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“Non abbandonatemi”, un bambino australiano in un campo profughi in Siria scrive al premier Albanese

È uno dei figli dei miliziani dell'Isis, le cui mogli sono state costrette o ingannate a seguirli nel Paese arabo. L'Australia ha condotto due operazioni di rimpatrio, ma ancora numerosi cittadini sono intrappolati a Roj e al-Hol
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"Non sono mai andato a scuola, non mi sono mai sdraiato sull'erba o arrampicato su un albero". Ha supplicato direttamente il primo ministro dell'Australia, Anthony Albanese, il bambino intrappolato in un campo di detenzione siriano.

Vuole essere salvato e riportato a casa come gli altri australiani rientrati nel loro Paese, gli ultimi lo scorso ottobre. Sono circa 40 le mogli, le vedove e soprattutto i figli dei miliziani dell’Isis, uccisi o incarcerati, trattenuti nel campo di Roj, nel nord-est della Siria, vicino al confine con l'Iraq. In un Paese devastato da 12 anni di guerra, molti di loro sono detenuti da più di quattro. Sono arrivati in Siria perché legati ai combattenti dello Stato Islamico. Molte donne hanno raccontato di essere state costrette o ingannate a recarsi nel Paese arabo dai loro mariti.

"Non sono mai andato a scuola, non mi sono mai sdraiato sull'erba o arrampicato su un albero". Ha supplicato direttamente il primo ministro dell'Australia, Anthony Albanese, il bambino intrappolato in un campo di detenzione siriano.

Vuole essere salvato e riportato a casa come gli altri australiani rientrati nel loro Paese, gli ultimi lo scorso ottobre. Sono circa 40 le mogli, le vedove e soprattutto i figli dei miliziani dell’Isis, uccisi o incarcerati, trattenuti nel campo di Roj, nel nord-est della Siria, vicino al confine con l'Iraq. In un Paese devastato da 12 anni di guerra, molti di loro sono detenuti da più di quattro. Sono arrivati in Siria perché legati ai combattenti dello Stato Islamico. Molte donne hanno raccontato di essere state costrette o ingannate a recarsi nel Paese arabo dai loro mariti.

"Sono uno dei bambini rimasti nel campo di Roj e ho passato metà della mia vita in una tenda chiusa da cancelli come una prigione", racconta il bambino in un messaggio vocale destinato all’ufficio del primo ministro. “Non abbandonatemi”, prega.

Per la sua sicurezza, il sesso e l’età non sono stati rivelati, ma il Guardian racconta che il bambino ha meno di dieci anni. "Quando i miei amici sono partiti, ho pensato che sarei andato anch'io in Australia. Avevo così tante speranze e non vedevo l'ora di essere salvato da questo posto. Ma sono passati sette mesi e siamo ancora qui".

L'Australia aveva condotto la prima operazione di rimpatrio dai campi siriani nel 2019. Ma per “il deterioramento delle condizioni di sicurezza e umanitarie della detenzione nel campo di Roj" segnalato dalle Nazioni Unite, Human Rights Watch e Save the Children si sono dette pronte a prendere misure legali contro il governo australiano. “Se il governo non permetterà a questi australiani di tornare a casa, non avremo altra scelta se non quella di intraprendere un'azione legale per garantire che possano farlo”.

Il campo di al-Hol 
Secondo il Guardian ci sarebbero degli australiani detenuti anche nel campo di al-Hol, a sud di Roj, molto più grande e considerato molto più pericoloso. L’Onu ha avvertito sia delle pessime condizioni igieniche dei campi e delle diffuse malattie, sia del rischio che i bambini vengano "fatti sparire con la forza, venduti, sfruttati, abusati, torturati".

"Voglio solo sentirmi al sicuro, vivere in una casa ed essere un bambino normale. Per favore, salvatemi come avete salvato gli altri bambini australiani”, continua il messaggio.