✕

La Cina smentisce sull'Ucraina: no a concessioni sui territori occupati

L'inviato cinese Li Hui (reuters)
Segnali di convergenza tra Biden e Xi. Missione segreta a Pechino del capo della Cia
2 minuti di lettura

WASHINGTON - Da una parte gli Stati Uniti avvertono che non potrà esserci la pace in Ucraina, senza il ritiro delle truppe russe dai territori occupati illegalmente; dall'altra la Cina nega di aver proposto un cessate il fuoco che ratifichi il controllo di queste regioni da parte di Vladimir Putin. 

È presto per dire se si tratta di segnali che possono essere interpretati come il tentativo di convergere verso una posizione condivisa per il negoziato, ma si sommano alla visita segreta che il capo della Cia William Burns ha appena compiuto a Pechino, all'offerta di Washington per riprendere senza condizioni il dialogo con Mosca sul controllo delle armi nucleari, e alla concessione di Volodymyr Zelensky secondo cui non è possibile parlare dell'ingresso di Kiev nella Nato fino a quando ci sarà la guerra. Tutti tasselli che potrebbero favorire una ripresa delle trattative, pur sullo sfondo della controffensiva ucraina attesa o già inizia…

WASHINGTON - Da una parte gli Stati Uniti avvertono che non potrà esserci la pace in Ucraina, senza il ritiro delle truppe russe dai territori occupati illegalmente; dall'altra la Cina nega di aver proposto un cessate il fuoco che ratifichi il controllo di queste regioni da parte di Vladimir Putin. 

È presto per dire se si tratta di segnali che possono essere interpretati come il tentativo di convergere verso una posizione condivisa per il negoziato, ma si sommano alla visita segreta che il capo della Cia William Burns ha appena compiuto a Pechino, all'offerta di Washington per riprendere senza condizioni il dialogo con Mosca sul controllo delle armi nucleari, e alla concessione di Volodymyr Zelensky secondo cui non è possibile parlare dell'ingresso di Kiev nella Nato fino a quando ci sarà la guerra. Tutti tasselli che potrebbero favorire una ripresa delle trattative, pur sullo sfondo della controffensiva ucraina attesa o già iniziata.

Parlando alla fine della missione che lo ha portato nei paesi scandinavi, Antony Blinken ha avvertito che la tregua non potrà essere dichiarata, se non farà parte di un accordo di pace "giusto e duraturo", che includa il ritiro dei russi dai territori occupati. Perché "un cessate il fuoco che congeli semplicemente le attuali linee", consentendo al Cremlino di "consolidare il controllo sulle regioni catturate, riposare, riarmarsi e riattaccare, non sarebbe una pace giusta e duratura".

Il segretario di Stato ha detto di essere favorevole a tutte le iniziative diplomatiche finalizzate a chiudere il conflitto, incluse quelle proposte dalla Cina e dal Brasile, a patto però che partano da questa condizioni irrinunciabile.

Gli ha risposto indirettamente l'inviato della Repubblica popolare per l'Ucraina, Li Hui, che ha smentito la ricostruzione del Wall Street Journal secondo cui lui avrebbe avanzato proprio l'idea di un cessate il fuoco che lasci a Mosca il controllo dei territori occupati: "Non è in linea con i fatti. È una mossa mirata a seminare la discordia tra la Cina e l'Ucraina". Poi ha detto di essere pronto a riprendere la sua missione, ribadendo il monito a non mandare altre armi, che però è un evidente assist a Putin, perché lui le armi le ha già, mentre Zelensky senza gli aiuti occidentali verrebbe sconfitto in breve tempo.

È possibile che queste dichiarazioni siano frutto della missione segreta che il capo della Cia Burns ha condotto il mese scorso nella Repubblica popolare, con lo scopo di riaprire i canali di comunicazione. Il ministro della Difesa cinese ha rifiutato un incontro con il capo del Pentagono, ma in precedenza il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan aveva visto il suo omologo a Vienna.

Non siamo ancora alla trattativa di pace, ma se davvero ci fosse una convergenza tra Washington e Pechino sul fatto che l'integrità territoriale di Kiev va ristabilita, sarebbe un passo avanti importante. Magari con qualche aggiustamento rispetto al piano di pace in dieci punti presentato dal leader ucraino, ad esempio rimandando la discussione sullo stato finale della Crimea.

Proprio Sullivan ieri ha lanciato un altro segnale di apertura alla Russia, dicendo che gli Usa sono pronti a riprendere il dialogo sui controlli delle armi nucleari, dopo che Mosca ha manifestato l'intenzione di non rinnovare il trattato New Start, in scadenza nel 2026. Come a dire che la stabilità globale viene prima di tutto il resto, e va gestita nonostante la guerra in corso.

Zelensky ci ha aggiunto che parlare ora dell'ingresso dell'Ucraina nella Nato non avrebbe senso, proprio perché è in corso un conflitto. Un'altra indicazione che questo punto scottante, come quello della Crimea, potrebbe essere rimandato a future considerazioni. Se si uniscono i puntini, potrebbero essere gli elementi di partenza per una trattativa, che costruisca la pace sulla base del ristabilimento dell'integrità territoriale ucraina, il ritiro delle truppe russe, il congelamento dello status quo in Crimea e la rinuncia di Kiev ad entrare nella Nato, almeno per ora, compensata invece dall'avvio delle pratiche per l'accesso all'Unione Europea.