Morta a 9 anni per un rifugio chiuso Vika, l’ultima bambina uccisa dai russi
dalla nostra inviata Brunella GiovaraKIEV - In una notte di tregenda, di lampi e tuoni, schegge roventi che cadevano dal cielo, è morta questa bambina che si chiamava Victoria, detta Vika.
Ma nel suo quartiere di Desnianskyi nessuno osa ancora parlarne al passato, perché fino al pomeriggio tardi l'hanno vista a passeggio tra le rose del giardino pubblico, assieme alle sue amiche di pari età. Nove anni. Scuola media. Voleva diventare ballerina. Anche in un posto povero come questo, di muri scrostati e bellissime rose, si può sperare di infilarsi in un vero tutù bianco, e danzare in un teatro famoso.
Ma è roba passata. Vika è all'obitorio. Sua madre Olha, pure. Sono gli effetti collaterali della guerra, i civili che muoiono così, sui bordi di un cratere di terra o nel loro letto. In questo caso specifico, la porta del rifugio antiaereo era sbarrata, madre e figlia sono rimaste allo scoperto, e proprio su quel giardino è caduto un pezzo di Iskande…
KIEV - In una notte di tregenda, di lampi e tuoni, schegge roventi che cadevano dal cielo, è morta questa bambina che si chiamava Victoria, detta Vika.
Ma nel suo quartiere di Desnianskyi nessuno osa ancora parlarne al passato, perché fino al pomeriggio tardi l'hanno vista a passeggio tra le rose del giardino pubblico, assieme alle sue amiche di pari età. Nove anni. Scuola media. Voleva diventare ballerina. Anche in un posto povero come questo, di muri scrostati e bellissime rose, si può sperare di infilarsi in un vero tutù bianco, e danzare in un teatro famoso.
Ma è roba passata. Vika è all'obitorio. Sua madre Olha, pure. Sono gli effetti collaterali della guerra, i civili che muoiono così, sui bordi di un cratere di terra o nel loro letto. In questo caso specifico, la porta del rifugio antiaereo era sbarrata, madre e figlia sono rimaste allo scoperto, e proprio su quel giardino è caduto un pezzo di Iskander, sparato da un 500 chilometri di distanza, deviato dalla contraerea, esploso e qui precipitato.
E per la cronaca, Victoria Ivashko è il bambino morto numero 484, dall'inizio della guerra. L'autorità ucraina tiene i conti e li sparge verso il mondo, così non ce ne dimentichiamo, noi che viviamo in pace.
Dieci metri più in là c'è il secondo fagotto, più piccolo, coperto da una inutile coperta termica. E un uomo anziano, gli hanno portato una sedia perché è troppo il dolore. Due volte colpito, in un lampo ha perso figlia e nipote.
È stata questione di un attimo, in una notte iniziata tranquilla, tutti si sperava che durasse fino al mattino, ma sono davvero pensieri sciocchi. Alle 3 è cominciato l'affascinante spettacolo della contraerea in azione: le stelle comete dei colpi che vanno a intercettare i missili in arrivo, il cielo sopra Kiev oscurata si illuminava a sprazzi, una luce metallica che per un attimo faceva brillare le cupole d'oro di Santa Sofia. E il balletto è andato avanti per un po', qualcuno era uscito sul balcone a guardare la direzione degli arrivi, e dopo il decimo lampo, tutti si è tornati a letto.
Ora hanno fatto un altarino, come sempre si fa. Fiori, pupazzi di peluche. Un uomo grande e grosso vestito di nero, fermo sotto un albero. Moshe Reuven Asman, rabbino capo di Kiev e di Ucraina. La bambina era ebrea? "No. Ma io voglio vedere e raccontare queste cose in tutte le lingue che so. Russo, ucraino, inglese, yiddish. La gente deve sapere che la Russia è un regime criminale, che uccide i civili".
Il rabbino vede anche dei simboli. "Oggi è la Giornata internazionale del bambino. E qui è morta una bambina. Ma quanti ne sono morti a Mariupol, a Kharkiv...". Il sindaco Klitschko ha annullato la festa. La città è in lutto: 3 morti, 19 feriti, tra cui un'altra bambina. Olena Zelenska ha ricordato Vika, "ogni bambino colpito è causa di dolore per l'intero Paese...".
Ma è sempre tutto casuale, basta un metro più in qua o in là, dopo penserai che sei salvo per miracolo. Dasha, vicina di casa: "Olha e Vika erano appena tornate da una vacanza low cost in Egitto. Erano felici! Ma non sapevano che il rifugio nell'ospedale era chiuso da giorni". Tutti lo sapevano, loro no perché erano via. "Queste case non hanno cantine adatte a fare da rifugio. Quindi noi seguiamo la regola del doppio muro. Due muri tra te e le bombe. Finora funziona".