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Kosovo, la linea dura del premier Kurti: “Elezioni solo se vanno via i fascisti serbi”

(ansa)
“L’Ue blandisce Vucic ma non possiamo inchinarci ai violenti”. Bruxelles irritata
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PRISTINA - Non si può dire che Albin Kurti non regga la pressione internazionale. Nonostante tutti i partner occidentali gli stiano chiedendo, chi esplicitamente come Macron e Scholz, chi attraverso i canali felpati della diplomazia, un approccio più morbido e condiviso verso la comunità serba, arrivando ad attribuirgli la responsabilità politica degli incidenti di lunedì scorso, il premier del Kosovo non fa passi indietro. Almeno per ora.

"Ho un piano per arrivare alla de-escalation della situazione nel Nord del Paese e viaggia su due binari", spiega in un colloquio con la stampa italiana a margine dell'evento organizzato dall'ambasciata italiana a Pristina in occasione della Festa della Repubblica. "Primo binario: sono disposto a indire tra qualche mese nuove elezioni nelle municipalità a maggioranza serba, perché sono consapevole che i sindaci attuali sono stati eletti con pochissimi voti dato il boicottaggio,…

PRISTINA - Non si può dire che Albin Kurti non regga la pressione internazionale. Nonostante tutti i partner occidentali gli stiano chiedendo, chi esplicitamente come Macron e Scholz, chi attraverso i canali felpati della diplomazia, un approccio più morbido e condiviso verso la comunità serba, arrivando ad attribuirgli la responsabilità politica degli incidenti di lunedì scorso, il premier del Kosovo non fa passi indietro. Almeno per ora.

"Ho un piano per arrivare alla de-escalation della situazione nel Nord del Paese e viaggia su due binari", spiega in un colloquio con la stampa italiana a margine dell'evento organizzato dall'ambasciata italiana a Pristina in occasione della Festa della Repubblica. "Primo binario: sono disposto a indire tra qualche mese nuove elezioni nelle municipalità a maggioranza serba, perché sono consapevole che i sindaci attuali sono stati eletti con pochissimi voti dato il boicottaggio, ma fino ad allora sono sindaci a tutti gli effetti e devono poter entrare nei municipi. Non è più il tempo di avere sindaci via zoom, quello avveniva durante il Covid".

Il primo ministro del Kosovo Albin Kurti (ansa)
C'è poi il secondo binario, che riguarda la sicurezza, e va altrettanto dritto. "Ritirerò la polizia kosovara dai palazzi delle amministrazioni solo quando la milizia fascista che sta protestando con violenza sarà tornata in Serbia o sarà in carcere in Kosovo".

Non sono esattamente le parole che si aspettano di sentire a Parigi, a Berlino, a Washington o a Roma, ma Kurti fa capire di essere a sua volta irritato per le accuse di aver agito con poco senso di responsabilità. L'ultima in ordine di tempo ("Kfor non è un ombrello per riparare i danni delle azioni unilaterali") gli è arrivata da un uomo con la divisa, il comandante italiano del contingente Kfor Angelo Ristuccia.

"Lo ringrazio per il lavoro che fa e per come ha reagito contro chi ha attaccato polizia, giornalisti e soldati", replica Kurti. "E tuttavia, mi chiedo: perché la comunità internazionale non ha detto una parola quando, venerdì 26 maggio, nel giorno dell'insediamento dei sindaci, le bande serbe eterodirette da Belgrado hanno dato alle fiamme le volanti della polizia? Non possiamo essere deboli con criminali ultranazionalisti che sparano e lanciano bombe, urlando 'uccidi, uccidi!' E non possiamo inchinarci al presidente Vucic, un autocrate che non ha mai rinnegato Milosevic di cui era ministro dell'Informazione e ha il mito di Putin. Tra il Kosovo europeo e la Serbia pro-Putin la scelta dei Paesi occidentali dovrebbe essere facile".

E questo è un passaggio del suo ragionamento che va letto bene tra le righe: Kurti percepisce troppa attenzione delle cancellerie europee verso il governo serbo che, a suo parere, è il modo sbagliato di procedere. "Non devono blandire Vucic, essere generosi con lui è un errore: nel marzo dello scorso anno ho ricevuto pressioni per evitare di metterlo in difficoltà durante la sua campagna presidenziale perché l'Europa era convinta che avrebbe autorizzato le sanzioni contro la Russia. Dopo il voto non lo ha fatto. E la Russia non accetta che in Kosovo mettiamo insieme democrazia e sviluppo economico. Quindi ai nostri partner dico che non possiamo essere d'accordo su tutto ma dico anche che il mio Paese va trattato con correttezza".

(ansa)
Dunque, il governo di Pristina farà riaprire le urne senza dire quando. "Ne parlerò a Bruxelles". L'ambasciatore italiano Antonello De Riu lancia un appello "per tornare al dialogo", i serbi rimangono per strada. Il sit-in organizzato con tendoni e sedie attorno ai palazzi del potere locale a Zvecan, Zubin Potok, Leposavic va avanti. C'è meno gente di prima, ma davanti al filo spinato a Zvecan sono sempre presenti Goran Rakic e Igor Simic, i due rappresentanti di Lista Serba che guidano la protesta.

"Non ce ne andiamo, prima devono ritirare la polizia kosovara". Ed è la sintesi dello stallo: i serbi non abbandonano il sit-in fino a quando ci sarà la polizia kosovara, Kurti non ritira i poliziotti fino a quando ci saranno i manifestanti serbi. E nello stallo germina la violenza: al ponte di Mitrovica un albanese è stato aggredito in pieno giorno.