Kosovo, intervista al capo delle forze Nato Ristuccia: “Se non fossimo intervenuti ora staremmo piangendo i morti"
dal nostro inviato Fabio TonacciPRISTINA - Il generale di Divisione Angelo Michele Ristuccia, comandante del contingente Kfor, è in queste ore probabilmente l’uomo più indaffarato dell’intero Kosovo. Il suo telefono squilla senza sosta, mentre passa da un appuntamento all’altro nel quartier generale di Film City, la base Nato di Pristina.
“Come sapete trenta soldati di Kfor, 19 ungheresi e 11 italiani, hanno subito un vile attacco di guerriglia urbana lunedì 29 maggio. Sono molto vicino a loro e alle famiglie. Nove degli italiani sono nella struttura ospedaliera della base di Camp Villaggio Italia, uno è ricoverato presso una struttura di Pristina e un altro a Skopje. Posso dire che nessuno di loro è in pericolo di vita, si riprenderanno in tempi rapidi”.
Cosa è successo davanti al municipio di Zvecan?
“Questo è un teatro operativo con una situazione estremamente volatile, e uso questo termine con cognizione. Può cambiare a…
PRISTINA - Il generale di Divisione Angelo Michele Ristuccia, comandante del contingente Kfor, è in queste ore probabilmente l’uomo più indaffarato dell’intero Kosovo. Il suo telefono squilla senza sosta, mentre passa da un appuntamento all’altro nel quartier generale di Film City, la base Nato di Pristina.
“Come sapete trenta soldati di Kfor, 19 ungheresi e 11 italiani, hanno subito un vile attacco di guerriglia urbana lunedì 29 maggio. Sono molto vicino a loro e alle famiglie. Nove degli italiani sono nella struttura ospedaliera della base di Camp Villaggio Italia, uno è ricoverato presso una struttura di Pristina e un altro a Skopje. Posso dire che nessuno di loro è in pericolo di vita, si riprenderanno in tempi rapidi”.
Cosa è successo davanti al municipio di Zvecan?
“Questo è un teatro operativo con una situazione estremamente volatile, e uso questo termine con cognizione. Può cambiare all’improvviso in un arco di tempo molto breve e per eventi che in apparenza non sono significativi. Lunedì avevo predisposto preventivamente un congruo contingente di uomini nelle quattro municipalità a maggioranza serba in occasione dell’insediamento dei sindaci kosovari albanesi da poco eletti”.
“L’ostinazione delle autorità locali albanesi a non agire secondo le indicazioni arrivate dai partner occidentali, indicazioni che servono a facilitare il dialogo soprattutto alla luce dei passi avanti fatti con gli accordi di Bruxelles e Ohrid, ha indebolito molto l’equilibrio. Per essere ancora più preciso, dico che se oggi non siamo qui a piangere morti tra la popolazione serba o tra i poliziotti di etnia albanese è perché Kfor si è interposta ed è riuscita a riportare la calma”.
Lei parla di vile aggressione ai soldati di Kfor. Cosa l’ha fatta scattare?
“Il fatto che quindici poliziotti kosovari erano bloccati da ore all’interno di tre mezzi blindati circondati dalla folla, che si stava agitando sempre di più. La protesta era sfuggita al controllo degli stessi manifestanti serbi, e se fosse intervenuta la polizia kosovara la situazione sarebbe degenerata ulteriormente. Dunque siamo intervenuti, come prevedono le regole di ingaggio del nostro mandato, per permettere ai tre mezzi di andarsene. I nostri uomini a quel punto sono stati investiti da bombe carta contenenti pezzi di ferro e chiodi, bottiglie molotov e anche colpi di arma da fuoco. Tre militari ungheresi sono stati colpiti, ma sono fuori pericolo”.
“Hard liner, professionisti delle proteste che hanno aizzato volutamente la folla”.
Domani (oggi per chi legge) torneranno a presidiare i municipi. Sembra che arriveranno rinforzi da Belgrado. Siete preoccupati?
“Per noi non cambia niente e non cambia niente dopo gli scontri del 29 maggio. Il mandato della risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu rimane immutato. E siamo pronti ad ogni evenienza”.
Il sito israeliano “Terror alarm” che monitora gli spostamenti dei gruppi terroristici e paramilitari ha rilanciato la notizia uomini della Brigata Wagner, i mercenari russi di Prigozhin, starebbero arrivando in Kosovo. Le risulta?
“Ad oggi non ci sono evidenze della loro presenza in quest’area. Spesso queste sono notizie prodotte dalla disinformazione e non verificate”.