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Turchia, ecco cosa cambia dopo la vittoria di Erdogan alle elezioni

(reuters)
 La nuova Turchia ha sfide complesse davanti, la ricostruzione post-terremoto, la crisi economica e valutaria, i difficili rapporti con gli alleati della Nato
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Sostiene Cemil Kilic, teologo turco, che il presidente Erdogan si accorgerà presto di aver incassato una “vittoria di Pirro”. La nuova Turchia ha sfide complesse davanti, la ricostruzione post-terremoto, la crisi economica e valutaria, i difficili rapporti con gli alleati della Nato. Erdogan si è mostrato sicuro di sé, ieri, nel discorso della vittoria e anzi ha mantenuto toni aggressivi contro gli oppositori, un segnale che già da oggi inizia la nuova campagna elettorale per le amministrative del prossimo anno.  

La campagna per le amministrative

“Siete pronti a riprendervi Istanbul?”, ha chiesto ai sostenitori fuori dall’appartamento di Uskudar. Nella metropoli levant…

Sostiene Cemil Kilic, teologo turco, che il presidente Erdogan si accorgerà presto di aver incassato una “vittoria di Pirro”. La nuova Turchia ha sfide complesse davanti, la ricostruzione post-terremoto, la crisi economica e valutaria, i difficili rapporti con gli alleati della Nato. Erdogan si è mostrato sicuro di sé, ieri, nel discorso della vittoria e anzi ha mantenuto toni aggressivi contro gli oppositori, un segnale che già da oggi inizia la nuova campagna elettorale per le amministrative del prossimo anno.  

La campagna per le amministrative

“Siete pronti a riprendervi Istanbul?”, ha chiesto ai sostenitori fuori dall’appartamento di Uskudar. Nella metropoli levantina la tensione ora è palpabile, l’opposizione teme che il presidente userà ancora una volta la magistratura per rimuovere dall’incarico il sindaco repubblicano, Ekrem Imamoglu, su cui pende una condanna per presunti insulti alla commissione elettorale. Alla folla di Ankara ieri Erdogan è tornato a offrire lo scalpo politico dei suoi nemici, ricevendo in cambio applausi scroscianti: Demirtas, il leader del partito curdo in carcere dal 2016, che “è un terrorista e fin quando ci sarò io al potere non uscirà mai”, nonostante la corte europea dei diritti umani ne abbia chiesti più volte la scarcerazione. Il mondo “pervertito Lgbt” che non “riuscirà mai a infiltrarsi tra noi, perché la famiglia è sacra”. L’opposizione stessa, “collusa con i terroristi” e amica “dei gay”.  

La crisi economica 

Comizi, poi c'è la realtà. Lunedì mattina la Borsa di Istanbul si è svegliata in rialzo del 2%: i mercati sono rassicurati da una vittoria non contestata, ma la lira ha perso un altro 0,3% e viene scambiata a 20,03 con il dollaro. Dall’inizio dell’anno la moneta turca ha perso il 7% e oltre il 90% negli ultimi dieci anni. Le riserve in valuta estera della Banca mondiale sono andate in fumo, negative per la prima volta dal 2002:  l’Istituto ha bruciato 25 miliardi in tre mesi per sostenere le spese elettorali del Rais. Il costo della ricostruzione post-terremoto ammonta a oltre 100 miliardi di dollari: Erdogan avrà bisogno dei fondi internazionali per far fronte all’emergenza, ma difficilmente gli investitori daranno credito a politiche monetarie fantasiose, il presidente potrebbe essere costretto a rivedere le sue peculiari teorie monetarie.

I rapporti con la Nato

I leader europei si sono precipitati a congratularsi per la vittoria, ma dietro le quinte c’è preoccupazione. La Turchia, secondo esercito della Nato, è un alleato fondamentale, e ha svolto un ruolo importante nella mediazione sul grando tra russi e ucraini. Ma le cancellerie temono che Erdogan allontani sempre di più il Paese dai valori laici e liberali dell’Occidente, assecondando le pulsioni della sua base islamo-conservatrice e avvicinandosi sempre di più a Vladimir Putin. Prima delle elezioni, a Istanbul sono volati funzionari Usa per discutere con Erdogan dei rapporti tra le imprese turche e russe, e del rischio che queste ultime vengano aiutate ad aggirare le sanzioni. Il primo banco di prova dei rapporti con l’Occidente sarà il vertice Nato di Vilnius dove si discuterà l’ingresso della Svezia nell’Alleanza. Ankara si oppone, vorrebbe l’estradizione di un centinaio di curdi che vivono nel Paese, ma il governo di Stoccolma non può ordinare alla magistratura di estradarli.  Lo stallo potrebbe essere sbloccato da Washington con la ripresa delle vendite di armi alla Turchia. Il presidente Biden è disposto a revocare il blocco sugli F-16 ma deve convincere il Congresso. I democratici chiedono che cessino le minacce contro la Grecia e l’espansionismo nel Mediterraneo Orientale.  

L’incognita diritti

Sul fronte interno, il rischio è che Erdogan, ancora in campagna elettorale, avvii un nuovo giro di vite contro l’opposizione che ieri pure è andata a votare in massa: il 48% dello sfidante Kemal Kilicdaroglu è il risultato migliore mai ottenuto da un leader dell’opposizione. Su Demirtas è già stato chiaro, ma anche la sorte del filantropo Osma Kavala, in carcere dal 2016 e condannato all’ergastolo, potrebbe essere segnata. A meno che il Rais, camaleonte della politica, non faccia una nuova giravolta scegliendo di lasciare un’eredità diversa, nel suo ultimo mandato al potere.