Tunisia, Meloni offre ancora una sponda a Saied
Nei prossimi giorni la visita della presidente del Consiglio nel Paese maghrebino per affrontare la crisi migratoria
L’incontro a tre avvenuto dieci giorni fa ad Hiroshima a margine dei lavori del G7 con la direttrice del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva e con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è la prova che Giorgia Meloni porterà al presidente Kais Saied per sottolineare che se c’è un Paese oggi disposto a fornire sostegno alla Tunisia questo è l’Italia, svolta autoritaria o no. Come d’altra parte ha sottolineato lo stesso ministro degli Esteri tunisino Nabil Ammar che venerdì, partecipando alle manifestazioni per il 2 giugno, ha riconosciuto all’Italia «la comprensione della necessità di sostenere la correzione politica e la ripresa economica in corso».
La posta in gioco è alta, per Roma (che guarda con terrore ai 26.000 migranti già arrivati dalla Tunisia dall’inizio dell’anno, più della metà degli oltre 50.000) e per Tu…
L’incontro a tre avvenuto dieci giorni fa ad Hiroshima a margine dei lavori del G7 con la direttrice del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva e con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è la prova che Giorgia Meloni porterà al presidente Kais Saied per sottolineare che se c’è un Paese oggi disposto a fornire sostegno alla Tunisia questo è l’Italia, svolta autoritaria o no. Come d’altra parte ha sottolineato lo stesso ministro degli Esteri tunisino Nabil Ammar che venerdì, partecipando alle manifestazioni per il 2 giugno, ha riconosciuto all’Italia «la comprensione della necessità di sostenere la correzione politica e la ripresa economica in corso».
La posta in gioco è alta, per Roma (che guarda con terrore ai 26.000 migranti già arrivati dalla Tunisia dall’inizio dell’anno, più della metà degli oltre 50.000) e per Tunisi (che vede sempre più allontanarsi quei 2 miliardi promessi che il Fmi non intende elargire senza vedere prima un cambio di passo verso le riforme richieste). I flussi migratori dalla Tunisia costituiscono un problema dalla soluzione ormai non più rinviabile per tutta Europa e non solo per l’Italia visto che è dai movimenti primari (dunque dagli sbarchi in Italia) che dipendono i movimenti secondari tanto temuti da tutti i Paesi del centro e Nord Europa, destinazione finale della maggior parte dei migranti che partono dalle coste africane. Sulla carta il tema è in cima all’agenda di tutti gli incontri, ma è ormai evidente che, a fronte dell’atteggiamento di Saied che va in tutt’altra direzione rispetto a quella richiesta dal Fondo monetario, è rimasta solo l’Italia a spingere per lo sblocco di quei 2 miliardi che ormai non sono neanche più sufficienti a rimettere in piedi l’economia tunisina.
È quanto andrà a dire a Saied Giorgia Meloni nella sua imminente visita – probabilmente tra martedì e mercoledì – oltre a portare in dote nuovi impegni di investimenti, accordi di partenariato, quote di ingressi legali per lavoro con corsi di formazione in loco e naturalmente tutto il sostegno possibile in termini di uomini, mezzi, collaborazione investigativa nel contrasto ai trafficanti. Come ha fatto, qualche settimana fa il ministro Piantedosi, che, dopo aver rinviato la visita già stata annunciata insieme alla commissaria Ylva Johansson e ai ministri dell’Interno di Francia e Germania, è andato da solo ad incontrare Saied e il suo omologo e, una settimana dopo, ha consegnato ai tunisini 50 tra auto e pick up per consentire alla guardia costiera di battere palmo a palmo tutta la costa, da Sfax a Mahdia, da cui ogni notte partono decine di gusci di metallo stracolmi di migranti.
Anche sul fronte rimpatri l’Italia punta ad ottenere molto di più: l’obiettivo è incidere sui migranti subsahariani che approdano in Italia partendo da Sfax e da Mahdia e che non è possibile respingere. Da qui l’idea per i rimpatri volontari assistiti dalla frontiera sud della Tunisia di tutti i migranti disponibili a tornare a casa con piccole somme di denaro.