MADRID - Ai tempi dell'università, giurisprudenza a Santiago de Compostela, i suoi compagni di corso dicono che fosse un alunno "secchione ma non brillante".
Ora, a 62 anni, mentre si prepara a giocare la partita della vita tentando la conquista della Moncloa, Alberto Núñez Feijóo dovrà dimostrare tutta l'astuzia, la scaltrezza e il coraggio che molti dei suoi stessi colleghi di partito del Pp ritengono che gli siano mancati da quando, nell'aprile del 2022, ha assunto la presidenza della formazione di centrodestra spagnola e la guida dell'opposizione al governo progressista.
MADRID - Ai tempi dell'università, giurisprudenza a Santiago de Compostela, i suoi compagni di corso dicono che fosse un alunno "secchione ma non brillante".
Ora, a 62 anni, mentre si prepara a giocare la partita della vita tentando la conquista della Moncloa, Alberto Núñez Feijóo dovrà dimostrare tutta l'astuzia, la scaltrezza e il coraggio che molti dei suoi stessi colleghi di partito del Pp ritengono che gli siano mancati da quando, nell'aprile del 2022, ha assunto la presidenza della formazione di centrodestra spagnola e la guida dell'opposizione al governo progressista.
Non sarà affatto facile (e per questo non è escluso che dietro la scelta del leader socialista ci sia un sottile calcolo politico). Feijóo, che a parole predica "moderazione, serenità e rispetto istituzionale" - proprio per accreditarsi come premier affidabile - nelle prossime settimane, in piena pre-campagna elettorale, dovrà fare i conti con l'ultradestra di Vox il cui sostegno risulta indispensabile ai popolari per poter governare in sei delle nove regioni in cui hanno vinto e in almeno 30 capoluoghi di provincia.
Nei suoi 13 anni alla presidenza della Xunta, il governo regionale della Galizia, che occupò dopo l'uscita di scena dell'ex ministro franchista Manuel Fraga, Feijóo riuscì sempre a tenere a debita distanza Vox e a governare in solitario. Ora sarà molto più difficile. Per tentare di uscire dall'imbarazzo, con una mossa che appare disperata, ha riformulato in questi giorni a Pedro Sánchez una vecchia proposta alla quale il leader socialista non aveva mai dato ascolto: accettare che, a livello locale, governi la lista più votata. In questo modo conserverebbe otto delle nove regioni in cui ha opzioni di governo e dovrebbe cedere solo l'Estremadura, dove il Psoe ha ottenuto più voti.
Il Psoe, al contrario, conferma la sua forza, e potrebbe crescere leggermente da 120 a 122 seggi. La speranza a questo punto è nell'impulso che potrà dare alla sinistra la discesa in campo di Yolanda Díaz con la piattaforma Sumar: dopo il disastro delle amministrative, Podemos ha pochi giorni per siglare un accordo con Díaz ed evitare la débâcle anche alle politiche. Per sopravvivere, Sánchez è costretto, a questo punto, a tifare per i suoi rivali di sinistra.