Una rivoluzione russa. Dopo le disfatte accumulate in battaglia lo scorso anno, le forze di Mosca hanno cambiato tutto: tattiche e mezzi sono state aggiornati, in alcuni casi più volte, per rispondere alla situazione sul campo. Dalla fanteria ai carri armati, dalla ricognizione alla contraerea, non c’è settore che non sia stato trasformato in maniera più incisiva. E non lo sostengono dei propagandisti filo-putiniani, ma uno studio del Rusi, il think tank della Difesa britannica. Il saggio scritto da due esperti autorevoli come Jack Watling e Nick Reynolds, dopo lunghi soggiorni sul terreno e interviste a dozzine di ufficiali ucraini, evidenzia solo due punti deboli, che i comandi di Kiev devono cercare di sfruttare nell’annunciata controffensiva: i generali del Cremlino hanno tempi di reazione lenti, che non riescono ad anticipare le mosse nemiche, e il morale dei loro soldati resta molto basso.
Addio ai gruppi tattici BTG
Per il resto, tutto &…
Una rivoluzione russa. Dopo le disfatte accumulate in battaglia lo scorso anno, le forze di Mosca hanno cambiato tutto: tattiche e mezzi sono state aggiornati, in alcuni casi più volte, per rispondere alla situazione sul campo. Dalla fanteria ai carri armati, dalla ricognizione alla contraerea, non c’è settore che non sia stato trasformato in maniera più incisiva. E non lo sostengono dei propagandisti filo-putiniani, ma uno studio del Rusi, il think tank della Difesa britannica. Il saggio scritto da due esperti autorevoli come Jack Watling e Nick Reynolds, dopo lunghi soggiorni sul terreno e interviste a dozzine di ufficiali ucraini, evidenzia solo due punti deboli, che i comandi di Kiev devono cercare di sfruttare nell’annunciata controffensiva: i generali del Cremlino hanno tempi di reazione lenti, che non riescono ad anticipare le mosse nemiche, e il morale dei loro soldati resta molto basso.
Addio ai gruppi tattici BTG
Per il resto, tutto è stato migliorato. Ricordate i gruppi tattici BTG in cui era organizzato l’esercito russo al momento dell’invasione? Non ci sono più. Adesso i reparti sono stati divisi secondo le necessità operative: truppe di linea, d’assalto, specializzate e “spendibili”. Queste ultime vengono spesso mandate al massacro contro le trincee ucraine, in squadre di cinque-dieci uomini su più ondate: in apparenza una follia, che ricorda le maree di fanti cinesi scagliati in Corea contro gli americani nel 1950. In realtà c’è una motivazione: il loro compito è quello provocare la reazione delle difese, mostrandone le postazioni mimetizzate e permettendo poi l’azione delle unità specializzate destinate a neutralizzarle con cecchini, lanciagranate e mortai. Una tattica che impone un sacrificio umano inaccettabile per i Paesi occidentali ma che in più occasioni ha portato a risultati. Quando queste cariche disperate mettono in luce i punti deboli della linea ucraina, allora le truppe d’assalto intervengono con la protezione dei cannoni e vanno a realizzare una breccia.
I carri armati
I carri armati si tengono a distanza. Dopo le batoste inflitte dai missili Javelin, adesso i tank russi evitano di esporsi: restano a più di 1400 metri, in maniera da ridurre l’efficacia delle armi contro-carro portatili fornite in massa dalla Nato. Di fatto li usano come cannoni mobili per sostenere le azioni della fanteria: un compito in cui anche i vetusti T-62 e T-55 danno un contributo efficace. I mezzi più moderni agiscono soprattutto di notte, a cavallo dell’alba e del tramonto, e vengono coperti con teli termici: espedienti per nascondersi ai sensori all’infrarosso: i loro apparati gli permettono comunque di sparare con precisione nell’oscurità. Inoltre gli scarichi dei motori sono stati dotati di filtri per impedire che il fumo li faccia avvistare da lontano. Spesso i tank vengono schierati per proteggere la rotazione dei reparti in prima linea, quando gli ucraini potrebbero sfruttare il momento di debolezza. Gli attacchi corazzati su larga scala che si sono visti nelle prime settimane di guerra, con colonne che si infilavano nelle periferie della capitale, sono stati praticamente sospesi: l’ultimo tentato da una brigata di “marines” a Vuhledar è stato un disastro e da allora vengono tenuti solo sulla difensiva.
La postura difensiva
Tutta la postura dell’armata russa è difensiva. E l’analisi sottolinea la qualità dei genieri russi, un elemento spesso sottovalutato ma che è emerso sin dalla prima fase della campagna. Adesso sono impegnati a costruire un vero muro, con postazioni che si estendono per cinque chilometri dietro a larghi campi minati con più strati di ordigni. Nei passaggi chiave queste roccaforti hanno una profondità di trenta chilometri, con appostamenti per ospitare cingolati in grado di muovere al contrattacco. Dopo i micidiali colpi inflitti dai razzi di precisione Himars la scorsa estate, comandi e depositi di munizioni sono tutti sotterranei e fortificati, con comunicazioni via cavo per diminuire il rischio di venire individuati. La rete logistica che trasferisce al fronte i proiettili è stata cambiata almeno tre volte, per adeguarsi alla portata degli armamenti consegnati dall’Occidente a Kiev. L’hanno resa più fluida, in diversi casi posizionando in anticipo le santabarbare che poi vengono raggiunte dai pezzi.
L'artiglieria
Anche l’artiglieria è stata ristrutturata: l’hanno raggruppata in brigate, concentrate in particolari settori del fronte, mentre prima era divisa in formazioni più piccole. I dati sul volume di fuoco sono mostruosi. Nel 2022 i cannoni pesanti russi hanno esploso 12 milioni di proiettili: da luglio mai meno di 20 mila al giorno con punte di 60 mila. Dall’inizio dell’anno il volume di fuoco è calato: tra i 12mila e i 38 mila colpi quotidiani per un totale previsto nel 2023 di sette milioni. L’intelligence di Kiev ritiene che le fabbriche possano produrne 2,5 milioni in dodici mesi e questo obbliga il Cremlino a spararne di meno o cercare provviste in Iran o Nord Corea. Un problema di rifornimenti che ha già provocato un forte calo nei lanciarazzi multipli, onnipresenti nei primi mesi del conflitto, mentre si segnala un uso esteso dei mortai da 120 millimetri.
Armi hi-tech
Sono tanti segnali di come l’embargo non abbia ostacolato l’industria russa, che sforna armi hi-tech in quantità impressionante: le fabbriche lavorano sette giorni su sette, in turni di 24 ore. Le forze di Mosca hanno perfezionato pure l’impiego degli apparati di guerra elettronica, che intercettano e disturbano le frequenze usate per comunicare. Riescono anche a penetrare i codici delle radio criptate Motorola dei soldati di Kiev o ad oscurarle anche a dieci chilometri di distanza. Uno degli aspetti più sconvolgenti è la sfida dei droni: oggi su ogni tratto del fronte ne volano almeno cinquanta. I russi usano potenti sistemi mobili – dislocati uno ogni dieci chilometri – e piccoli jammer portatili consegnati a ogni plotone per spezzare i canali radio che li pilotano: si stima che ogni mese gli ucraini perdano 10 mila velivoli teleguidati, piccoli o medi.
L'aviazione
Nonostante l’aviazione abbia ricevuto nuovi equipaggiamenti continua ad avere un peso ridotto nelle battaglie. Gli intercettori Sukhoi 35 pattugliano i cieli, forti della supremazia dei loro armamenti: i missili aria-aria R37 sono riusciti ad abbattere un aereo ucraino a 177 chilometri di distanza. I cacciabombardieri stanno ricevendo le vecchie bombe Fab 500 modificate con un sistema di guida satellitare e alette plananti, che allungano la portata a 70 chilometri. Pare che ne stiano accumulando scorte enormi, anche se al momento i raid sono pochi. Le squadriglie d’assalto infatti temono la contraerea, non scendono a quote medio-basse e non si avventurano in profondità nelle regioni ucraine: non a caso, la priorità di Mosca è logorare le difese ucraine, gettando sciami di droni e cruise contro le città per esaurire le riserve di costosi missili terra-aria Patriot e Iris-T. Secondo lo studio, l’aeronautica resta “una minaccia latente”, che potrebbe manifestarsi con forza maggiore nelle prossime fasi del conflitto.
La rivoluzione verticale
Questa rivoluzione è soprattutto verticale: la disciplina di matrice sovietica non lascia autonomia agli ufficiali inferiori e ogni innovazione viene imposta dall’alto. I difetti russi restano identici: scarsa motivazione degli uomini, soprattutto i coscritti, e un addestramento non adeguato alla sfida. Tanto più che molte delle brigate d’élite - in particolare parà, forze da sbarco e commandos spetsnaz – sono state decimate nella battaglia per Kiev.
Questo è il vantaggio che gli ucraini devono riuscire a sfruttare, puntando su una guerra di movimento e su tattiche innovative, sulla qualità della preparazione più che sui singoli armamenti, se vogliono avere una chance di superare i bastioni russi e riconquistare i territori occupati. Ma non sarà una sfida facile: l’estate si annuncia terribile.