché è vero che le incriminazioni finora hanno aiutato Donald, ma questo vale per la base repubblicana nelle primarie, non per gli incerti nella corsa nazionale. In questo gruppo ogni condanna, per non parlare dell'ipotesi che Trump finisca dietro le sbarre, erode la sua reputazione, e complica quella che già oggi appare come una rincorsa in salita contro Biden. Se sarà lui, il candidato democratico, e se Donald non riuscirà a convincere gli indipendenti che altri quattro anni di Joe sarebbero peggiori del suo ritorno.