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Il sindaco assediato: “Lavoro lontano dal municipio in attesa che torni la calma”. L’intervista a Izmir Zeqiri

Il sindaco Izmir Zeqiri 

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Tra chi protesta in questi giorni vediamo simpatizzanti della Wagner, criminali, hooligans
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PRISTINA - Chiuso in una stanza di cinque metri quadrati dove c'è posto appena per una scrivania, una rosa finta, una stampante, il sindaco Izmir Zeqiri allunga lo sguardo fuori dalla finestra e cio che vede non è la piazza centrale di Zubin Potok. Ci sono gli alberi di Cabra, lì fuori. Siamo in un villaggio lontano tre chilometri dal palazzo del municipio dove, al primo piano, si trova il suo ufficio. "Faccio il sindaco da qui", spiega a Repubblica.

"È una situazione anomala, ma se rimanere lontano da quel palazzo che adesso è circondato dai serbi e protetto dalla nostra polizia può aiutare ad abbassare i toni, va bene così".

Si può davvero amministrare un comune in queste condizioni?
"Ho uno staff di un paio di dozzine di persone e ci siamo sistemati nei tre dipartimenti distaccati di Cabra. Abbiamo l'anagrafe, i servizi sociali e il registro passaporti. Certo, è complicato, e di fatto…

PRISTINA - Chiuso in una stanza di cinque metri quadrati dove c'è posto appena per una scrivania, una rosa finta, una stampante, il sindaco Izmir Zeqiri allunga lo sguardo fuori dalla finestra e cio che vede non è la piazza centrale di Zubin Potok. Ci sono gli alberi di Cabra, lì fuori. Siamo in un villaggio lontano tre chilometri dal palazzo del municipio dove, al primo piano, si trova il suo ufficio. "Faccio il sindaco da qui", spiega a Repubblica.

"È una situazione anomala, ma se rimanere lontano da quel palazzo che adesso è circondato dai serbi e protetto dalla nostra polizia può aiutare ad abbassare i toni, va bene così".

Si può davvero amministrare un comune in queste condizioni?
"Ho uno staff di un paio di dozzine di persone e ci siamo sistemati nei tre dipartimenti distaccati di Cabra. Abbiamo l'anagrafe, i servizi sociali e il registro passaporti. Certo, è complicato, e di fatto non è ancora avvenuto il passaggio ufficiale di consegne col precedente sindaco. Non ci ha portato la documentazione".

Il premier Kurti la sta pressando perché vada in municipio?
"Sono io che prenderò questa decisione, rientra nel mio diritto e nelle facoltà che la Costituzione mi garantisce. Su questo aspetto sono pronto ad ascoltare i consigli della comunità internazionale".

Lei appartiene al Partito democratico del Kosovo, che è all'opposizione rispetto alla formazione di Kurti. Con quanti voti è stato eletto il 23 aprile?
"Duecento. Non è la prima volta che mi candido a Zubin Potok, il voto è stato democratico, valido, trasparente e legittimo. Tutti potevano venire a votare, se non l'hanno fatto non è un problema mio".

Su quanti aventi diritto?
"Circa settemila...In realtà settemila sono i nomi sul registro elettorale, ma a Zubin non ci sono più di tremila residenti, di cui cinquecento sono di etnia albanese. E consideri che di media l'affluenza alle urne in Kosovo non va oltre il 40 per cento".

A conti fatti, però, non ha neanche la maggioranza dell'elettorato albanese. Come può sentirsi pienamente legittimato a rappresentare l'intera comunità?
"Quella del Kosovo è una democrazia in via di sviluppo, ma l'infrastruttura statale è solida come quella degli altri Paesi europei. Il voto è stato pulito e aperto a tutti. Tutte le comunità kosovare hanno eguali diritti ed eguali responsabilità, ma il punto non è se una comunità è più numerosa di un'altra, il punto è quale comunità adempie meglio ai doveri civici. Gli albanesi sono venuti a votare, i serbi no".

Qual è la soluzione allo stallo?
"Tornare alla ragionevolezza. Distinguendo tra chi rispetta lo stato di diritto e chi invece lo combatte".

Kurti ha detto che è pronto a indire nuove elezioni, cosa ne pensa?
"Non è un potere di Kurti ma del Presidente della Repubblica. Se dovessero decidere di rifarle, prenderò in considerazione l'ipotesi di ricandidarmi. Non ne faccio un problema".

Teme per la sua incolumità?
"Non solo io, ma tutta la nostra comunità. Tra chi protesta in questi giorni vediamo simpatizzanti della Wagner, criminali, hooligans...".

Per riavviare il dialogo con i serbi cosa è disposto a fare?
"Offrire ai serbi la guida della maggior parte dei dipartimenti. Più di quanti ne darò agli albanesi. Mai però scenderò a patti con i violenti, né con chi prende ordini dall'estero".