Kosovo, oggi i serbi tornano in piazza. Pressioni Usa su Pristina: “Cautela”
di Fabio TonacciZVECAN - In Kosovo non lo sai mai. È un modo di dire che si sente spesso da queste parti, probabilmente l'unica cosa su cui sono d'accordo la comunità serba e quella, maggioritaria, albanese. Non lo sai mai, in Kosovo, come vanno a finire le storie. Quel che sembra insignificante diventa all'improvviso gigantesco, come una disputa sulle targhe automobilistiche o l'ingresso di un sindaco eletto nel proprio ufficio. È un attimo e si contano i feriti per strada, suonano le sirene, il governo serbo schiera l'esercito al confine, si tirano bombe con i chiodi e molotov. Si spara ad altezza uomo, anche: tre sono i soldati ungheresi del contingente Kfor con ferite d'arma da fuoco.
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ZVECAN - In Kosovo non lo sai mai. È un modo di dire che si sente spesso da queste parti, probabilmente l'unica cosa su cui sono d'accordo la comunità serba e quella, maggioritaria, albanese. Non lo sai mai, in Kosovo, come vanno a finire le storie. Quel che sembra insignificante diventa all'improvviso gigantesco, come una disputa sulle targhe automobilistiche o l'ingresso di un sindaco eletto nel proprio ufficio. È un attimo e si contano i feriti per strada, suonano le sirene, il governo serbo schiera l'esercito al confine, si tirano bombe con i chiodi e molotov. Si spara ad altezza uomo, anche: tre sono i soldati ungheresi del contingente Kfor con ferite d'arma da fuoco.
Talvolta è vero anche il contrario, gli uragani annunciati producono due gocce d'acqua. Ed è quel che si spera per questa mattina, dove fin dalle 7 i serbi del Kosovo, 120 mila persone in tutto, tornano nelle piazze per protestare contro l'azzardo del premier albanese Kurti che spinge perché i sindaci prendano posto, nonostante gli Usa, l'Ue e la Nato gli stiano consigliando di frenare.
A Zvecan non c'è bisogno di google maps per trovare il municipio davanti al quale la folla serba, eccitata da incappucciati, criminali locali e hooligan con un berretto assai simile a quello indossato dai membri della gang belgradese "Veljko Belivuk", si è scontrata lunedì con i soldati: è sufficiente seguire il sentiero di auto spaccate e di simboli del nazionalismo serbo, disegnati con lo spray sulle lamiere. Si vedono anche le Z del militarismo putiniano, e subito viene da pensare a quanto ha appena scritto il sito israeliano Alarm Terror che traccia movimenti terroristici e paramilitari. "I mercenari della Brigata Wagner sono in marcia verso il Kosovo", riferisce, citando ciò che ha trovato nella pancia di alcuni canali Telegram filorussi.
La notizia della possibile presenza in zona dei miliziani di Prigozhin è stata sostenuta in passato anche dal governo di Pristina, seppur non sia mai andato oltre non meglio precisate "notizie di intelligence". Che, per dire, non risultano al comando italiano di Kfor. Non c'è dubbio, però, che il Cremlino segua con attenzione ogni sussulto di questa terra travagliata, per raccogliere i dividendi dell'instabilità che va avanti da più di vent'anni. La portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova accusa proprio le forze Nato per l'escalation. "I militari hanno agito in modo non professionale provocando violenze non necessarie". La Nato non commenta, ma dal quartier generale il segretario Jens Stoltenberg annuncia il dispiegamento di 700 agenti in più, che saranno attinti dalla Riserva operativa per i Balcani occidentali (Orf), e "l'allertamento di un battaglione in caso di necessità".
"Gli albanesi ci vogliono buttare fuori dal nostro municipio", si agita una signora in piedi davanti al graffito del criminale di guerra jugoslavo Radko Mladic. "Kurti ci tratta peggio di come fecero i turchi". I serbi sono tornati a presidiare gli ingressi dei municipi, ma su quattro comuni a maggioranza serba per le quali ad aprile si sono tenute le elezioni, i serbi protestano solo in tre (Zvecan, Zubin Potok e Leposavic) e non a Nord Mitrovica, perché lì ci sono due palazzine distinte per le due municipalità, la prima per "il sistema kosovaro ufficiale", l'altra per "il sistema serbo", ufficioso ma tuttora in vigore. A Zvecan, invece, e nelle altre due cittadine, l'edificio è unico e i funzionari serbi lamentano di non poter più lavorare da quando sono arrivati i nuovi sindaci di etnia albanese. Eletti con un voto boicottato, cui ha partecipato appena il 3,47% degli aventi diritto.
Oggi le proteste ripartono. Dicono che arriverà gente da Belgrado a sostenere i serbi del Kosovo, e non è mai un buon segno. La polizia kosovara rimane davanti e dentro ai municipi così come in zona stanno arrivando decine di mezzi blindati della Kfor. Il governo Usa è a dir poco irritato, la partecipazione del Kosovo alle esercitazioni militari "Defender Europe 23" è stata cancellata. "Abbiamo suggerito caldamente a Kurti di ritirare le forze speciali kosovare e di far lavorare i nuovi sindaci da altri uffici", dichiara l'ambasciatore a Pristina Jeffrey Hovenier. "Il premier non ci ha ancora risposto". Può darsi che Kurti alla fine ci ripensi, alleggerendo così la manifestazione di questa mattina. Non si può escludere. In Kosovo non lo sai mai.