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Ufo, storica conferenza Nasa: oltre 800 episodi sotto inchiesta ma la presenza di alieni resta un mistero

Alcuni degli esperti Nasa presenti all'incontro trasmesso in streaming 
Primo incontro pubblico del gruppo di sedici esperti dell'agenzia spaziale americana incaricato di studiare i "fenomeni aerei non identificati". I casi che potrebbero essere "anomali" sono limitati tra il 2% e il 5% del totale, molti sono soltanto abbagli
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NEW YORK - I fenomeni inspiegabili avvistati nell'aria esistono, e oltre 800 episodi sono sotto inchiesta, ma gli strumenti e i dati a disposizione per capirli non sono sufficienti. Nessuno finora ha visto le prove della presenza degli alieni, e quindi la domanda esistenziale che da sempre assilla l'uomo, se siamo soli nell'universo, resta senza risposta. La Nasa però continua a cercarla e non nasconde nulla, anche se forse proprio per questo gli scienziati impegnati nello studio degli "Unidentified Aerial Phenomena" hanno ricevuto minacce alla vita. Sono le conclusioni del primo dibattito pubblico tenuto ieri dall'agenzia spaziale americana, per spiegare cosa sa di questo affascinante mistero.  

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NEW YORK - I fenomeni inspiegabili avvistati nell'aria esistono, e oltre 800 episodi sono sotto inchiesta, ma gli strumenti e i dati a disposizione per capirli non sono sufficienti. Nessuno finora ha visto le prove della presenza degli alieni, e quindi la domanda esistenziale che da sempre assilla l'uomo, se siamo soli nell'universo, resta senza risposta. La Nasa però continua a cercarla e non nasconde nulla, anche se forse proprio per questo gli scienziati impegnati nello studio degli "Unidentified Aerial Phenomena" hanno ricevuto minacce alla vita. Sono le conclusioni del primo dibattito pubblico tenuto ieri dall'agenzia spaziale americana, per spiegare cosa sa di questo affascinante mistero.  

L'ex presidente Donald Trump aveva firmato l'Intelligence Authorization Act che ordinava al Pentagono di produrre un rapporto sugli "UAP", fenomeni inspiegabili avvistati nell'aria. È la nuova terminologia preferita dai militari, perché a differenza degli Unidentified Flying Object non presuppone l'esistenza di un oggetto all'origine degli episodi. Lo scopo era verificare se i nemici degli Usa hanno sviluppato armi che mettono a rischio la sicurezza nazionale, e quindi le minacce poste da Cina e Russia, ad esempio con i missili ipersonici usati in Ucraina. L'interesse però è bipartisan, visto che anche il capo di gabinetto nella Casa Bianca di Clinton ed Obama, John Podesta, è un appassionato.

Nel maggio del 2019 erano stati pubblicati video sorprendenti, ripresi nel novembre del 2004 e gennaio del 2015, identificati in codice come "FLIR1", "Gimbal" e "GoFast". Li avevano registrati i piloti degli F/A - 18 Super Hornets della Navy, non riuscendo a trattenere lo stupore. Il tenente Ryan Graves, uno degli avvistatori, era andato in Congresso a raccontare la sua meraviglia: "Quegli oggetti riuscivano a stare in aria tutto il giorno, non so come facessero". Si era creata una pressione sufficiente per costringere gli apparati dello stato a chiarire, e il Director of National Intelligence aveva pubblicato un rapporto di nove pagine, per spiegare al pubblico quanto poteva sugli "UAP". Il documento citava 144 avvistamenti, di cui 80 con sensori multipli, avvenuti tra il 2004 e il 2021. Di questi solo uno era stato spiegato: si trattava un pallone aerostatico. In 18 incidenti erano state notate "rotte inusuali", tra cui oggetti che "restavano immobili nel vento, o compivano manovre improvvise, a velocità considerevole, senza alcun mezzo di propulsione discernibile". Il rapporto aveva ammesso di non avere spiegazioni per questi fenomeni, ma li aveva raggruppati in cinque categorie: oggetti tipo detriti aerei; fenomeni atmosferici; programmi segreti governativi o dell'industria privata; sistemi di forze straniere avversarie, come Cina o Russia; altro, ossia qualunque cosa che potrebbe includere anche gli alieni. Il direttore dell'intelligence nazionale all'epoca di Trump, John Ratcliffe, si era spinto a dire per certo che gli alieni esistono.

La Nasa ha creato un gruppo di studio composto da 16 scienziati e guidato dall'astrofisico David Spergel, che a luglio pubblicherà un rapporto basato su fonti pubbliche. Il Pentagono invece ha formato l'Anomaly Resolution Office (AARO), che fa lo stesso lavoro, ma usando informazioni dell'intelligence.  

Ieri Spergel ha detto che "gli attuali sistemi per la raccolta dei dati sono non sistematici e frammentati tra varie agenzie", quindi insufficienti a dare risposte definitive. Il capo dell'Aaro, Sean Kirkpatrick, ha rivelato di aver ricevuto in tutto oltre 800 denunce, ma i casi che potrebbero essere "anomali" sono limitati tra il 2% e il 5% del totale. L'ex astronauta Scott Kelly ha avvertito che nella maggior parte dei casi si tratta di abbagli: "Una volta mentre pilotavo un caccia il mio collega mi disse di aver visto un alieno. Tornammo indietro a controllare, ma era un palloncino del personaggio dei cartoni animati Simpson. Mio fratello invece aveva notato fuori dallo Shuttle un oggetto che sembrava pericoloso: lo aveva fotografato, ingrandito, e scoperto che era la stazione spaziale orbitante a 80 miglia di distanza". La caccia quindi continua, anche se per ora senza alieni.