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L'analista turco Bayramoglou: “In Turchia è nata una autocrazia elettorale. Ora Erdogan limiterà i diritti”

(reuters)
Il noto accademico e commentatore islamo-liberale avverte: "La società è polarizzata, il presidente dovrà far convivere le due anime, non è possibile governare con la tensione attuale. I militari? Stanno con lui"
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Ali Bayramoglu è uno dei più importanti accademici turchi, commentatore di grande seguito, musulmano liberale che conosce bene il mondo conservatore. Di fede europeista, si avvicinò a Erdogan dopo il fallito colpo di Stato del 2016, ma ne ha preso le distanze per le politiche sulle minoranze che definisce "autoritarie".

Nonostante la crisi economica, un terribile terremoto e scandali di corruzione, Erdogan è riuscito a ottenere un'altra vittoria dopo 20 anni al potere. Cosa ci dice questo della Turchia?  

In Turchia la politica si fa sulle appartenenze culturali. Quando si tratta di elezioni, dominano le affiliazioni, non gli scandali, le crisi o le prese di posizione politiche. Gli elettori sono polarizzati, profondamente divisi tra conservatori e laici, e questo si riflette nelle urne.

Il presidente ha vinto con i voti dei conservatori e dei nazionalisti o c’è anche una parte dell’élite …

Ali Bayramoglu è uno dei più importanti accademici turchi, commentatore di grande seguito, musulmano liberale che conosce bene il mondo conservatore. Di fede europeista, si avvicinò a Erdogan dopo il fallito colpo di Stato del 2016, ma ne ha preso le distanze per le politiche sulle minoranze che definisce "autoritarie".

Nonostante la crisi economica, un terribile terremoto e scandali di corruzione, Erdogan è riuscito a ottenere un'altra vittoria dopo 20 anni al potere. Cosa ci dice questo della Turchia?  

In Turchia la politica si fa sulle appartenenze culturali. Quando si tratta di elezioni, dominano le affiliazioni, non gli scandali, le crisi o le prese di posizione politiche. Gli elettori sono polarizzati, profondamente divisi tra conservatori e laici, e questo si riflette nelle urne.

Il presidente ha vinto con i voti dei conservatori e dei nazionalisti o c’è anche una parte dell’élite kemalista che lo sostiene?   

Le élite kemaliste possono essere classificate in due gruppi. Da una parte c'è la cricca modernista e moderata, dall'altra quella nazionalista che sostiene Erdogan. Il presidente ha stretto un'alleanza con i soldati sulla politica curda. I militari concordano con lui sul fatto che lo Stato debba essere ristrutturato in modo autoritario.  

Inizia il suo terzo decennio al potere affrontando una dura crisi economica. Crede che cambierà la sua politica?  

Le riserve di valuta estera dello Stato sono esaurite, dicono gli economisti. Le importazioni e le esportazioni si sono fermate. Dovrà cambiare perché la situazione attuale non è razionale. E dovrà far convivere una società polarizzata, politicamente e culturalmente, non è possibile governare un Paese con la tensione attuale.

Sarà un governo più autoritario?

Non ci sarà un approccio fondamentalista islamico, le politiche di Erdogan si basano su valori conservatori. Le realizzerà con misure più coercitive sulla famiglia, sulle donne e sui bambini. Una politica che si basa sul "corpo" e può limitare i diritti umani, in particolare delle donne. Queste elezioni sono state un referendum su un governo autoritario e arbitrario che ricevuto il voto di fiducia della maggioranza, anche se con un piccolo margine.

Cambierà la sua politica estera?

Non credo. Si è posizionato come un ponte tra Oriente e Occidente e ha perseguito una politica di equilibrio. Immagino che continuerà a farlo. Non cercherà un ulteriore riavvicinamento con l'Ue. Continuerà la sua cooperazione con la Russia, che ha a cuore in quanto forte vicino del Nord, rimanendo nella Nato.

Cosa può e deve aspettarsi l'Europa dal nuovo governo di Ankara? desk

L'Europa avrà di fronte un negoziatore duro. Con queste elezioni si è instaurato in Turchia il regime dell’ “autocrate eletto”. Non solo il popolo turco, ma tutti i suoi vicini nella regione ne pagheranno il prezzo.