“L’instabilità nei Balcani fa comodo a Putin e frena l’adesione all’Ue”
di Fabio TonacciAffacciato alla finestra che dà sui Balcani, Putin osserva e quel che vede non gli dispiace affatto. "Perché - spiega Giorgio Fruscione, analista dell'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) che da anni segue l'area - più la regione è instabile e più la Russia ci guadagna, in quanto si rallentano i processi di integrazione di questi Paesi nell'Unione Europea e, eventualmente, nella Nato".
Secondo lei emissari del governo di Mosca stanno giocando un ruolo diretto nel fomentare le proteste?
"No, io credo che la Russia abbia un ruolo indiretto. A quello che risulta ufficialmente non hanno personale o militari sul campo".
Affacciato alla finestra che dà sui Balcani, Putin osserva e quel che vede non gli dispiace affatto. "Perché - spiega Giorgio Fruscione, analista dell'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) che da anni segue l'area - più la regione è instabile e più la Russia ci guadagna, in quanto si rallentano i processi di integrazione di questi Paesi nell'Unione Europea e, eventualmente, nella Nato".
Secondo lei emissari del governo di Mosca stanno giocando un ruolo diretto nel fomentare le proteste?
"No, io credo che la Russia abbia un ruolo indiretto. A quello che risulta ufficialmente non hanno personale o militari sul campo".
Alcuni descrivono il presidente Vucic come una marionetta nelle mani di Putin, altri dicono che la sua politica sia in realtà più articolata.
"Bisogna guardare alle relazioni tra i due con l'ottica del pragmatismo. A Mosca interessa che la Serbia rimanga un'alleata, e Belgrado d'altra parte sa che per non perdere la complicata partita del Kosovo ha bisogno del sostegno russo. Putin può votare contro all'ingresso di Pristina nelle organizzazioni internazionali, ma molto altro non può fare. Non è in condizioni di convocare il tavolo dei negoziati. Infatti ciò che fa, al momento, è reiterare il non riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo davanti alla comunità internazionale".
Altri interessi russi nella regione?
"Due sono i pilastri dell'influenza russa: la dipendenza energetica da Mosca, che comunque verrà progressivamente ridotta dalle sanzioni, e il soft power, cioè il peso della Russia sulla comunità serba e nelle zone a maggioranza serba".
Cosa ci dobbiamo aspettare dagli scontri di queste ore nel nord del Kosovo?
"Mi sento di escludere una escalation strutturata, armata, con l'intervento dell'esercito serbo da una parte e del contingente Kfor dall'altra. Certo, i manifestanti hanno il tacito supporto delle autorità serbe, quindi questa situazione può durare per giorni".
Vucic ha inviato l'esercito al confine. Cosa ne pensa?
"Una mossa di facciata. Non entrerà in Kosovo".
E in caso di incidenti ancora più seri di quanti ne stanno accadendo?
"Vedremo la pronta mediazione della comunità internazionale, in primis dell'ambasciata statunitense che è il vero attore che può trattenere la parte kosovara o fare leva sui sindaci neoeletti perché, come ha effettivamente chiesto, si astengano per adesso dall'andare a lavorare negli edifici dei municipi".