Vietata la Bibbia in un distretto scolastico dello Utah: "Pornografica". E in California è rissa fra genitori per un libro a tema Lgbtq+
a cura della redazione EsteriBibbia vietata nello Utah. Il distretto scolastico di Davis ha bandito il testo sacro nelle scuole elementari e medie perché contiene "volgarità e violenza non adatte agli studenti più giovani". Il provvedimento fa seguito alla denuncia del genitore di uno degli alunni, che secondo il quotidiano Salt Lake Tribune si era lamentato del fatto che la Bibbia di Re Giacomo "non contenga valori seri per i minori, perché è pornografica secondo la nostra nuova definizione". L'anno scorso l'amministrazione repubblicana dello Utah aveva approvato una legge che bandisce testi "indecenti" dalle scuole. La maggior parte dei libri vietati finora riguardano argomenti come l'orientamento sessuale e l'identità. I divieti su alcuni libri ritenuti offensivi sono in vigore anche in altri stati americani, come Texas, Florida, Missouri e Carolina del Sud.
In California venerdì …
Bibbia vietata nello Utah. Il distretto scolastico di Davis ha bandito il testo sacro nelle scuole elementari e medie perché contiene "volgarità e violenza non adatte agli studenti più giovani". Il provvedimento fa seguito alla denuncia del genitore di uno degli alunni, che secondo il quotidiano Salt Lake Tribune si era lamentato del fatto che la Bibbia di Re Giacomo "non contenga valori seri per i minori, perché è pornografica secondo la nostra nuova definizione". L'anno scorso l'amministrazione repubblicana dello Utah aveva approvato una legge che bandisce testi "indecenti" dalle scuole. La maggior parte dei libri vietati finora riguardano argomenti come l'orientamento sessuale e l'identità. I divieti su alcuni libri ritenuti offensivi sono in vigore anche in altri stati americani, come Texas, Florida, Missouri e Carolina del Sud.
In California venerdì c'è stata invece una rissa davanti alla Saticoy Elementary School di North Hollywood, Los Angeles. Una elementare dove, venerdì, in occasione del Pride Month – il mese dell’orgoglio omosessuale che si celebra appunto nel mese di giugno, era stata organizzata una lettura di “The Great Big Book of Families”: libro dove si descrivono diverse tipologie familiari, incluse quelle dove i bambini sono cresciuti da genitori single, adottivi, Lgbtq+ e perfino dai nonni, affinché nessun piccino si senta diverso o escluso.
Una scelta che però poco è piaciuta a qualche genitore, tanto da organizzare un gruppo su Facebook e una pagina Instagram chiamate Saticoy Elementary Parents, dove, definendo il Pride “un argomento inappropriato per dei bambini” si chiedeva di non mandare quel giorno i figli a scuola, orchestrando pure una manifestazione di boicottaggio dell’evento in un clima già letteralmente surriscaldato da settimane di scontri con la scuola, culminate nel rogo di una bandierina arcobaleno portata da una insegnante Lgbtq+. La protesta ha attirato almeno cento persone – non tutti genitori di bimbi iscritti a quella scuola, secondo il Los Angeles Times - che hanno esibito cartelli con su scritto: “Lasciate in pace i nostri bambini”. “La scelta fatta dai genitori conta”. E addirittura “Non c’è orgoglio nell’adescamento”.
Dall’altro lato della strada, un numero analogo di genitori e attivisti (anche in questo caso senza legami con gli alunni) ha affrontato i contestatori, formando pure una catena umana quando questi hanno tentato di entrare nell’edificio per bloccare le attività. Ci sono stati tafferugli: scambi di insulti, spintoni, lanci d’acqua ed è volato pure qualche pugno, tanto che la polizia ha dovuto separarli.
L’incendio della bandierina arcobaleno era stata denunciata alla polizia ed un’indagine è in corso per “motivi di odio”. Il sindacato degli insegnanti del locale distretto scolastico ha rilasciato una dichiarazione dove si afferma che nessun educatore deve andare a lavorare avendo paura: “La United Teachers di Los Angeles condanna il comportamento di manifestanti bigotti che hanno attaccato l’identità di genere di un insegnante”. Gli anti "Pride" avevano infatti pubblicato informazioni private su quella persona, insieme ai numeri di telefono e le mail di tutti i dirigenti scolastici, invitando a "bombardarli di proteste".