Angosciato, insonne, in un angolo della cella: gli ultimi giorni di Jeffrey Epstein
dal nostro corrispondente Massimo BasileNEW YORK - Notti insonni, ore passate accovacciato in un angolo della cella, comunicazioni frettolose con gli avvocati, bugie alle guardie, tra cui quella di voler chiamare la madre, in realtà scomparsa da quindici anni.
Gli ultimi giorni di Jeffrey Epstein, 66 anni, il milionario newyorkese arrestato nel luglio 2019 per pedofilia e trovato impiccato in carcere il 10 agosto dello stesso anno, sono stati ricostruiti dall’agenzia Ap, che ha consultato le quattromila pagine del dossier relativo alla detenzione.
NEW YORK - Notti insonni, ore passate accovacciato in un angolo della cella, comunicazioni frettolose con gli avvocati, bugie alle guardie, tra cui quella di voler chiamare la madre, in realtà scomparsa da quindici anni.
Gli ultimi giorni di Jeffrey Epstein, 66 anni, il milionario newyorkese arrestato nel luglio 2019 per pedofilia e trovato impiccato in carcere il 10 agosto dello stesso anno, sono stati ricostruiti dall’agenzia Ap, che ha consultato le quattromila pagine del dossier relativo alla detenzione.
Le teoria del complotto su Epstein
La sua morte venne catalogata come omicidio da parte dei complottisti, convinti che Epstein fosse stato ucciso per non rivelare i nomi eccellenti del suo cerchio magico. In realtà il finanziere era già da tempo con i nervi a pezzi, e sotto stretta osservazione medica da parte degli psicologici dopo il tentato suicidio, a luglio, seguito alla decisione del giudice di non concedergli la libertà su cauzione. Aveva usato una striscia di stoffa del lenzuolo come corda per impiccarsi.
L'angoscia di Epstein
Se condannato, avrebbe rischiato di passare dietro le sbarre 45 anni, che per lui equivaleva all'ergastolo. Due giorni prima di morire, aveva comprato allo spaccio del carcere radio e cuffie per un valore di 73,85 dollari. Nei registri carcerari veniva definito “agitato”, “incapace di dormire”. Un giorno era stato trovato seduto accovacciato in un angolo della cella, con le mani a tapparsi le orecchie per non sentire il rumore continuo della perdita del water. Era rimasto sconvolto anche all’idea di indossare la divisa arancione da carcerato, e si era lamentato più volte con le guardie per il fatto di essere trattato come un “cattivo ragazzo”.
Per incontrare gli avvocati aveva chiesto una divisa marrone. L’immagine pubblica di personaggio atletico cozzava con il quadro clinico messo a referto durante la detenzione. Stando ai documenti medici, soffriva di apnea notturna, costipazione, ipertensione, dolori lombari, era prediabetico e aveva avuto la clamidia, infezione che si trasmette sessualmente.
Poche settimane dopo, mentre negli Stati Uniti il suo caso era ormai deflagrato, vennero riconsegnate alla portineria del carcere alcune lettere scritte dallo stesso Epstein. Erano state inviate a Larry Nassar, il medico della nazionale femminile di ginnastica condannato a più di cento anni di prigione per abusi sessuali sulle atlete. Nassar non gli aveva mai risposto.