Diritti, giudici, media. Così il sovranismo minaccia l’Europa da Varsavia a Roma
di Tonia MastrobuoniHo conosciuto un ventenne a Pulawy, comune polacco autoproclamatosi "lgbt-free". Deve nascondersi tutti i giorni dalle ronde di nazisti che vanno a caccia di omosessuali, molestano le sue amiche lesbiche e gettano volantini omofobi nel giardino di casa sua.
Ho intervistato un giudice a Varsavia cui hanno imbrattato la porta di escrementi. Riceve minacce di morte con la stessa frequenza con cui i suoi colleghi, aizzati dal governo, lo rinviano a giudizio. Ho parlato con un giornalista di Cracovia che si è dimesso dalla televisione pubblica perché era stanco di fare servizi bugiardi, proni al regime. Che ora rischia un processo farsa ed è stato contattato dai servizi segreti che forse lo vogliono arruolare come delatore.
Ho conosciuto un ventenne a Pulawy, comune polacco autoproclamatosi "lgbt-free". Deve nascondersi tutti i giorni dalle ronde di nazisti che vanno a caccia di omosessuali, molestano le sue amiche lesbiche e gettano volantini omofobi nel giardino di casa sua.
Ho intervistato un giudice a Varsavia cui hanno imbrattato la porta di escrementi. Riceve minacce di morte con la stessa frequenza con cui i suoi colleghi, aizzati dal governo, lo rinviano a giudizio. Ho parlato con un giornalista di Cracovia che si è dimesso dalla televisione pubblica perché era stanco di fare servizi bugiardi, proni al regime. Che ora rischia un processo farsa ed è stato contattato dai servizi segreti che forse lo vogliono arruolare come delatore.
Ho incontrato un italiano, a Budapest, che ha cambiato casa dieci volte perché un suo scherzo goliardico al Pride ha suscitato le ire di un club di motociclisti neonazisti. Che lo ha riempito di insulti omofobi e antisemiti e ha annunciato su Facebook una taglia di diecimila euro per chi lo ucciderà, senza che la polizia facesse nulla per proteggerlo.
Ho raccolto le testimonianze degli avversari di Orbán che pensano di non poter più vincere le elezioni in Ungheria, perché gli spazi per l'opposizione in televisione o in radio, sui giornali o nel web, nelle università o nelle istituzioni pubbliche sono letteralmente spariti, inghiottiti dal "partito unico" di governo. Ho parlato con una donna ungherese la cui figlia sedicenne è stata fermata da un poliziotto che voleva sbatterla in prigione per "propaganda gender": aveva il simbolo arcobaleno sullo zainetto.
A Varsavia e a Budapest il governo ha l'assoluto controllo di tutto e schiaccia ogni opposizione, usando il Parlamento e i tribunali come grimaldelli. Un clima di terrore accentuato da bande di aggressori più o meno anonimi, che accompagnano la persecuzione di Stato con minacce di morte e campagne denigratorie che viaggiano nel web ma arrivano certe volte fin sotto casa.
Mentre la Commissione, il Parlamento e la Corte di giustizia europei in questi anni hanno reagito, aprendo procedure, votando risoluzioni, emettendo sentenze, bloccando fondi, l'Europa dei governi ha preferito girarsi dall'altra parte. Come ha osservato il politologo Daniel Kelemen, l'Europa si è nascosta dietro alle denunce per le ripetute violazioni dello Stato di diritto per non dire che in Ungheria e in Polonia è morta la democrazia: "Un cancro si aggira per l'Europa, è il cancro dell'autocrazia".
L'impulso che mi ha indotto a scrivere questo libro è il pericolo che l'Italia si incammini sulla china eversiva di Orbán e Kaczynski. Il governo di Giorgia Meloni guarda con esplicita ammirazione all'Ungheria e alla Polonia. I suoi partiti maggiori, Fratelli d'Italia e Lega, si sono opposti continuamente alle condanne delle istituzioni europee, hanno reagito con sdegno quando Budapest e Varsavia sono state richiamate da Bruxelles per scongiurare la distruzione sistematica del loro ordinamento giudiziario, l'asservimento dell'informazione pubblica e privata al governo, la persecuzione delle minoranze e della comunità lgbtq+.
I campanelli di allarme ci sono. Il linguaggio di Meloni, di Salvini e dei loro luogotenenti è identico a quello di Orbán, di Kaczynski e dei loro fedelissimi: la condanna della presunta "ideologia gender"; le campagne antisemite contro fantomatiche "élite liberali" capitanate dal finanziere e filantropo George Soros che ordirebbero una ipotetica "sostituzione etnica" attraverso i migranti; l'odio contro gli "euroburocrati"; i richiami alla "sovranità nazionale"; la clava del cristianesimo usata contro i diritti delle donne e della comunità lgbtq+. Tutto si lega: le autocrazie sperimentali dell'Est e l'Italia più a destra di sempre.
Ma oltre agli incontri personali che hanno cementato negli ultimi anni i legami tra Meloni, Salvini e i vertici di Fidesz, il partito-padrone dell'Ungheria, e di Diritto e Giustizia, il partito-padrone della Polonia, in questo libro racconto che c'è un'oscura galassia nera che li connette. Il Congresso mondiale delle famiglie o Agenda Europe sono i riferimenti internazionali della destra italiana, ungherese e polacca. Organizzazioni che propagano un cristianesimo medievale, l'omotransfobia, il bando dell'aborto e del divorzio, e che sono notoriamente foraggiate e finanziate da complottisti americani e russi.