Distrutta la diga sul fiume Dnipro: un Vajont nell’Ucraina in guerra
dalla nostra inviata Brunella GiovaraDNIPRO - Due uomini su un gommone, stravolti, gridano al nulla: "Gente! C'è qualcuno? Uscite!". Ma nessuno risponde, la periferia di Nova Kakhovka sembra deserta, i remi sfiorano le foglie degli alberi, l'acqua sta già toccando le finestre dei primi piani e arriverà ai tetti. "Katastròfa!", si sente un'altra voce gridare, questa è la nuova catastrofe che si abbatte su un Paese già disgraziato, l'alluvione che si mescola alla guerra, la gente che muore nella corrente mostruosa del Dnepr, gli animali che urlano e moriranno tra poco, i colpi di mortaio dei russi. Le mine anticarro, trascinate via, esplodono con alti boati. Chi è stato, a far saltare in aria la grande diga di Kakhovka? Questi sono gli effetti di un'idea diabolica: sommergere completamente la regione di Kherson. Chi è sopravvissuto ai bombardamenti, adesso può morire annegato in uno dei più grandi fiumi d'Europ…
DNIPRO - Due uomini su un gommone, stravolti, gridano al nulla: "Gente! C'è qualcuno? Uscite!". Ma nessuno risponde, la periferia di Nova Kakhovka sembra deserta, i remi sfiorano le foglie degli alberi, l'acqua sta già toccando le finestre dei primi piani e arriverà ai tetti. "Katastròfa!", si sente un'altra voce gridare, questa è la nuova catastrofe che si abbatte su un Paese già disgraziato, l'alluvione che si mescola alla guerra, la gente che muore nella corrente mostruosa del Dnepr, gli animali che urlano e moriranno tra poco, i colpi di mortaio dei russi. Le mine anticarro, trascinate via, esplodono con alti boati. Chi è stato, a far saltare in aria la grande diga di Kakhovka? Questi sono gli effetti di un'idea diabolica: sommergere completamente la regione di Kherson. Chi è sopravvissuto ai bombardamenti, adesso può morire annegato in uno dei più grandi fiumi d'Europa, e nessuno può farci granché.
E l'allarme è stato quasi inutile. Alle 2,50 della notte tra lunedì e martedì una grande esplosione ha svegliato chi per caso dormiva (la zona è sempre sotto bombardamento). Il fiume è il fronte, sulla sponda destra gli ucraini, sulla sinistra i russi occupanti. La diga è in mano ai russi dall'inizio della guerra, così come la centrale atomica di Energodar, che è 100 chilometri a monte. Come effetto, un Vajont, per chi se lo ricorda. Una enorme massa d'acqua che esplode, travolge e trascina ogni cosa. Le case, viste andarsene verso la distruzione definitiva. Vacche e cavalli, rotolanti nella corrente. Umani, urlanti. Non si sa quanti morti. Il presidente Zelensky riunisce il Consiglio di sicurezza. "È un attacco terroristico. Ora faremo di tutto per salvare le persone, con tutti i servizi, militari, governo, uffici". Ci vorrebbe l'esercito, ma la controffensiva per riconquistare i territori russificati impegna i militari sul fronte a sud e a est.
E i russi dicono di non essere stati loro, ma chi si prenderebbe mai la colpa di questo disastro, nero su bianco. "Gli ucraini vogliono togliere l'acqua alla Crimea", perché da lì parte il grande canale Krymski che rifornisce la penisola occupata. "Adesso verranno inondate tutte le nostre fortificazioni, i campi minati, i magazzini di munizioni", si lamenta un blogger militare russo. C'è un peggio. "Cento chilometri quadrati attualmente inondati, che diventeranno a breve cinquecento", spiega Eugenyi Korzhov, della facoltà di Agraria all'Università di Kherson. "L'acqua aumenterà ancora per 2 giorni, poi dovrebbe cominciare a scendere". I danni? "Non ancora calcolabili, è troppo presto", dice il ricercatore in Ecologia Alexander Sokolenko. È anche un ecodisastro, una disgrazia nella disgrazia già esistente della guerra, come le 150 tonnellate di lubrificante sversate che inquineranno per anni tutta la zona, fino al mar Nero.
L'emergenza è scattata su entrambi i fronti. Ma bisogna dire che su quella occupata dai russi una evacuazione era in atto già da 3 settimane: nell'area che scende da Zaporizhzhia a Kherson, i russi hanno provato a convincere gli ucraini ad andarsene. Con le buone e le cattive, gli altoparlanti che giravano tra i paesi, "sta per scattare la controffensiva nemica, dovete andarvene tutti da qui". Si calcola che ci siano 22mila abitanti da sfollare, e 152mila militari russi. E sull'altra sponda, si sono organizzati per evacuare 40mila persone, ha detto Viktoria Litvinova, vice procuratore generale. Con pullman e treni speciali, verso Mykolaiv e Kryvvyi Rih.
Anna Chumacenko, 50 anni, di Kherson: "Abbiamo salvato appena in tempo i miei genitori, che hanno 89 e 92 anni e vivono vicino al porto sul fiume. L'acqua saliva, era troppo pericoloso lasciarli lì". La zona che si chiama Korablik, traducibile in "Barca", è completamente allagata. "Lì c'è il mio garage", racconta Vassilyi, che ha 56 anni. "Ma la macchina è perduta. Era una Chevrolet Epica. Peccato". Vassilyi ha visto "dei soldati ucraini che andavano a salvare la gente nelle dacie lungo la riva, con il gommone. Ma appena è cominciata l'evacuazione, i russi hanno cominciato a tirare con i mortai". In effetti, perché non approfittare della circostanza di debolezza? Così è stato.
Durerà giorni, l'onda lunga dell'alluvione, perché il Dnepr non si ferma, e una diga non si ripara così, al volo. L'acqua salirà ancora, e si salveranno solo gli uccelli, come i due cigni fotografati davanti alla Casa della Cultura di Nova Kakhovka. "Sono miei", dice Elena Novroska, proprietaria di uno zoo privato per bambini. "Avevo i pony, le scimmie. I procioni e i furetti. Abbiamo fatto di tutto per salvare i nostri trecento animali, ma sono morti tutti annegati. Tranne le papere e i cigni".